Parole che non conosco
Viaggio nel gergo dei nostri ragazzi per trovare una rotta di orientamento, un po' come per gli astronauti rientrati dalla Luna. (Spoiler: vi servirà)

Se non lo sai, “Il padre ignoto” è la rubrica familiare che affronta le piccole, grandi sfide della paternità oggi. Puoi leggere le puntate precedenti qui. Se invece vuoi dire la tua, puoi farlo utilizzando questa bacheca online, così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti. Non solo padri.
Una volta con i piedi ben a terra, di ritorno dalla Luna, ho avuto l’idea di giocare d’anticipo. Come l’inizio di quello straordinario concerto nel 1993 quando Peter Gabriel cantava da dentro una cabina telefonica rosso londinese, implorando “please, talk to me”, e poi sorprende tutti uscendo, tirandosi dietro con sé il filo della cornetta che magicamente si allunga sempre più, per avvicinarsi finalmente alla sua interlocutrice. E così ho chiesto a Giada ed Edoardo di mettermi alla prova, iniziando con loro una nuova forma di ascolto. Perché per ascoltare davvero occorre innanzitutto tacere. E lasciare che quel vuoto silenzioso che di conseguenza si crea, dentro di noi, finalmente si riempia di significati nuovi, sia pure inizialmente incomprensibili e per questo mai fino a quel momento davvero presi in considerazione.
Alla ricerca di un dialogo salvifico con i miei figli, mi sono così volontariamente sottoposto ad un durissimo quanto crudele test, chiedendo loro di scrivermi su un foglio di carta cinque parole a testa per capire come sono messo, attualmente, a vocabolario giovanile. Nonostante il loro sguardo, tra il divertito e il preoccupato, è stata per me una ripartenza davvero utile. Anche perché, prima di quel momento, avevo familiarizzato solo con una parola, “facile facile” però. Ed è quella che Edoardo, in certe sue giornate, pronuncia una volta su dieci.
Fra = amico. A volte anche un semplice intercalare con persone sconosciute ma della stessa età.
Esasperato da quel suono, ricordo di averla cercata sul sito online dell’Accademia della Crusca. E di averla trovata, con un certo stupore, proprio nell’ “elenco delle parole nuove”. Insieme ad un’altra, scelta dall’Accademia come parola giovanile del 2025. Con questa motivazione, che mi ha folgorato: “in un epoca caratterizzata da velocità e iperattività, dove la società richiede di essere sempre ‘sul pezzo’, reattivi e produttivi, il linguaggio giovanile risponde con una parola che invita a rallentare, a godersi il momento, a prendersi spazi di autentico relax”.
Chill = tranquillo.
“Chill papì!”, a dire il vero, da qualche tempo me le dice sempre anche Giada. Ed Edoardo rilancia, a livello personale: “pà, oggi sto nel chill”. E allora, anche voi che siete arrivati a seguirmi fino a qui: state chill! E mettetevi alla prova con il test dei miei figli preadolescenti: quante parole conoscete tra queste dieci (le prime cinque proposte da Edoardo, le altre da Giada)?
Aura (dal latino aura, che indica brezza o soffio d’aria) = punti immaginari che si guadagnano o perdono facendo determinate azioni nella vita quotidiana (es. tu cadi dalla sedia, io vengo e ti dico: “-1000 aura”). Si perdono con imbarazzo e si guadagnano con stile.
Palo = quantità elevata di denaro (es. diecimila euro). Da non confondersi con il noto rifiuto romantico o con il complice che sta di guardia durante una azione disonesta.
Scavallare = rubare qualcosa a qualcuno.
Shalla = sinonimo di chill.
Rimasto = chi fa cose di età inferiore alla sua (es. “Caio è proprio un rimasto!”)
Snitch = la spia o comunque chi ficca il naso negli affari altri.
Drip (dall’inglese to drip: gocciolare, metafora di grondare stile con vestiti o accessori trendy) = stile o abbigliamento top (es. “il tuo outfit drippa!”)
Cringe (dall’inglese to cringe: rannicchiarsi per un disagio fisico o emotivo) = qualcosa di imbarazzante o comunque fuori luogo (es. “troppo cringe quel ballo, papà!”).
Flexare (dall’inglese to flex: flettere i muscoli) = ostentare o vantarsi di qualcosa con orgoglio (es. “flexo con tutti questi soldi!”)
Slay = eccellere in qualcosa, con stile e sicurezza (es. “hai slayato con quel look!”)
Fare allenamento con parole nuove migliora la conversazione tra genitori e figli, o no?
N.N.
[13 - continua, forse. Qui le puntate precedenti]
Ci sono momenti in cui ci sembra di non sapere più nulla, e il nostro essere padri diventa sconosciuto. Ignoto, prima a noi che ai nostri figli.
E tu di quante parole nuove che utilizzano i tuoi figli conosci il significato?
Hai qualche consiglio/esperienza sul punto da condividere?
Se vuoi, puoi scrivere a ilpadreignoto@gmail.com e condividere le tue riflessioni ed esperienze. Contiamo di pubblicarle, anche tramite questo padlet (si tratta di una bacheca online), così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti.
E tu di quante parole nuove che utilizzano i tuoi figli conosci il significato?
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