«Mio figlio rinato grazie a musica e poesia. E Padre Pio»

La Fondazione Blue Butterfly offre a tanti ragazzi percorsi di integrazione cognitiva e relazionale attraverso la musicoterapia e la composizione. Tutto nasce dall'esperienza di Gio Lenzi, come racconta suo padre Alberto
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October 7, 2026
«Mio figlio rinato grazie a musica e poesia. E Padre Pio»
Giovanni e Alberto Lenzi
«Siamo fatti di-versi perché siamo poesie», sta scritto sul muro esterno di PizzAut, la pizzeria di Monza in cui lavorano i ragazzi autistici di Nico Acampora. E c’è tanta poesia, impastata con tanto amore famigliare, proprio come una buona pizza, anche nella vita di Giovanni Lenzi, per brevità artistica, Gio. Un poeta vero, della vita. Gio, bolognese, 26 anni fa è nato dopo una gravidanza di 26 settimane. Venuto al mondo come un esserino di 470 grammi. I medici dissero chiaro e tondo ai suoi genitori: «Probabilità di sopravvivenza quasi zero, ci dispiace». Ma è in quel “quasi” che, come ad uno scoglio, si è aggrappata la sua disperata gioia di vivere e la speranza di una famiglia che dinanzi a certe diagnosi implacabili invitano papà e mamme che in questo momento stanno vivendo situazioni analoghe a «non mollare mai». Per l’assenza di ossigeno Gio è nato con una disabilità cognitiva del 70% e poi sono apparsi anche i segni inequivocabili dell’autismo. «I primi quattro mesi di terapia intensiva sono stati terribili – ricorda papà Alberto –. Con mia moglie stavamo dietro a un vetro a guardare Gio nell’incubatrice, un’ora al giorno soltanto, senza poterlo neanche toccare. Quando si è preso anche lo Pseudomonas (infezione batterica) i medici stavano per gettare la spugna. Ma degli antibiotici sperimentali e una macchina a cui era attaccato h24 l’hanno tenuto in vita. Noi vedevamo quel corpicino che sembrava rimbalzasse ad ogni colpo di ventosa… Sembrava impossibile che ce la facesse, ma Gio aveva deciso: doveva restare qui, con noi». Un esempio di resistenza quello di Gio che da subito ha avuto il conforto costante della musica. Una colonna sonora fatta di note liete di Mozart e Chopin che suo padre gli faceva ascoltare da un walkman dolcemente posizionato come una coperta di Linus nella sua culla termica. 
«I medici si accorsero che ascoltando quella musica saturava meglio», ricorda papà Alberto. E Gio ha cominciato a stare bene quando crescendo suo padre gli ha aperto le porte del bello portandolo nei musei e facendolo appassionare al cinema, «conosce tutti i film di Fellini», e alla poesia. «L’incontro di Gio con la poesia è avvenuto alle scuole medie quando l’insegnante di sostegno gli diede da imparare a memoria San Martino del Carducci. “La nebbia agli irti colli, piovigginando sale…”, no non c’era verso di fargliela imparare. Allora mi ricordai che Fiorello aveva fatto un rap su quei versi e andai a cercarlo su YouTube. Gio alla terza visione l’aveva imparata e tutto felice mi chiese: “Ma solo Fiorello fa così?” Spulciando nella Rete si è appassionato a Dante recitato da Gassman, Gazzolo, Foà, Benigni... Per Gio fu una folgorazione, al punto che una volta in Sardegna in aeroporto mi chiese di comprargli una copia della Divina Commedia rilegata in pelle e quando siamo arrivati alla cassa l’ha baciata – sorride Alberto –. Ora gli piacerebbe mettere la musica in qualche verso di Dante da poter recitare davanti al pubblico». Perché nel frattempo Gio si è fatto poeta tra i poeti. «”Scrivo e recito poesie”, dice convinto. Sentirsi un poeta per lui vuol dire aver trovato finalmente un posto nel mondo, e questo lo ha reso anche più autonomo. Che scriveva poesie l’ho scoperto per caso. Gio è disgrafico, scrive in stampatello ed è difficile leggere la sua grafia, ma un giorno mi disse: “Papà vuoi leggere questa… Si intitola Tempo. è stata la sua prima poesia che recita così: “Non so dove i ricordi siano finiti / Ove trovino il luogo per nascondersi / Io sono come loro / Che sfuggo alla realtà / La vita la sfioro / come le lancette, nel ticchettìo /sfiorano lo scorrere del tempo…”. Rimasi di stucco e allora gli dissi se ne fai altre dimmelo. «Di poesie Gio ne ha scritte una sessantina e nei giorni scorsi ad Affori con il suo reading, E i miei sogni diventan poesia, nel risveglio della musica ha incantato il pubblico di “Back to the city”, la rassegna di BAM (Biblioteca degli Alberi). Ad accompagnarlo c’è sempre l’Ensemble Blue Butterfly: Luisa Bonfiglioli al pianoforte e Riccardo Melis alla chitarra e alla tastiera. Con Bonfiglioli e Melis, nel 2022 Alberto Lenzi ha dato inizio a questo progetto di “rinascimento” che ha seguito la scia luminosa della passione del figlio per cui è sorta la Fondazione Blue Butterfly. 
«Il nome nasce da due cose che a Gio piacciono molto, il colore blu e The Butterfly Circus, titolo del cortometraggio che abbiamo visto e rivisto insieme. Luisa è psicologa della musica e coordinatrice scientifica della Fondazione, Riccardo è un musicoterapeuta, entrambi diplomati al Conservatorio di Bologna. Due grandi musicisti che per loro scelta hanno rinunciato a una carriera da concertisti e si sono messi a completa disposizione del nostro progetto che mira a un’armoniosa integrazione tra processi cognitivi, emotivo-affettivi e relazionali». Musicoterapia e poesia hanno funzionato con Gio e quindi “Blue Butterfly Musica Continua-Mente” è diventato un progetto pilota per oltre 2mila ragazzi, dai piccoli dell’asilo scuole elementari e medie, di Bologna, Castenaso e San Lazzaro di Savena dove ha sede il laboratorio delle idee della Fondazione. Percorsi didattici molto apprezzati dagli studenti e dai loro genitori, e ora anche serate di musica e poesia in giro per l’Italia. Gio al microfono scandisce con piglio poetico e da attore consumato ogni singola parola che si fonde con le note della musica composta e adattata da Bonfiglioli e Melis che lo seguono, emozionati, quando gli dedica Aliemani titolo che nella dolce melodia delle Nuvole bianche di Ludovico Einaudi evoca un precedente percorso di musicoterapia dell’Ensemble Blue Butterfly. Gio con i suoi versi scala la Montagna sulle note di Sibelius e racconta della sua impresa: «Essere riuscito ad uscire dall’inverno gelido del pregiudizio e dell’indifferenza». Un ritorno alla vita come recita Back to life, brano di Giovanni Allevi e omonima poesia che ha dedicato all’amico Giovanni quando ha saputo che aveva superato il momento critico della sua malattia. «Allevi non sa di questa composizione e se qualcuno lo incontra glie lo dica che Gio avrebbe piacere di riabbracciarlo e di fargliela sentire», dice papà Alberto al termine della serata di Affori che Gio ha chiuso con un bis speciale, ha recitato Imagine di John Lennon ricordandoci che «tutti noi vogliamo la pace!»
Papà Alberto al termine di ogni reading asciuga le lacrime, che adesso sono di gioia, dinanzi a quello che a molti pare un autentico miracolo. «Io non sono un uomo di fede ma nei giorni terribili della terapia intensiva una signora saputa la storia di Gio tornò dal santuario di San Giovanni Rotondo con un’immaginetta di Padre Pio dicendoci: “E’ di plastica e non infetta, se ve la fanno mettere cosa vi costa tenerla lì sulla culla del bambino?” L’abbiamo fatto. Il giorno dopo averla messa Giovanni cominciò a stare meglio. Poi ho incontrato monsignor Stefano Ottani che ha battezzato Gio e siamo diventati amici, ma nei momenti di sconforto gli chiedevo: ma se Dio esiste perché proprio a noi è toccato tutto questo? E monsignor Ottani mi convinse rispondendomi: “Guarda che Dio dà il gran peso solo alle persone che sa che possono portarlo”. Monsignor Ottani ha chiesto un altro bis a Gio e all’Ensemble Blue Butterfly per il prossimo 30 novembre alla Basilica di san Bartolomeo e san Gaetano sotto le due Torri di Bologna. «In quella chiesa dove si ammira la splendida Madonna del Suffragio di Guido Reni, Gio è stato battezzato e lì a Natale scorso è avvenuto il suo secondo battesimo. Quello artistico, davanti al nostro arcivescovo, il cardinal Zuppi che si è avvicinato e mi ha detto che le parole che ha sentito nelle poesie di Gio sono molto belle e profonde». Parole che a tanti che le ascoltano e le leggono stanno cambiando la prospettiva. «La gente si emoziona quanto me quando Gio recita le sue poesie. Adesso è lui che ci invita a “non mollare”. E io grazie a mio figlio sono migliorato tanto, come uomo e come padre anche di altre due sorelline che adorano il loro “fratellone”. L’esperienza di Blue Butterfly ci ha insegnato che sono le persone, con il loro impegno e la loro sensibilità, a fare la differenza». Ma c’è un altro elemento che fa la differenza e Gio lo ripete ad ogni incontro salutando il suo pubblico: «Vivete con passione!».

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