Imprevisti di coppia: c'è un'arte del ricalcolo da imparare (senza perdere il cuore)

di Nicoletta Musso e Davide Oreglia
Quando la strada della vita insieme cambia all’improvviso, la tentazione è fermarsi, tornare indietro o cercare colpe. E invece si può imparare a ricalcolare: lasciare andare ciò che non serve più e ritrovare insieme la direzione
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September 19, 2026
Una foto del 1996 scattata al confine tra Italia e Austria. Una coppia passeggia lungo la strada, bloccata da file interminabili di auto
Una foto del 1996 scattata al confine tra Italia e Austria. Una coppia passeggia sotto la pioggia lungo la strada, bloccata da file interminabili di auto
Nicoletta Musso e Davide Oreglia sono sposati dal 1999 e sono genitori di 5 figli, lei è una mediatrice familiare, consulente in sessuologia e coordinatore genitoriale, lui coordinatore del centro diocesano Caritas. Sono autori e formatori, amano definirsi artigiani delle relazioni. Con loro prosegue la serie di riflessioni che troverai pubblicate sulla newsletter di Avvenire dedicata alle famiglie, “Sofia”: iscriviti gratuitamente. Qui invece le puntate precedenti.
C'è una parola che il nostro navigatore ripete più di qualsiasi altra durante i nostri viaggi di coppia e di famiglia: "Ricalcolo". Soprattutto in questi spostamenti estivi. Abbiamo impostato la meta, scelto la strada più veloce, siamo partiti convinti, preparati e pure gioiosi. Poi una deviazione, un cantiere, un incidente, si salta uno svincolo e insomma la strada scelta non è più praticabile. Il nostro navigatore non va in panico. Non dice "te l'avevo detto". Non si spegne neppure. Fa una cosa semplicissima e geniale: tiene ferma la meta e trova un'altra strada. Ecco la Spiritualità nella vita di coppia è tutta qui. Non è la capacità di non sbagliare mai strada o la fortuna di non incorrere in imprevisti, ma è l’apprendere l’importante arte del ricalcolo. Un lavoro che cambia, una malattia, un figlio che non arriva o che arriva e stravolge tutto, una differenza di carattere che all'inizio sembrava affascinante e ora è insopportabile, un tradimento, una stanchezza. La strada che avevamo immaginato non c'è più o non è più percorribile.
A quel punto ci sono tre tipi di reazioni. La prima è tornare indietro: «Ho/abbiamo sbagliato tutto, lo sapevamo già che non sarebbe stato possibile per noi, a noi va sempre tutto storto…». Sono le parole che si dicono i discepoli di Emmaus. Stanno andando via da Gerusalemme e si ripetono «Noi credevamo che fosse la volta buona, noi avevamo la quasi certezza che sarebbe andato tutto benissimo con Lui e invece è morto!». Sono parole così oscuranti che fanno correre loro il rischio di non accorgersi neppure di Gesù che cammina con loro! La seconda è fermarsi in mezzo alla strada e litigare su chi ha sbagliato a impostare il navigatore, a girare a quel bivio, a preparare i bagagli. Si risponde con l’attacco e si prosegue con la guerra. La terza, quella più spirituale e allo stesso tempo più efficace, è il ricalcolo. Che parte da un’attenzione fondamentale: quella di tenere il cuore.
È ciò che ci suggerisce il libro di Tobia all’inizio del viaggio (cfr cap.6) che cambierà le sorti di due famiglie, la sua e quella di Sara. Dopo essersi trovato un eccellente compagno che gli fa da navigatore (l’angelo Raffaele), il primo giorno di viaggio i due, dopo aver camminato fino al tramonto, decidono di fermarsi e di ristorarsi anche con un bel pediluvio al fiume. E lì nel riposo giusto di due viandanti, in un momento di relax ecco che un grosso pesce prova ad azzannare Tobia. Lui ritrae il piede spaventato ma il suo compagno lo ferma e gli dice “Afferra il pesce e non lasciarlo sfuggire!” e poi dopo “Aprilo, butta gli intestini, ma tieni il cuore, il fegato e il fiele.” Tobia ci racconta in questa scena che gli imprevisti arrivano anche quando abbiamo fatto tutto bene e siamo in ottima compagnia! Che la prima reazione è la paura e il primo istinto a volte è scappare. Ma se afferriamo il pesce, cioè se guardiamo in faccia l’imprevisto, impariamo che ci sono aspetti da tenere e altri da buttare. Il ricalcolo all’inizio ci spiazza e ci fa paura. Cambiare percorso e a volte progetto non è mai facile per nessuno. Ma se è vero che in questi frangenti ci sono cose da buttare (per esempio la lamentazione fine a se stessa, il sentirsi offesi quando ciò che uno dei due aveva proposto non si riesce a realizzare, il divenire disfattisti verso tutto, mangiarsi la speranza propria e pure quella dell’altro) dobbiamo ricordarci che ce ne sono altre da tenere!
Prima di tutto il cuore. Il cuore secondo noi è saper mettere al sicuro noi due, non perdere mai di vista la meta che siamo noi, la nostra relazione che evolve, che prova a tenere botta agli urti della vita, noi con il nostro progetto insieme. Noi con le nostre differenze, perché la tentazione che abbiamo un po’ tutti è pensare che ricalcolare viene bene solo se diventiamo uguali! Ma questo non è possibile. Noi siamo distinti, e lo saremo per tutta la nostra vita. Siamo distinti nel corpo, nel modo che abbiamo di ragionare, di amare, ma anche di camminare e mangiare, di dormire e di pregare. Distinti ma non distanti e in questo spazio che ci divide e che ci permette di vederci tutti interi, lì troviamo e ritroviamo la nostra destinazione (libera rielaborazione del pensiero di don Giorgio Mazzanti). Che è la versione migliore possibile di noi due oggi, imperfetti e acciaccati come siamo. Con la certezza che Dio per la nostra coppia ha solo piani A.
Buon ricalcolo a tutti!

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