Aveva denunciato un furto di medicinali destinati alla popolazione: prete ucciso in Sudan

Padre Youhanna al-Amin era rimasto a Kauda, sui Monti Nuba, nonostante l’escalation di violenza e la gravissima crisi umanitaria. Con lui assassinate altre due persone
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June 22, 2026
Aveva denunciato un furto di medicinali destinati alla popolazione: prete ucciso in Sudan
Padre Yohuanna Al-Amin, parroco della Chiesa di San Vincenzo a Kauda, in Sudan / Aiuto alla Chiesa che soffre
Padre Youhanna al-Amin sarebbe stato ucciso per aver denunciato un furto di farmaci nella sua parrocchia. Erano medicinali destinati alla sua gente: le popolazioni dei monti Nuba, nel sud del Sudan, Paese dilaniato dalla guerra e da una crisi umanitaria che rimane una delle più gravi in assoluto del nostro tempo. La sua parrocchia in particolare era quella di San Vincenzo a Kauda. La denuncia di quel furto avrebbe dato fastidio a qualcuno. Che avrebbe risposto con alcuni colpi d’arma da fuoco diretti contro il prete. Una «sparatoria», scrivono i giornali locali.  Ma la morte di padre Youhanna al-Amin – che operava nella regione da trent’anni – si inserisce in un contesto di stratificazione della violenza che colpisce il territorio in modo indiscriminato. E che fa sì che rimangano alcune incertezze anche su chi abbia voluto la morte del sacerdote. Partiamo dalle informazioni considerate certe. La notizia è stata diffusa ieri ma i fatti risalgono al 19 giugno: il prete quel giorno viene assassinato con due altre due persone. Un uomo impegnato in parrocchia come magazziniere e un addetto alla sicurezza. A denunciare il triplice assassinio è un attivista locale che conosce il sacerdote. Dà lui la notizia ai giornali. Racconta, appunto, di alcuni medicinali che sarebbero stati rubati dalla parrocchia. Poi la denuncia e la rappresaglia.
L’attivista punta subito il dito contro una delle fazioni armate legate al Sudan People’s Liberation Movement-North (Splm-n), il gruppo che raduna alcune fazioni che parteciparono alla guerra per l’indipendenza del Sud Sudan del 2011 e che rimasero al nord del confine. Controlla ampie aree dei Monti Nuba. Dove – negli ultimi mesi – c’è una nuova escalation di violenza: secondo fonti locali, i dirigenti del movimento Splm-n accusano i cittadini di ribellarsi alla loro autorità; le comunità locali sostengono che il gruppo stia cercando di appropriarsi con la violenza di alcune loro terre. La zona è in più segnata da una carestia riconosciuta dalle organizzazioni internazionali. Si aggiungono gli scontri tra fazioni interne del movimento. E il contesto più ampio di guerra tra le Forze armate sudanesi e i miliziani delle Forze di supporto rapido che sta lacerando il Sudan dal 2023. Sui monti Nuba in questi anni si sono rifugiate centinaia di migliaia di persone in fuga da altri territori, anche perché per alcuni mesi la zona era sembrata più sicura di altre. Ma, soprattutto dalla fine del 2025, sulla regione si sono intensificati gli attacchi diretti – anche con droni – che hanno causato decine di vittime civili. La crisi umanitaria è gravissima.
Il dottor Tom Catena, medico missionario statunitense e chirurgo dell’ospedale “Mother of Mercy” proprio nei Monti Nuba del Kordofan del Sud, ha confermato all’agenzia Africa Catholic Information Agency che la violenza si è «molto aggravata» negli ultimi mesi, a tutti i livelli. In questo contesto si colloca la morte di padre Youhanna al-Amin. Che aveva deciso di rimanere nella sua parrocchia nonostante l’evidente escalation di violenza, che aveva già costretto altri religiosi a lasciare il territorio. «Era voluto restare accanto alla sua gente» dice uno dei messaggi di cordoglio diffusi in queste ore. I principali arrivano dalla diocesi di El Obeid, nel Kordofan settentrionale. Una città che da due settimane è sotto attacco delle forze paralimilitari che colpiscono pesantemente anche i civili. Lì si temono «atrocità di massa», hanno avvertito ieri gli Stati Uniti. Su quel territorio il sacerdote aveva prestato servizio dal 2017 fino al 2021.
All’ospedale di Gidel, a 10 chilometri dal luogo dove è avvenuta la sparatoria, un medico dice che si sta attendendo la salma del sacerdote. «Abbiamo celebrato una messa per ricordarlo», racconta. Diversi episodi di violenza hanno colpito la Chiesa in Sudan negli ultimi anni. Nel giugno 2025, padre Luka Jomo è stato ucciso a El Fasher da un proiettile. Mesi prima, il vescovo Yunan Tombe Trille Kuku Andali della diocesi di El Obeid aveva riportato gravi ferite dopo essere stato aggredito da uomini armati mentre faceva ritorno alla sua sede episcopale.

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