La rinascita di Notre-Dame
ha dato una scossa alla fede in Francia

Restauri di chiese, riscoperta di antichi luoghi di culto, dibattiti sull’arte sacra, conversioni. Sono tanti i segnali di un rifiorire dell’attenzione per la dimensione religiosa dopo la riapertura della cattedrale
January 17, 2026
La rinascita di Notre-Dame
ha dato una scossa alla fede in Francia
La cattedrale di Notre-Dame/ FOTOGRAMMA
Davanti alle fiamme di quell’indimenticabile 15 aprile 2019, si era temuto un collasso terminale. Qualcosa di simile, per il patrimonio religioso francese, a ciò che i cosmologi chiamano big crunch. Alla fine, invece, mille segnali, piccoli e grandi, parlano oggi esattamente del contrario. Un vero big bang di fecondità luminosa. A un anno dalla riapertura della Cattedrale Notre-Dame di Parigi, gli effetti della “rinascita” del cuore simbolico transalpino della fede continuano a colpire i francesi e non solo. Il legame dei fedeli con la Cattedrale ha raggiunto un’intensità inedita. Ma ciò riguarda pure tanti non credenti. In proposito, se l’eccezionale flusso di oltre 11 milioni di visitatori nel 2025 può apparire “fisiologico”, dopo un quinquennio di chiusura, c’è un altro segnale eloquente: il desiderio di rappresentare la silhouette di Notre-Dame dappertutto e con ogni mezzo, non solo da parte di bambini muniti di matite e pennarelli. A Pougues-les-Eaux, in Borgogna, vicino a dove morì santa Bernadette, si è costituita un’associazione per fabbricare ed esporre, in alto su un poggio, una copia in proporzioni reali della celebre flèche, la guglia centrale della Cattedrale inghiottita dal rogo. Un lavoro titanico per esprimere un legame intangibile, eppure capace di superare le distanze geografiche. Anche perché tanti volontari giungeranno dall’estero. Nei pressi di Reims, Yoan Castel, appassionato collezionista dei Playmobil, ha invece ultimato una riproduzione completa lunga 1,57 metri. Più di mille pezzi e altrettante ore di lavoro. Ma in realtà, tutti gli europei potrebbero ritrovarsi in tasca una riproduzione della facciata, dato che l’armoniosa silhouette è finita pure su un nuovo conio francese delle monete da 2 euro.
Durante il lungo cantiere di ricostruzione, si è molto pregato per i lavori, in particolare presso le altre cattedrali francesi “sorelle”. Ma ora, queste ultime sembrano beneficiare del balsamo che ha raggiunto i cuori di tanti, dopo la riapertura parigina. È così pure a Beauvais, la cui Cattedrale possiede le volte gotiche più alte in assoluto: 48,5 metri, contro i 33 di Notre-Dame. Monsignor Jacques Benoit-Gonnin, vescovo di Beauvais, Noyon e Senlis, spiega ad Avvenire: «Dal 2022, la Cattedrale di Beauvais conosce importanti lavori di rinnovamento. L’incendio della Cattedrale Notre-Dame di Parigi ha incitato lo Stato, proprietario delle cattedrali, ad accelerare il calendario di questi lavori ben necessari. Conosciamo pure un aumento del numero di visitatori e pellegrini. Una cattedrale non è un monumento storico qualsiasi. Al di là della sua storia, delle prodezze architettoniche, la cattedrale è un luogo in cui Dio incontra gli uomini. La nostra sfida principale è accogliere chi supera la soglia dell’edificio per permettergli di vivere pienamente quest’incontro».
Nella laicissima République, grazie a Notre-Dame, persino fra intellettuali si dibatte nuovamente d’arte sacra. Qualcosa d’impensabile prima del “salvataggio” della Cattedrale. Negli ultimi mesi, ciò ha riguardato anche le future 6 vetrate contemporanee, al centro di scambi appassionati, fra favorevoli e detrattori. L’artista vincitrice del bando, Claire Tabouret, è divenuta una celebrità. Tanto da essere invitata dall’Obs, noto settimanale progressista, a discutere del progetto con la scrittrice Maylis de Kerangal. La “rinascita” ha pure ispirato gli abitanti di numerose contrade francesi, contagiati da una sorta di presa di coscienza generalizzata sul valore inestimabile di tanti edifici sacri in pericolo. Si sono così moltiplicate le richieste di sovvenzioni a enti pubblici e fondazioni per salvare campanili, cripte, vetrate. Inoltre, laddove i costi risultano esorbitanti, sono persino entrate in azione cordate di semplici cittadini di buona volontà pronti a impugnare spatole, scalpelli, livelle e pennelli. A Montferran-Savès, villaggio di collina non lontano da Tolosa, gli abitanti hanno persino noleggiato ruspe, pur di salvare una chiesa, uniti dal motto: «È la nostra Notre-Dame. Se la perdiamo, perdiamo tutto». In certi casi, sono scattate persino autentiche “riesumazioni” di edifici dimenticati. Spicca il caso di una vasta chiesa gotica quattrocentesca dedicata all’Assunta, a Trélissac, nell’entroterra di Bordeaux. Da decenni, era ricoperta da un fitto mantello di rovi ed edera. Tanto che, nei dintorni, sopravviveva appena la vaga informazione, tramandata fra generazioni, di una «cappella» presente in zona. Abbandonato nel 1869, l’edificio era noto alle autorità, ma non destava interesse. Adesso, il programma di restauro ha già permesso di raccogliere 1 milione di euro.
Nel cuore non solo dei francesi si è impresso pure il simbolo potente dello spirito di fratellanza che ha riunito per anni le maestranze internazionali, anche italiane, e gli altri artefici della “rinascita”. Tanto che si discute persino della valenza teologica, pastorale e spirituale del successo di questo simbolo, anche in chiave di riflessione sulla laïcité. Padre Gabriel Würz, alla guida a Parigi del santuario di Notre-Dame del Lavoro, sulla Riva Sinistra, testimone dal vivo del rogo di Notre-Dame, ci spiega: «La riapertura ha ridato respiro alla vita diocesana. Si è trattato di un’esperienza e di un segno di resurrezione, almeno in due sensi. Quella dell’edificio, certo. Ma anche un’altra, in risonanza con quanto è avvenuto per i discepoli che hanno visto Cristo risuscitato. Chi ha partecipato al cantiere ha manifestato apertamente gioia e fierezza nel compiere questo lavoro. Ha trovato un senso alto in un lavoro diverso dall’ordinario. Tagliare una semplice pietra non è lo stesso che ricostruire Notre-Dame. Al di là dell’atto materiale, chi lavora può sempre prendere coscienza di partecipare a un progetto più grande di sé, anzi condiviso fra il popolo di Dio in una volontà di vita, pace e santità. Chi ha partecipato a questo cantiere ha fatto esperienza di un senso e una finalità più grandi. Un messaggio pure per tutti coloro alla ricerca di un senso nel proprio lavoro. Ciò ricorda che in origine il lavoro era un’espressione dell’immagine di Dio in noi. Il peccato ha poi introdotto la pena nel lavoro». La fecondità della “rinascita” di Notre-Dame ha pure schiuso finestre spirituali, nutrendo percorsi di conversione e vocazionali. Su questo, testimonia, con Avvenire, don Edouard de Vregille, già rettore della Cattedrale di Amiens, la più grande di Francia per volumetria, e oggi superiore a Evron del Seminario della Comunità di San Martino, il cui Istituto Teologico è affiliato alla Pontificia Università Lateranense: «Presso le Cattedrali, ho potuto osservare molte conversioni. C’è chi si converte davanti a un pilastro o incontrando la verticalità. La riapertura simbolica di Notre-Dame si sposa con un’apertura dei cuori alla trascendenza e al mistero di Dio. Nel nostro seminario, abbiamo un giovane che era entrato come ingegnere-carpentiere per ricostruire la Cattedrale. Uno dei primi giunti sul cantiere. Ciò ricorda pure che nel Medioevo la formazione intellettuale era paragonata a una cattedrale, con la teologia come punto di convergenza di ogni altra scienza. Entrando in una cattedrale, l’uomo può difficilmente credersi onnipotente e al centro del mondo».
Il fitto tessuto rinnovato di legami affettivi e spirituali verso Notre-Dame spinge oggi tanti a pensare che nella Cattedrale stia fiorendo, schiudendosi ogni giorno un po’ più, una sorta di «santuario». Nell’edificio simbolo della continuità storica della Chiesa a Parigi e in Francia, dunque, sembrano ribollire promesse che forse solo le generazioni future saranno in grado d’interpretare appieno. A proposito d’avvenire, germoglia pure la speranza di una visita papale, a riprova del senso di vicinanza che la ‘rinascita’ di Notre-Dame pare ispirare in Francia anche rispetto al cuore della Chiesa universale. Il mese scorso, Monsignor Laurent Ulrich, recentemente in visita a Roma, ha dato conferma sul quotidiano Le Figaro: «Sì, ho invitato il Papa a Parigi, perché sono l’arcivescovo di Parigi. Mi ha risposto: “Sì, mi piacerebbe vedere Notre-Dame”. Vedremo se ciò è possibile, quando e come. Riceve molti inviti».

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