Neutrali sempre. Sì, ma quanto?
Il 27 settembre gli svizzeri votano se rendere più rigide le regole della loro proverbiale equidistanza

Questo articolo è stato pubblicato sull'inserto per bambini di Avvenire del giovedì, Popotus: può essere curioso e interessante anche per i lettori adulti, ma soprattutto dagli adulti (genitori o nonni) può essere utilizzato per condividere un momento di lettura e confronto coi più piccoli.
Quando scoppia una guerra, tra i due contendenti la Svizzera sa sempre da che parte stare: né con l’uno né con l’altro. Il piccolo Paese da oltre un secolo ha scelto (e scritto nella sua Costituzione) la neutralità le cui regole presto potrebbero diventare ancora più rigide. Il 27 settembre gli svizzeri voteranno una proposta per obbligaare la nazione non solo a non partecipare alle guerre tra altri Stati ma anche a non aderire a nessuna alleanza militare e a non imporre sanzioni a Paesi in guerra. Oggi non è così: la Svizzera può adottarne e, dopo l’invasione dell’Ucraina, per esempio, ha applicato gran parte delle misure economiche decise dall’Unione Europea per penalizzare la Russia. È proprio questo fatto ad aver acceso la discussione: si può prendere posizione senza smettere di essere neutrali?
Mediatori tra chi litiga
Alla Svizzera l’idea di restare un Paese neutrale venne nel 1515: i soldati elvetici – sconfitti dai francesi nella battaglia di Marignano, vicino a Milano – impararono che in futuro sarebbe stato meglio tenersi fuori dai conflitti tra grandi potenze. Così fecero anche se, solo nel 1815 – finite le guerre condotte da Napoleone – gli Stati riconobbero la neutralità permanente della Svizzera che, dal 1848, la scrisse anche nella sua Costituzione. Non schierarsi ha permesso alla Svizzera di ospitare, a Ginevra, le sedi di organizzazioni internazionali e di fare da tramite tra Paesi che non riescono a parlarsi direttamente.
Se il conflitto ti circonda l’imparzialità un po’ affonda
Anche se rimase fuori dalla seconda guerra mondiale, la Svizzera fu toccata dal conflitto. Nel 1939 mobilitò l’esercito (sì, ne ha uno) per difendere i suoi confini e – dal 1940, quando la Francia fu conquistata – si trovò quasi del tutto circondata da territori controllati dalle potenze dell’Asse, Germania e Italia. La Svizzera, che aveva poche materie prime e dipendeva dall’estero per carbone e altri prodotti, mantenne rapporti commerciali anche con la Germania, che aveva iniziato il conflitto. Accolse decine di migliaia di profughi anche se le frontiere non furono aperte a tutti e altri, tra cui molti ebrei in fuga dai nazisti, vennero respinti.
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