Non esistono coalizioni senza progetto culturale
Nella politica degli algoritmi alcune espressioni sono finite in soffitta
Nella politica degli algoritmi alcune espressioni del passato sono finite in soffitta. In alcuni casi si può dire «meno male», in altri invece occorre ammettere che l’archiviazione è stata troppo frettolosa. Tra le mille analisi su un centrosinistra che sembrava avere il vento in poppa dopo il referendum sulla giustizia, salvo ritrovarsi cinque mesi dopo senza perimetro, senza programma e con una battaglia prematura sulla leadership, manca un focus sull’assenza pressoché totale di un «progetto culturale» che funga da pilastro di una possibile unione tra forze politiche e movimenti civici.
Per «progetto culturale» si intende una disamina seria e rigorosa del presente e del recente passato, una messa a fuoco dei «grandi mali» del Paese all’interno di un quadro europeo e internazionale mutato, una fotografia realistica del popolo italiano, e delle diverse generazioni, nei suoi umori, nelle sue paure, nelle sue aspettative. Per «progetto culturale» si intende un quadro chiaro delle risorse materiali e immateriali su cui poter contare per raggiungere obiettivi strategici che portino benefici nel breve, medio e lungo termine, secondo la logica dell’interesse generale e del bene comune. Può sembrare un ragionamento astratto, lontano dalla realtà, certamente distante dalla conta dei like sotto il post del momento, eppure è oggettivo che i soggetti del centrosinistra, a pochi mesi ormai dalle elezioni, non abbiano dedicato un solo minuto del loro prezioso tempo a una semplice questione: quale idea di Paese vogliono servire con il loro impegno comune. Coprire questo vuoto con la coperta del «progressismo» è inefficace, perché si è capito che ciascuno utilizza questa parola in modo strumentale: chi la intende come pacifismo astratto e chi come cinico pragmatismo, chi come neoassistenzialismo chi come addolcimento del liberismo, chi come laicismo estremo chi come sviluppismo estraneo ai diritti... Come e perché leader e quadri dirigenti non trovino la necessità di una fase di riflessione ed elaborazione rasenta quasi il mistero. Vero, anche il centrodestra registra ormai una faglia tra l’attuale andamento e il programma del 2022, ma si tratta di un’alleanza plasmata dall’idea, rozza ma efficace, che tenere gli “altri” fuori dal governo conti più di ogni altra cosa. Nel centrosinistra questo primo basico elemento di cultura coalizionale manca storicamente. A maggior ragione fermarsi sul «progetto» sarebbe più importante.
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