Guerre e disuguaglianze: se la salute è una vittima collaterale

Spostare gli investimenti riducendo le risorse già limitate e insufficienti come quelle destinate alla sanità, alla ricerca e allo sviluppo indica una mancanza di lungimiranza. Come ha ricordato lunedì Leone XIV rivolgendosi alla Pontificia Accademia per la Vita, vanno indagate le cause strutturali
Google preferred source
February 18, 2026
Guerre e disuguaglianze: se la salute è una vittima collaterale
La distruzione dopo l'attacco notturno russo a Odessa (Ucraina) del 13 febbraio /Ansa
La malattia e la guerra non sono due regioni autonome della storia dell’uomo, dei popoli e delle nazioni. Come si intrecciano nelle pagine del grande romanzo storico Guerra e pace di Lev Tolstòj, attraverso i personaggi del principe Bolkonskij e di Anatolij Kuragin, feriti in combattimento, e dei malati di tifo tra i soldati e i civili, così ai giorni nostri è riaccaduto – e sta ancora accadendo – a Gaza, in Ucraina e nelle altre parti del mondo lacerate dai conflitti che non lasciano morti e feriti solo sul campo di battaglia, ma in numero crescente nelle città e tra le case. Nel secolo scorso si sono contati oltre 190 milioni di morti legati ai conflitti. Ma se nella Prima guerra mondiale solo 1 su 7 di questi era un civile, con la Seconda i civili erano saliti a due terzi dei deceduti. Oggi, pur nell’incertezza dei dati disponibili, circa il 90% dei morti è da annoverare alla popolazione delle zone di guerra. A questi bisogna aggiungere gli invalidi da bombardamenti, gli ustionati da ordigni incendiari, gli intossicati da materiali inquinanti prodotti dalle armi non convenzionali, e i malati non curati negli ospedali distrutti dagli attacchi (in particolare i bambini: la morbilità e mortalità pediatrica tra i palestinesi e nelle terre d’Africa interessate da conflitti endemici è elevatissima). Vi è anche un effetto indiretto sulla vita e la salute derivante dall’uso delle armi nelle controversie tra i popoli, ed è quello del dirottamente di quote del bilancio pubblico – altrimenti riservate alla cura e promozione della salute dei cittadini – per alimentare «i conflitti, che consumano enormi quantità di risorse economiche, tecnologiche e organizzative, investite nella produzione di armi e altri tipi di equipaggiamento militare», come ha ricordato lunedì Leone XIV rivolgendosi alla Pontificia Accademia per la Vita, in occasione dell’annuale Assemblea generale.
La dimensione politica della vita, della salute e della loro cura non può limitarsi alla pur necessaria promulgazione di leggi di carattere socio-sanitario e all’emanazione di decreti per l’organizzazione più efficiente dei servizi sul territorio e nelle istituzioni cliniche. Occorre andare alla radice delle diseguaglianze scandalose tra fasce sociali, popolazioni, regioni e Stati nell’allocazione delle risorse sanitarie, che sono sempre limitate rispetto al bisogno. Ma, proprio per questo, devono essere impiegate secondo giustizia distributiva e responsabilità verso tutti. «La nostra responsabilità – ha sottolineato il Papa – non consiste solo nell’adottare misure per curare le malattie e garantire un equo accesso all’assistenza sanitaria, ma anche nel riconoscere come la salute sia influenzata e promossa da una combinazione di fattori, che devono essere esaminati e affrontati nella loro complessità. Infatti, nelle questioni che riguardano i sistemi sanitari e la salute pubblica, si tratta, da un lato, di comprendere i fenomeni e, dall’altro, di individuare specifiche azioni politiche, sociali e tecnologiche che incidono sulla famiglia, sul lavoro, sull’ambiente e sulla società nel suo complesso».
Come diversi osservatori politici hanno evidenziato, spostare gli investimenti riducendo le risorse già limitate e insufficienti come quelle destinate alla salute, alla ricerca e allo sviluppo indica una mancanza di lungimiranza ed espone al rischio di aggravare ulteriormente le carenze e le disuguaglianze nel benessere di intere collettività e, in particolare, ancora una volta, per alcune fasce della popolazione. Per esempio, gli effetti sulle donne e sulla gravidanza sono trasversali alle generazioni. Le conseguenze di una nutrizione inadeguata nei primi anni di vita condizionano l’intero arco dell’esistenza e hanno un impatto sull’inserimento sociale e lavorativo di giovani e adulti. La salute mentale va curata sin dalla nascita e durante lo sviluppo. L’effetto dei conflitti sulla salute mentale di militari e civili è ben conosciuto, sebbene sia spesso ignorato. «Si dice spesso che la vita e la salute siano valori ugualmente fondamentali per tutti – ha concluso il Pontefice nel suo discorso agli accademici – ma questa affermazione è ipocrita se, allo stesso tempo, ignoriamo le cause strutturali e le politiche che determinano le disuguaglianze». Un’esortazione detta a loro ma rivolta a tutti. In particolare a chi queste «cause strutturali» non può dimenticare nell’azione politica, che è servizio al bene di tutti e di ciascuno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire