Cosa fa JD Vance? La linea ambigua del vicepresidente (cattolico convertito)
Il volto religioso dell'amministrazione Trump ha invitato il Pontefice ad «attenersi alle questioni morali» ma il suo tentativo di minimizzare la bufera scatenata da Trump contro il Vaticano non sta funzionando. E in vista delle prossime scadenze elettorali l'esponente repubblicano ha bisogno del consenso degli elettori cristiani

JD. Vance si muove sul filo del rasoio. L’attacco di Donald Trump al Papa ha fatto emergere con brusca chiarezza la posizione scomoda del vicepresidente come cattolico convertito e volto religioso dell’Amministrazione ma anche come uno dei più fedeli interpreti delle politiche del presidente. Vance è stato tra gli artefici del successo di Trump tra gli elettori cattolici, contribuendo a consolidare una maggioranza che ha fatto la differenza alle urne e, come suo aspirante successore nel 2028, non può permettersi di perdere il loro consenso. Per ora, di fronte alle bordate del capo della Casa Bianca a Leone XIV, Vance ha cercato di minimizzare, senza allontanarsi troppo dalla linea del suo capo. Ha ridimensionato la polemica, sostenendo che «non è un grosso problema» e che è «normale» che Vaticano e Amministrazione possano trovarsi in disaccordo. Ieri ha invitato il Pontefice ad «attenersi alle questioni morali» e liquidato come «uno scherzo» l’immagine generata con l’intelligenza artificiale in cui Trump appare in veste di Gesù.
Ma proprio questa posizione evidenzia la tensione che Vance deve gestire, fra ruolo istituzionale ed identità pubblica di cattolico, che lo espone alle critiche di una parte della sua stessa base. Le reazioni negative alle mosse di Trump hanno infatti attraversato anche il fronte conservatore, e al suo interno non pochi osservatori sono arrivati a mettere in dubbio la sincerità delle fede del vicepresidente. Molti hanno fatto notare che Vance appare distante da quella sensibilità religiosa che aveva contribuito a costruire la sua immagine durante la campagna elettorale a fianco di Trump. A rendere il quadro ancora più complesso si aggiunge il fronte internazionale.
Negli ultimi giorni Vance è stato coinvolto in due dossier di politica estera di primo piano, soprattutto i negoziati con l’Iran, che non hanno prodotto risultati concreti, ed ha finito per diventare il volto di trattative fallite e dei possibili contraccolpi economici. La combinazione dello scontro con il Papa e delle difficoltà diplomatiche ha creato dunque una tempesta perfetta che mette a nudo l’ambizione politica di Vance proprio mentre indebolisce la sua credibilità.
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