Al Parlamento europeo passa la stretta sui rimpatri: asse tra Ppe e destre.
Meloni esulta: «L'Europa segue l’Italia sul modello Albania»

di Gabriele Rosana
Le nuove regole dovranno essere approvate
dal Consiglio,
ma è solo
un passaggio formale. Entreranno
in vigore appena dopo l’estate, forse già a settembre
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June 17, 2026
Al Parlamento europeo passa la stretta sui rimpatri: asse tra Ppe e destre.
Meloni esulta: «L'Europa segue l’Italia sul modello Albania»
Il voto al Parlamento europeo sulle nuove norme sui rimpatri/© European Union 2026 - Source: EP
Due settimane in politica possono essere un’eternità, ma nelle complesse procedure dell’Unione europea equivalgono a un batter di ciglia. Basti pensare che ci sono voluti svariati mesi per incassare (solo due giorni fa) il via libera definitivo del Parlamento europeo sul patto sui dazi tra Ue e Usa. Assume allora un valore politico in sé il fatto che la plenaria dell’Eurocamera abbia dato il via libera definitivo all’inasprimento delle regole sui rimpatri (compresi i centri extra-Ue) con un iter d’urgenza, appena 15 giorni dopo il compromesso negoziato con i governi riuniti nel Consiglio. Il regolamento è stato approvato a Strasburgo con 418 a favore, 218 contrari e 30 astenuti, grazie a una convergenza tutta a destra salutata da un coro ritmato: «Rimandiamoli indietro!». Rompendo con le consuete alleanze centriste, i popolari del Ppe hanno votato insieme ai conservatori di Ecr, ai patrioti e ai sovranisti di Esn (tra i banchi italiani, insomma, si sono ritrovati tutti uniti da FI a FdI, dalla Lega a FnV). “Sì” anche da una nutrita pattuglia di liberali (tra cui alcuni tedeschi e olandesi), che si sono tuttavia spaccati in tre. Per il resto, a dire “no” sono stati i socialisti (seppur con le defezioni di danesi e maltesi, al governo nei rispettivi Paesi e sostengono la linea dura, e astensione di svedesi e finlandesi), verdi e sinistra. Non è l’ultimo atto: la stretta dovrà ancora essere approvata dal Consiglio, ma è solo un passaggio formale. Dovrebbe entrare in vigore appena dopo l’estate, forse già a settembre, indicano fonti diplomatiche.
La riforma che puntella la “Fortezza Europa” prevede l’obbligo di cooperare con le autorità per chi si vede negato l’asilo o riceve una decisione di espulsione. Chi non dovesse farlo – oltre alla riduzione delle indennità –, vedrà i termini di detenzione passare dagli attuali 18 mesi fino a un massimo di 24 (con l’eventualità di prorogarli di altri sei, a 30). La misura si applica pure ai minori, compresi quelli non accompagnati. Vengono ampliati, poi, i poteri investigativi, dalle perquisizioni domestiche al sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici, tanto che fra le organizzazioni non governative si parla di un metodo ispirato all’Ice, un riferimento alla repressione delle persone migranti vista negli Usa con l’amministrazione Trump, mentre gli Stati potranno imporre divieti d’ingresso anche permanenti nei confronti di persone ritenute pericolose.
Ma la novità più dirompente è la controversa possibilità giuridica per gli Stati membri di creare, attraverso accordi ad hoc, degli “hub” di rimpatrio fuori dal territorio Ue (contatti sarebbero già in atto con Paesi africani e dell’Asia centrale). In queste realtà le persone migranti (incluse le famiglie con bambini) potranno essere trasferite anche in assenza di qualsiasi legame. Si segue così, «di fatto, la strada aperta dal governo italiano con il protocollo con l’Albania, una soluzione innovativa» che «oggi è uno strumento a disposizione dell’Europa intera», ha rivendicato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con un videomessaggio a margine del G7 di Évian. «Ci hanno dato ragione dopo tempo, però alla fine tutto è bene quel che finisce bene», le ha fatto eco il vice Antonio Tajani. Il Pd ha invece attaccato «pratiche di deportazione non compatibili con i valori democratici dell’Europa» e che «non produrranno maggiore sicurezza», mentre per i Cinque Stelle le nuove norme sono «disumane e costose per l’Italia», poiché «l’estensione dei tempi di trattenimento comporterà un incremento significativo della spesa».
Ma a Bruxelles il nuovo corso sembra tracciato, dopo che anche la concessione dei vantaggi commerciali alle economie emergenti è stata condizionata alla collaborazione sui rimpatri (per cui serve sempre un accordo con il Paese di origine). Il prossimo passo sarà un potenziamento del mandato di Frontex, l’agenzia Ue della guardia costiera e di frontiera, per occuparsi di espulsioni, e la digitalizzazione di un sistema per condividere le informazioni, in attesa della creazione di un “foglio di via” comune.
«Rimettiamo in ordine la casa europea», ha esultato il commissario agli Affari interni Magnus Brunner, nel giorno in cui la presidente Ursula von der Leyen ha mandato l’abituale lettera sulla migrazione ai leader dei Ventisette, alla vigilia del vertice che comincia questo pomeriggio. Da inizio anno «gli attraversamenti illegali dei confini sono diminuiti del 40% con riduzioni significative su quasi tutte le rotte». Se gli arrivi dalla Tunisia all’Italia sono stati quasi azzerati dal 2023 a oggi (-97%), la Libia resta il principale punto di partenza verso il nostro Paese ed è in crescita verso la Grecia. La direttrice resta quella dell’esternalizzazione delle frontiere. La missiva, ad esempio, definisce «indispensabile» il rapporto con la Libia. E anticipa la possibilità di un incontro tecnico, a inizio luglio a Bruxelles, con il governo di unità nazionale di Tripoli e con le autorità non riconosciute di Bengasi.

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