Cisgiordania, altre due moschee date alle fiamme. «Così i coloni spargono terrore»

L’imam: «Qui siamo tutti spaventati Faremo delle ronde ma non basteranno a proteggerci». Cinque i luoghi di culto musulmani attaccati nel 2026.
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June 17, 2026
Cisgiordania, altre due moschee date alle fiamme. «Così i coloni spargono terrore»
Donne palestinesiin attesa a un checkpoint per andare in moschea / REUTERS
«Dormivamo, io, mia moglie e la nostra bambina di due anni. Poi a un tratto abbiamo sentito un’esplosione. Sono corso a verificare cosa fosse successo, e ho trovato le fiamme e il fumo nella sala delle abluzioni, adiacente alla nostra abitazione. Potevamo morire. I coloni hanno dato fuoco a 15 pneumatici per far divampare l’incendio. Sul muro, prima di fuggire, hanno scritto “vendetta”, e “vittoria”. Siamo terrorizzati, tutta la popolazione è terrorizzata», racconta ad Avvenire Mohammad Khasib, imam di Jaljaliya, piccolo villaggio di 500 abitanti a 15 chilometri da Ramallah. Hanno attaccato nella notte profonda, prima dell’alba di ieri, i coloni israeliani. Provengono, ipotizza Khasib, da uno degli avamposti sorti negli ultimi due anni sulle colline che circondano Jaljaliya, centro che ricade nell’Area B della Cisgiordania occupata, dove l’amministrazione è affidata all’Autorità palestinese, e la sicurezza all’esercito di Tel Aviv. «Alcuni paesani hanno affrontato i coloni, cacciandoli dal villaggio, altri sono venuti a darci aiuto. La sala delle abluzioni è andata distrutta. Abbiamo discusso, e deciso di organizzare delle ronde. Ma non basteranno a proteggerci dall’ingiustizia», afferma l’imam. L’incendio è stato spento dai vigili del fuoco palestinesi.
Le truppe israeliane sono sopraggiunte in seguito, sparando gas lacrimogeni e granate assordanti per disperdere gli abitanti. Nelle stesse ore le fiamme divampavano anche nella moschea di Mazra’a al-Nubani, villaggio distante appena otto chilometri da Jaljaliya. Domenica è stata la moschea di Burqa a subire gravi danni in seguito al rogo innescato dai coloni, annunciatisi poco prima con l’incendio di alcune automobili. Nel corso della stessa giornata, con una tattica simile, le bande provenienti dagli insediamenti illegali hanno preso di mira Deir Dibwan, dove a prendere fuoco sono stati due edifici, cinque veicoli, e alcuni terreni agricoli circostanti. Sono cinque i tentativi di distruzione delle moschee registrati nel 2026. Se ne contano due nel 2025. Un’escalation di violenza incontrollata, che aggiunge il provocatorio oltraggio portato ai luoghi di culto alle sistematiche angherie della “gioventù delle colline”, e alla durissima prassi securitaria di esercito e polizia.
Due settimane fa, riferisce il quotidiano israeliano Haaretz, alcuni giovani coloni provenienti dalla valle del Giordano hanno deciso di effettuare lavori di ristrutturazione su un’antica piscina appartenente a un sito archeologico, situato non lontano dall’insediamento di Petza’el. I lavori, portati avanti contro il permesso delle autorità militari, sono culminati con il riempimento della vasca, reso possibile dalla deviazione del flusso d’acqua che serve il vicino villaggio palestinese di Fasayil. L’antica piscina è diventata un’attrazione turistica informale, raggiunta da centinaia di visitatori. Nel frattempo, riporta il sito israeliano Ynet, il governo guidato dal premier Benjamin Netanyahu lavora a un provvedimento che garantirebbe a 657 giovani coloni una paga giornaliera di 50 shekel (circa 15 euro). La diaria, necessaria a coprire i costi di cibo e indumenti, avrebbe come scopo la prevenzione delle violenze condotte contro le comunità palestinesi. Non tutte le iniziative dei partiti estremisti legati al sionismo messianico sono però condivise all’interno dell’esecutivo. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha smentito le ultime, roboanti dichiarazioni del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Lunedì il leader di Sionismo religioso aveva proclamato l’annullamento degli Accordi di Hebron, che dal 1997 dividono l’amministrazione della città in due aree, Hebron 1, sotto il controllo palestinese, e Hebron 2, prevalentemente popolata da coloni e protetta dall’Idf. Il cambiamento nella prassi amministrativa, ha spiegato Sa’ar, è stato stabilito in febbraio e riguarda solo le «competenze in materia di pianificazione e costruzione relative alla comunità ebraica di Hebron e ai siti del patrimonio ebraico». Ieri il ministero della Difesa israeliano ha approvato la costruzione di un grande edificio destinato a diventare una scuola religiosa. “Hebron 2” ospita la Tomba dei Patriarchi, luogo considerato sacro da ebrei, musulmani e cristiani.
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