Beirut si spacca sull’intesa con Israele, che intanto continua a colpire il Libano

Dal premier Nawaf Salam al capo del Parlamento Nabih Berri la bocciatura è unanime: «Fermo no a qualsiasi divisione nazionale». Hezbollah non mobilita i suoi sostenitori: «Intesa nata morta».
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June 29, 2026
Beirut si spacca sull’intesa con Israele, che intanto continua a colpire il Libano
Il frame di un video di dimostranti che esibiscono la bandiera di Hezbollah nelle strade di Beirut per protestare contro l’accordo raggavvenireiunto a Washington tra Israele e il Libano/ Reuters
Massima vigilanza in Libano contro quello che molti chiamano “sedizione”, ossia il rischio di trascinare il Paese in un conflitto interno come diretta conseguenza della spaccatura prodotta dall'accordo quadro firmato venerdì a Washington che condiziona il ritiro israeliano dal Libano al disarmo completo di Hezbollah. Sia il premier Nawaf Salam, sia il capo del Parlamento Nabih Berri hanno riaffermato domenica sera il loro rifiuto di «qualsiasi forma di discordia» tra i libanesi e di qualsiasi «tentativo di divisione nazionale». A queste osservazioni hanno fatto eco quelle del vicepresidente dell'ufficio politico di Hezbollah, Mahmoud Qommati, che ha ritenuto che l'accordo non “meritasse” una mobilitazione nelle strade dei sostenitori del partito sciita in quanto «è nato morto».
Berri ha tuttavia ribadito ieri la sua opposizione all'accordo, ritenendo che esso non garantisca i diritti del Libano. «Questo accordo non sarà adottato né attuato nella sua forma attuale», ha affermato in una nota diffusa dal partito da lui guidato, il Movimento Amal, denunciandolo come un «accordo basato su una serie di diktat, e non un accordo che tuteli i diritti del Libano».
Le dichiarazioni di Berri rappresentano il primo netto segnale di opposizione da parte di uno dei principali alleati di Hezbollah al progetto sostenuto da Washington, che punta ad aprire la strada a una normalizzazione dei rapporti tra Libano e Israele. Dal canto suo, il leader druso Walid Jumblatt ha nuovamente criticato la «totale omissione» nell'intesa firmata venerdì dell'accordo di armistizio sottoscritto tra Libano e Israele nel 1949 sotto l'egida dell'Onu. Detto accordo aveva stabilito una linea di demarcazione tra i due Paesi e un meccanismo per avere una supervisione della tregua.
I primi passi per l'attuazione dell'accordo sembrano tuttavia essere avviati, malgrado le larghe proteste. Ieri è atterrato a Beirut il capo del Comando Centrale Usa (Centcom). L'ammiraglio Brad Cooper, che arrivava da Israele, ha avuto un incontro prima con il comandante delle forze armate libanesi, il generale Rodolphe Haykal, poi con il presidente Joseph Aoun. Al centro dei colloqui con Haykal, l'allegato di sicurezza previsto dall'Accordo quadro, il cui contenuto non è stato reso noto. Nel corso dell'altro incontro, secondo il comunicato della presidenza libanese, Aoun ha invece ribadito «la determinazione dello Stato libanese a estendere la propria autorità, attraverso le sue forze armate, fino al confine meridionale».
Sul terreno, l'esercito israeliano ha dichiarato di aver distrutto un'infrastruttura sotterranea di Hezbollah nell'area del villaggio di Majdal Zoun. La struttura, indicava il comunicato, era «lunga oltre 200 metri e a una profondità di oltre 25 metri, e conteneva centinaia di armi e diversi pozzi di lancio». La potente esplosione, hanno riferito i cronisti libanesi presenti nella zona, ha letteralmente «tagliato il villaggio in due».
Raid aerei israeliani hanno interessato durante la notte tra domenica e lunedì le aree di Nabatieh e Mayfadoun, non lontano dalla zona di sicurezza istituita da Israele nel Libano meridionale. In un comunicato, Hezbollah ha dichiarato di riservarsi il diritto di «difendere la propria patria e il proprio popolo» dopo la «flagrante violazione del cessate il fuoco» rappresentata dai nuovi attacchi sferrati da Israele nel Sud del Libano. Il movimento sciita ha celebrato tra domenica e ieri diversi funerali collettivi dei suoi militanti uccisi durante la guerra e sepolti provvisoriamente in diverse località. Alla cerimonia funebre che si è svolta a Tammine el-Faouqa, a Hermel, è intervenuto il deputato di Hezbollah Hussein Hajj Hassan, affermando che «l'accordo da voi (del governo, ndr) firmato non ci vincola».

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