«Dove sta andando l'Europa?». Perché le regole sui rimpatri preoccupano i vescovi

La Commissione delle Conferenze episcopali in Europa (Comece) interviene sulle nuove norme comunitarie: la migrazione riguarda gli esseri umani, la loro dignità è inviolabile. Anche Caritas contro i centri di rimpatrio. Le Ong: così si legittima la deportazione delle persone
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June 17, 2026
«Dove sta andando l'Europa?». Perché le regole sui rimpatri preoccupano i vescovi
Migranti sbarcati nei giorni scorsi sulle coste spagnole / Ansa
«Profonda preoccupazione». Si esprime così la Comece (la Commissione delle Conferenze episcopali in Europa), in una dichiarazione firmata dal presidente, monsignor Mariano Crociata, sul voto che al Parlamento Europeo ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri. Ignorati i numerosi appelli della Chiesa Cattolica, a cominciare quello di Papa Leone XIV, a ripensare questa normativa che introduce anche i centri in Paesi terzi. Proteste giungono anche da numerose ong attive sul fronte dei diritti umani che già avevano chiesto di fermare questa normativa.
«La Comece - si legge nella dichiarazione della Comece - rimane profondamente preoccupata per aspetti del nuovo quadro legislativo che rischiano di indebolire l’efficace protezione dei diritti fondamentali e la dignità delle persone vulnerabili». In particolare, si legge ancora, «l’espansione delle detenzione, la limitazione di rimedi efficaci e degli appelli, e la crescente esternalizzazione delle responsabilità a Paesi terzi suscitano particolari interrogativi etici e umanitari». Perché, avvertono ancora i presuli europei, «la migrazione non è soltanto questione di procedure, statistiche e gestione delle frontiere. Riguarda gli esseri umani: donne, uomini e bambini, tutti possiedono una dignità inviolabile che deve restare al centro di ogni decisione politica». Il tutto ricordando le parole del Papa durante la sua visita alle Canarie: «come ha detto il Santo Padre - recita la dichiarazione dei vescovi - i migranti non sono una “categoria o statistica” ma persone che “potrebbero essere parte della nostra famiglia”».
E poi il rinnovato appello affinché «le politiche migratorie e di asilo rimangano fermamente ancorate nel rispetto della dignità umana, dei diritti fondamentali, di chiedere asilo, nella protezione dell’unità familiare e la cura dei più vulnerabili. Sicurezza e solidarietà non sono principi in opposizione, devono avanzare congiuntamente». La questione di fondo, del resto, è dove sta andando l’Europa, fondata sui valori fondamentali dei diritti umani e della dignità personale. «Il voto di oggi (ieri, ndr) - avvertono i vescovi - non riguarda solo la politica migratoria. Suscita la più ampia questione su quale tipo di Europa vogliamo costruire. In questo momento decisivo, l’Europa è chiamata a non ritrarsi dai suoi valori fondanti, ma di riaffermarli con coraggio, saggezza e umanità».
La Comece non è ovviamente la sola a esprimere grande preoccupazione. A protestare anche Caritas Europa. «Esprimiamo rammarico - dichiara la segretaria generale Maria Nyman - per queste nuove regole che normalizzano misure coercitive e detenzione, incluso di bambini e famiglie, restringendo al contempo le salvaguardie legali e i diritti e creando centri di rimpatrio fuori dall’Europa». Il regolamento, aggiunge, «rischia di stigmatizzare ulteriormente e di criminalizzare i migranti, alimentando la polarizzazione in un momento in cui le nostre società hanno urgente bisogno di una maggiore coesione. E’ urgente che i nostri leader riportino al centro della politica migratoria l’umanità e i diritti umani, non la paura dell’altro». Il tutto con l’appello a «rispettare la dignità umana, la giustizia e ogni persona in ogni circostanza». La normativa, denuncia anche Silvia Carta di Picum (la rete impegnata a difendere la giustizia sociale dei migranti senza documenti), «vedrà famiglie spaccate, adulti e bambini detenuti in Paesi che neppure conoscono, tutto a causa dei passaporti con cui sono nati. Le scene che hanno indignato gli europei negli Stati Uniti (con gli interventi dell’Ice, ndr) rischiano di diventare normali a Bruxelles, Berlino, Roma e oltre».
Dura anche Human Rights Watch. «Gli Stati membri - dichiara Iskra Kirova, direttrice per l’Europa e l’Asia centrale dell’ong - potranno deportare migranti e richiedenti asilo nei cosiddetti “centri di rimpatrio” che possono in effetti servire come centri di detenzione offshore e, secondo quanto riferito, sono stati discussi con Paesi noti per violare i diritti umani come il Rwanda e l’Uzbekistan». Lo scorso settembre si era già levato l’appello di oltre 200 ong a respingere quello che definiscono «regolamento deportazione», denunciando «misure coercitive, traumatizzanti e in violazione dei diritti umani», con «politiche punitive, centri de detenzione e deportazione». Il tutto come parte di un «più ampio slittamento della politica migratoria Ue per caratterizzare i movimenti umani come minaccia che giustifica deroghe dalle garanzie per i diritti umani».

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