sabato 1 gennaio 2022
«La ricerca di una vocazione appartiene a tutti, credenti e non»: lo dicono i giovani ai vescovi lombardi nel cammino voluto delle diocesi della regione. Le loro idee e vissuti su "Vocazione e lavoro"
Alcuni giovani che hanno partecipato alla giornata "Giovani e Vescovi"

Alcuni giovani che hanno partecipato alla giornata "Giovani e Vescovi" - Odielle

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Incontrare i giovani e immaginare con loro nuove strade di rinnovamento e crescita dentro la Chiesa. Con questa meta, i vescovi della Lombardia stanno camminando insieme alle diocesi della regione su un percorso di ascolto dei giovani nel progetto "Giovani e Vescovi". La prima tappa è stata in Duomo a Milano, il 6 novembre, riassumibile in un'immagine: quattordici tavoli, per ogni tavolo un vescovo attorniato da una quindicina di giovani. I ragazzi parlano, i pastori prendono appunti, e poi rispondono.

I dialoghi si sono concentrati su tematiche importanti per la vita dei giovani: affetti, vocazione e lavoro, ecologia, intercultura e riti. Sul tema degli affetti, ad esempio, i giovani hanno detto che «c'è un grande bisogno di una scuola dell'amore».

L'ascolto dei giovani in Lombardia continua anche in questi mesi. «Speriamo veramente che il 6 novembre sia stato solo l'inizio» hanno detto i partecipanti alla giornata in Duomo, «desideriamo che questo percorso porti davvero frutto e generi cambiamenti concreti».

Vocazione e lavoro. I giovani lombardi: «La vita ha senso in un progetto ma abbiamo bisogno di testimoni»

Investire di più sui percorsi di scoperta della propria vocazione, perché con lei camminano le scelte della vita. È il desiderio che i giovani hanno portato al centro dei tavoli tematici di «Vocazione e Lavoro», il 6 novembre in Duomo. Per loro, «vocazione» non è una parola fuori moda: «La nostra vita acquista un senso proprio se c’è una vocazione». Altri giovani spiegano: «Vocazione è mettere all’opera i nostri talenti, scoprirci amati e vederci alla luce di Dio», «vocazione è chi sono e come posso realizzarmi».

Una parola, dunque, conosciuta, ma non per questo facile. Una delle sfide che tanti evidenziano è intuire e poi vivere la propria vocazione nella società di oggi. «Si corre sempre – dicono –, non c’è tempo di fermarsi a riflettere». Sulle scelte di vita pesano anche le aspettative esterne: «A volte accettiamo compromessi per rispondere ai doveri che la società ci impone e per paura del giudizio degli altri».

Ai tavoli la vocazione è stata associata al tema del lavoro, che può essere una strada per realizzare la propria storia. Parlarne significa fare i conti con «precarietà», «paura», «instabilità»: sono orizzonti comuni ai giovani che oggi si affacciano al mondo professionale. Una delle conseguenze è la difficoltà a progettare un futuro per sé e con gli altri: «Si cade nello sconforto» testimoniano alcuni dei presenti. C’è anche la consapevolezza di vivere in un momento di transizione: domani ci saranno lavori che oggi ancora non ci sono, e c’è chi riesce a vederci strade nuove: «Questo tempo può essere un’opportunità».

Lavoro, sì, ma la vocazione si realizza anche nelle relazioni: «Scopriamo chi siamo insieme agli altri» sottolineano i partecipanti, «ma oggi viviamo in una società egocentrica, che trasforma le persone in individui sempre più isolati». C’è anche preoccupazione per alcuni coetanei: «Vediamo giovani che sono spenti: hanno atrofizzato i loro desideri». Anche per questo i ragazzi hanno chiesto aiuto: desiderano una Chiesa che si affianchi di più ai giovani e che esca dai suoi perimetri. «La ricerca di senso appartiene a tutti, credenti e non credenti», sottolineano più volte i giovani lombardi. Più di tutto, c’è fame di testimoni credibili, «consacrati o laici», perché «senza di loro non si alimenta il fuoco del desiderio, fondamentale per ogni vocazione»

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