ChatGPT e i compiti a casa: quando l’IA aiuta un figlio (ma poi i figli imparano davvero?)

Le ricerche più recenti dimostrano che l’IA può far risparmiare tempo e migliorare i risultati immediati, ma quando sostituisce il ragionamento rischia di indebolire l’apprendimento. La differenza, quindi, non la fa lo strumento in sé, ma il modo in cui viene integrato nello studio. Quello che i genitori devono sapere
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September 19, 2026
Un ragazzo studia nella sua cameretta. L'immagine è stata generata con l'IA per questo articolo dagli studenti delle Scuole Medie coinvolti nel progetto acutisai.it
Un ragazzo studia nella sua cameretta. L'immagine è stata generata con l'IA per questo articolo dagli studenti delle Scuole Medie coinvolti nel progetto acutisai.it
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Un tema su Manzoni scritto da ChatGPT, ma con una richiesta: inserire gli errori tipici di un quattordicenne… lo ha raccontato una madre al docente e divulgatore Vincenzo Schettini, ed è un episodio utile perché ci fa capire quanto l'intelligenza artificiale sia oramai parte integrante dello svolgimento dei compiti a casa. Del resto anche i numeri lo confermano: l'indagine «Io e l'Intelligenza Artificiale» di Indire e Festival dell'Innovazione Scolastica, presentata al Senato il 14 settembre, ha coinvolto 5.342 studenti di medie e superiori: il 94% usa strumenti di IA e l'84% li impiega anche per studiare. Sono i ragazzi stessi ad avvertire il rischio di un utilizzo troppo “delegante”, dato che il 44% teme di pensare meno con la propria testa. La ricerca, inoltre, descrive anche un «paradosso della fiducia»: chi si fida completamente dell'IA non verifica le informazioni, mentre controlla di più chi ha una fiducia moderata. Walter Quattrociocchi, direttore del Centro di Data Science and Complexity for Society della Sapienza, ha dato un nome a questo fenomeno: epistemia, cioè l'illusione di conoscenza prodotta da risposte che suonano autorevoli.

Voti migliori nei compiti, risultati peggiori nelle verifiche

Dall'illusione di conoscere si passa facilmente a quella di avere imparato, infatti gli economisti David Strömberg, Victor Lei e Yanhui Wu hanno seguito 26.811 studenti cinesi tra il 2022 e il 2025. Sei mesi dopo l'adozione dell'IA, i voti dei compiti a casa salgono del 18% e il tempo per svolgerli scende da 64 a 45 minuti, ma nei compiti in classe (che vengono svolti più o meno a cadenza mensile), gli studenti hanno ottenuto un punteggio del 20% inferiore rispetto alla media precedente all’adozione. Chi usa l'IA e impiega comunque un tempo simile a quello dei compagni che non la usano, ha registrato perdite di apprendimento molto più contenute, evidentemente perché utilizza l’Ai come assistente, senza delegare il ragionamento… quindi, i ricercatori hanno dedotto che la durata dei compiti è un indizio dell’autenticità dello studio.

Quando l’intelligenza artificiale aiuta davvero a imparare

Un altro studio pubblicato nel 2025 su Pnas da Hamsa Bastani e alcuni colleghi della Wharton School arriva a conclusioni simili attraverso un esperimento condotto in un liceo turco. Durante le esercitazioni di matematica, l'IA migliora i risultati; quando viene tolta, chi aveva delegato il ragionamento allo strumento rende meno. La flessione si affievolisce se l’assistente artificiale fornisce suggerimenti preparati dai docenti al posto delle soluzioni. Gli studenti che usavano l'IA, inoltre, sopravvalutavano la propria preparazione. Altre ricerche, come quella condotta a Harvard durante un corso di fisica, mostrano che un assistente artificiale progettato con criteri didattici fa imparare di più in meno tempo…conta molto, quindi, il modo in cui lo strumento è costruito e usato.

Serve cambiare approccio e metodo per i compiti a casa

Il conto, comunque, arriva al momento della verifica: a gennaio 2025 l'Università di Ferrara ha annullato un esame di Psicobiologia e Psicologia perché la media dei voti dei 362 partecipanti era stata molto alta e i docenti avevano subodorato l’utilizzo di ChatGPT, senza, però, riuscire a risalire ai responsabili. Nelle scuole, invece, alcuni insegnanti hanno cambiato completamente approccio: un docente di un istituto alberghiero di Castelfiorentino, per esempio, ha smesso di assegnare compiti a casa, poiché «nove volte su dieci le risposte vengono svolte dall'Ai» e preferisce far lavorare i ragazzi in classe.

Nuove regole e il ruolo dei genitori: vigilare

Il ministro Giuseppe Valditara ha annunciato una circolare più stringente sui compiti e sostiene che «dobbiamo rivalutare l'intelligenza umana nell'era dell'Intelligenza Artificiale», perciò il ministero ha comunque previsto circa 200 milioni di euro per l'IA, anche per estendere l’uso di assistenti virtuali fatti bene. Resta però aperta la questione della trasparenza: la rivista Roars ha messo in dubbio l'origine dei dati diffusi sulla prima sperimentazione. Il sociologo Mauro Magatti, dalle pagine del nostro quotidiano, ha ricordato che l'IA «è un “farmaco”: può essere insieme cura e veleno», per un genitore, chiedersi se un ragazzo la usi serve a poco, dato che quasi tutti lo fanno. È più utile vigilare per capire quanto tempo dedica ai compiti e se sa spiegare con parole sue ciò che ha consegnato: così si capisce se l'IA ha accompagnato il ragionamento o lo ha sostituito.

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