In Spagna hanno chiesto la regolarizzazione 900mila immigrati
di Pietro Saccò
Le domande per la sanatoria partita ad aprile sono state di oltre l'80% superiori a quanto previsto dal governo. Ma gli osservatori vedono effetti positivi sul Pil

La maxi regolarizzazione della Spagna per gli immigrati irregolari sta avendo un riscontro molto superiore alle previsioni. Secondo le stime iniziali del governo progressista guidato da Pedro Sánchez, il piano straordinario doveva portare alla concessione di un permesso di residenza e lavoro a circa mezzo milione di stranieri. Ma a due settimane dalla chiusura del termine sono già arrivate circa novecentomila domande al ministero dell’Inclusione, della Sicurezza sociale e delle Migrazioni: l’80% in più rispetto alla previsione di partenza.
Il dato è stato comunicato dal ministero spagnolo e rilanciato dalla segretaria di Stato per le Migrazioni, Pilar Cancela, durante un incontro alla Coruña con le organizzazioni sociali che assistono i richiedenti. Si tratta di un numero ancora provvisorio, da filtrare e depurare da eventuali duplicazioni, ma è comunque sufficiente a cambiare la dimensione politica e sociale dell’operazione. Il risultato ha sorpreso lo stesso governo. La ministra Elma Saiz ha invitato ad aspettare i numeri definitivi, ricordando comunque che «oltre alle cifre, stiamo parlando di persone» e che «uscire dall’irregolarità è vantaggioso per la società, per le imprese e soprattutto per chi smette di vivere ai margini». Dall’opposizione, il Partito Popolare, attraverso il portavoce Borja Sémper, ha accusato il governo di non avere fatto piani né stime corrette: «O è incompetenza o sono bugiardi», ha attaccato.
Come funziona la sanatoria spagnola
Il procedimento, aperto il 16 aprile e destinato a chiudersi il 30 giugno, consente a persone straniere già presenti in Spagna prima del 1° gennaio 2026 di chiedere un permesso temporaneo di residenza e lavoro. Non è dunque una misura per nuovi ingressi, ma una finestra straordinaria rivolta a chi vive già nel Paese. I requisiti fissati dal decreto sono relativamente semplici: occorre dimostrare una permanenza continuativa di almeno cinque mesi, non avere precedenti penali e non rappresentare una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza o la salute pubblica. Possono accedere sia persone in situazione amministrativa irregolare sia richiedenti protezione internazionale che avevano già avviato la procedura prima dell’inizio dell’anno. Una volta ammessa la domanda alla trattazione, il richiedente può ottenere un’abilitazione provvisoria a risiedere e lavorare in attesa della decisione finale.

Fin dall’inizio era chiaro che la platea dei possibili destinatari era vasta. L’Istituto nazionale di statistica spagnolo (Ine), rileva che al 1° gennaio 2026 la popolazione residente in Spagna ha raggiunto 49,57 milioni di abitanti e ha superato per la prima volta i 10 milioni di persone nate all’estero. I residenti di nazionalità straniera sono oltre 7,2 milioni, pari al 14,6% del totale. Secondo le stime di Funcas, il think tank specializzato in ricerca economica e sociale legato all’area delle ex casse di risparmio spagnole, gli stranieri in situazione irregolare erano arrivati a circa 840mila al 1° gennaio 2025, contro poco più di 100mila nel 2017. Degli irregolari stimati da Funcas, il 91% è di nazionalità americana: soprattutto colombiani, peruviani e honduregni.
La spinta alla crescita
Il boom delle richieste riporta al centro anche il nesso tra immigrazione e crescita. I calcoli di Funcas indicano che l’ingresso di lavoratori stranieri ha spiegato quasi metà della crescita accumulata dal Pil spagnolo dal 2022. A maggio 2026 gli stranieri iscritti alla Seguridad Social hanno raggiunto 3,36 milioni, un nuovo massimo storico, pari al 15% del totale dei lavoratori. Il loro peso è particolarmente rilevante nei settori più esposti alla carenza di manodopera: alberghi e ristorazione, agricoltura, costruzioni, trasporti e lavoro domestico.
Il confronto con l’Italia aiuta a misurare il contesto, senza trasformare l’immigrazione nell’unica spiegazione della diversa performance economica. Nel quinquennio 2021-2025 il Pil reale spagnolo è cresciuto cumulativamente di circa il 24%, contro circa il 16,5% dell’Italia. Il rimbalzo italiano dopo la pandemia è stato più forte nel 2021, ma dal 2023 il divario si è allargato: la Spagna ha registrato una crescita reale del 2,5% nel 2023, del 3,5% nel 2024 e del 2,8% nel 2025; l’Italia, nello stesso triennio, si è fermata all’1% nel 2023, allo 0,7% nel 2024 e allo 0,5% nel 2025.
Da tempo anche gli osservatori internazionali confermano che l’orientamento più aperto sull’immigrazione ha aiutato la crescita spagnola. Nel suo ultimo rapporto sulla Spagna, pubblicato a fine maggio, il Fondo monetario internazionale ha rilevato che la forte immigrazione ha sostenuto l’aumento della forza lavoro, mentre l’economia spagnola ha continuato a crescere più della media dell’eurozona. Il Fmi aveva già stimato, nel rapporto precedente, che l’immigrazione avesse contribuito a circa tre quarti dell’aumento dell’occupazione aggregata registrato nel 2024. Anche l’Ocse sottolinea che l’economia spagnola è stata sostenuta da investimenti, dalla crescita del settore dei servizi e da una forza lavoro in espansione, con un contributo positivo dei migranti alla disponibilità di lavoro.
I problemi, però, non mancano. Lo stesso Funcas avverte che l’immigrazione, da sola, non risolve i nodi strutturali della Spagna: bassa produttività, salari deboli, pressione sul mercato della casa e sostenibilità delle pensioni. Il suo effetto positivo dipende dalla capacità di integrazione, dalla formazione e dal passaggio verso occupazioni più qualificate. Anche l’Ocse insiste sullo stesso punto: i migranti hanno contribuito a occupazione e Pil, ma la Spagna deve rafforzare integrazione, competenze e politiche del lavoro, perché la sola immigrazione non può compensare integralmente l’invecchiamento demografico.
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