Napoleone, Putin e l’illusione delle sanzioni
Ambizioni di potenza dalla Battaglia di Trafalgar del 1805 alla guerra economica del XXI secolo. Quello che la Storia può insegnare

Il 21 ottobre 1805 una flotta inglese al comando di Horatio Nelson si scontrò con una franco-spagnola al comando di Pierre-Charles Villeneuve presso il Capo Trafalgar, in Andalusia. Gli alleati avevano più navi (trentatré contro ventisette), ma la superiore abilità strategica dell’ammiraglio inglese e la superiore abilità di manovra dei suoi marinai ebbero la meglio. Mentre Nelson moriva in battaglia, la sua flotta conseguiva una netta vittoria, vanificando per sempre i sogni napoleonici di invadere le isole britanniche. Il 2 dicembre dello stesso anno l’imperatore avrebbe trionfato ad Austerlitz, e si sarebbe dovuto accontentare di un dominio puramente terrestre, mentre l’Inghilterra dominava i mari. Come ritorsione, il 21 novembre 1806 Napoleone decretò il Blocco continentale: il divieto per le navi inglesi di attraccare in porti francesi. Dopo la pace di Tilsit del 7/9 luglio 1807 (seguita alla nuova vittoria di Napoleone a Friedland), anche lo zar aderì al Blocco e convinse l’Austria a fare altrettanto; nel 1810 vi si unì anche la Svezia. Fu il più formidabile sforzo di tal genere mai tentato: l’intera Europa, con l’eccezione del Portogallo e dei Paesi baltici soggetti all’Impero ottomano, vi era coinvolta.
Risultato? L’Inghilterra ebbe qualche problema, soprattutto (guarda un po’) con gli Stati Uniti, ma in generale il blocco la stimolò ad aprire nuovi mercati in Asia, Africa e Sud America, e i contrabbandieri continuarono comunque a importare sue merci anche in Europa. Per Napoleone, invece, fu un disastro. A partire dal 1807 condusse una guerra contro il Portogallo, e anche contro la Spagna ufficialmente nelle sue mani (governata da suo fratello Giuseppe), perché non rispettavano il blocco; e in quella guerra, per la prima volta nella sua luminosa carriera, s’impantanò senza frutto. La campagna di Russia del 1812, che lo avrebbe portato alla rovina, fu la risposta all’ultimatum dello zar, intenzionato a uscire dal blocco. Sette anni dopo l’arrogante decisione del 1806, Napoleone era prigioniero all’Elba.
Scorriamo in avanti di due secoli. Il 21 settembre 2022 Mario Draghi, che non aveva trionfato ad Austerlitz o Friedland ma in compenso aveva saputo tranquillizzare gli italiani spiegando loro che il «vaccino» Covid li avrebbe messi al sicuro dal contagio, dichiarò in pubblico che le sanzioni alla Russia «avevano avuto un effetto dirompente sulla sua economia». Detto da una persona che era stata presidente della Banca Centrale Europea, era un’affermazione da prendere molto sul serio. Da allora è passato un po’ di tempo, quindi sono andato a controllare.
L’economia russa ha avuto crescita negativa nei trimestri dal secondo 2022 al primo 2023; l’aveva avuta peraltro anche nel 2021. Da allora è stata in crescita, con i numeri seguenti per trimestre: 5,3%, 6,2%, 5,3%, 5,4%, 4%, 3,3%, 3,3%, 1,4%, 1,1%, 0,6% (dati da tradingeconomics.com). Dopo le difficoltà iniziali, ha differenziato i suoi scambi privilegiando altri mercati e in complesso non sembra andare molto male. Chi va molto male è l’Europa nel cui nome parlava Draghi. La «locomotiva» Germania, che traeva il suo «vapore» da energia russa a buon mercato, ha avuto un inizio 2022 da zero virgola, e da allora crescita zero o negativa con l’eccezione del quarto trimestre 2024 (0,2%) e del primo trimestre 2025 (0,3%). La Francia è andata leggermente meglio, con un solo trimestre in rosso, sei a crescita zero e un massimo nel secondo trimestre 2023 dello 0,9%. Sorte analoga per l’Inghilterra: due trimestri in rosso e per il resto niente meglio di uno 0,8% nel primo trimestre 2024. L’Italia … meglio lasciar perdere. Le sanzioni non funzionano, e la Storia qui è maestra. Anche un piccolo Stato come Cuba, sottoposto a embargo da parte del suo gigantesco vicino fin dal 1960 e nonostante le ovvie sofferenze, è tutt’altro che in ginocchio. Il suo sistema di assistenza sanitaria fa impallidire quello statunitense e medici cubani hanno aiutato l’Italia durante la cosiddetta pandemia. Per quanto riguarda l’educazione, uno studio del Center for Latin American Studies di Uc Berkeley ha concluso che le scuole primarie di Cuba (gratuite, come tutte le altre) sono di gran lunga le migliori della regione e forse meglio di quelle della Florida.
Se nazioni prepotenti vogliono metterne un’altra in ginocchio, conviene loro usare bombe e cannoni. Gli Stati Uniti lo fanno regolarmente, non sempre con successo, e gli europei hanno oggi una mezza idea di farlo con la Russia. Al che la Storia può fornire ulteriori ragguagli. Per tentativi analoghi, consiglio la visione di Aleksandr Nevskij di Ejzenštejn o la lettura di Guerra e pace di Tolstoj. Quanto al più recente, è finito con l’Armata Rossa a Berlino.
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