Al via l'Appennino Foto Festival, sui Sibillini c’è un cammino che cura
La narrazione del parco, di un territorio, nel rapporto fra uomo e natura. Si parte il 2 aprile con la mostra antologica del collettivo Photonica3, “Nel segno della luce” al Forte Malatesta di Ascoli Piceno

L’Anno francescano, segnato dal cammino, dalla cura dei luoghi e dello spirito, e la rinascita dell’ex monastero di Belforte del Chienti (Mc), oggi in fase di trasformazione in una futura Scuola di Fotografia Naturalistica. Da queste due forze nasce il tema dell’edizione 2026 dell’Appennino Foto Festival: “Rigenerare. Dove il cammino cura”. Nato nel 2019 da una idea dell’associazione Ph3, la rassegna, con la direzione artistica di Stefano Ciocchetti, è un progetto culturale che in sei edizioni ha costruito un’identità precisa: narrare i Sibillini, la natura e la relazione tra uomo e paesaggio attraverso la fotografia. Partendo dai sei comuni marchigiani che lo ospitano – Belforte del Chienti, Caldarola, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo, Serrapetrona e Tolentino – il festival rafforza ora il proprio posizionamento nel panorama fotografico nazionale e internazionale (la presentazione, a cura di Denis Curti, nelle scorse settimane nella Galleria Still di Milano).
Tre i momenti chiave nel corso dell’anno. Il debutto il 2 aprile, con la mostra antologica del collettivo Photonica3, “Nel segno della luce”, al Forte Malatesta di Ascoli Piceno, in cartellone per tutto il mese. Le summer weeks tra fine giugno (26-29) e inizio luglio (3-5), cuore del festival, con incontri, laboratori e premiazioni dei concorsi internazionali Asferico e Ibc Photo Award. E infine la sessione autunnale con nuovi ospiti, mostre e approfondimenti legati al concorso Impressum. Momenti a cui si aggiungeranno passeggiate fotografiche.
Tra i fotografi coinvolti Emiliano Cribari (autore del manifesto), Alessandro Bergamini (che ha firmato la fotografia di copertina) e Cinzia Canneri. Un percorso che parla di natura, comunità e di cammino. E che porta alla rinascita, per ricomporre il legame profondo tra persone e luoghi, riscoprendo la bellezza come antidoto alle ferite. In un pezzo d’Italia segnato dal sisma nel 2016.

"Nel segno della luce", la mostra al Forte Malatesta di Ascoli Piceno
Dopo aver conquistato le giurie dei più prestigiosi concorsi mondiali di fotografia naturalistica, il collettivo fotografico Photonica3 annuncia il suo ritorno a casa con la prima mostra antologica che segnerà l'apertura ufficiale dell'Appennino Foto Festival 2026. Il valore artistico del collettivo, composto da sette fotografi del Maceratese, è stato infatti recentemente suggellato da una pioggia di riconoscimenti internazionali (in particolare per Marco Gratani, Stefano Ciocchetti e Luca Tambella) che ne confermano il ruolo di primo piano nella fotografia naturalistica e sono il frutto di un percorso lungo sedici anni: una ricerca costante che ha visto i membri del collettivo esplorare i territori del Nord del mondo, ma mantenendo sempre il cuore pulsante sui Monti Sibillini. Da questa sensibilità verso la natura è nato il progetto che oggi si fa mostra e libro: "Nel Segno della Luce". Non solo una rassegna di immagini, ma la sintesi di uno sguardo condiviso: il fotografare come atto di ascolto del genius loci, dove il paesaggio diventa un luogo interiore.





La mostra e il volume che la accompagna (realizzati con il contributo di NextAppennino e il patrocinio del Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, della Regione Marche, dei Cammini della rinascita, del Comune e dei Musei civici di Ascoli Piceno) saranno dedicati alla memoria di Lorenzo Lambertucci, amico e compagno di viaggi con cui il collettivo ha condiviso una parte fondamentale della propria crescita umana e professionale. «Il collettivo Photonica3 ci dimostra come dai territori dell’Appennino Centrale possano nascere esperienze di livello internazionale, capaci di parlare al mondo raccontando la bellezza e l’identità dei nostri luoghi - ha dichiarato il Commissario Straordinario al sisma 2016, Guido Castelli -. Questa mostra rappresenta un esempio concreto di come la cultura possa contribuire alla rigenerazione economica e sociale delle nostre comunità, parallelamente all’opera che stiamo portando avanti attraverso la ricostruzione materiale. Investire su arte, cammini e comunità significa anche restituire vitalità e futuro a questi borghi».
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