Così il Censis indagava sul sesso e invece ha trovato la relazione
La "sorpresa" dei ricercatori: l’80% degli italiani intrattiene rapporti sessuali esclusivamente con la persona con cui ha un rapporto stabile. Le esperte: la coppia "fissa" dà sicurezza e toglie l'ansia della prestazione

I ricercatori del Censis non si aspettavano che gli italiani, sotto le lenzuola, fossero tutt’altro che trasgressivi. Certo, ci sono le «pratiche sperimentali», le «geometrie variabili», ci sono gli incontri online, c’è il porno che entra prepotentemente anche nei rapporti intimi. Però, eccola, la «inattesa forza della stabilità», come si intitola un corposo capitolo della ricerca “Il piacere degli italiani” presentata a fine marzo e condotta su un campione rappresentativo di 1.000 persone tra i 18 e i 60 anni. Per dirla coi numeri: l’80% degli italiani intrattiene rapporti sessuali esclusivamente con la persona con cui ha un rapporto stabile di coppia, con una piccola forbice da segnalare tra gli uomini (75,4%) e le donne (85,8%).
È un dato che sfata la retorica prevalente nel nostro tempo secondo la quale “fluido” è bello e “fedele” è sinonimo di noia. Il rapporto del Censis ci dice tutt’altro: sono le coppie stabili a sperimentare una sessualità più intensa, cioè più frequente, rispetto ai single. E anche più soddisfacente: «La verità è che il 67% degli italiani – spiega l’istituto di ricerca – ritiene che nei rapporti di coppia che durano nel tempo non necessariamente è destinata a prevalere la noia poiché, visibilmente, sono convinti che sia possibile prevenire tale rischio». Dunque, vite concitate, stress, impegni di lavoro, figli e preoccupazione, non producano nelle coppie stabili una evaporazione della sessualità. Il perché lo spiega Mariolina Ceriotti Migliarese: la relazione stabile – dice la psicoterapeuta milanese, autrice di decine di libri sulla coppia – fornisce una cornice di sicurezza e di fiducia reciproca. E la fiducia è una potente generatrice di tenerezza, comprensione, scambio alla pari: «Oggi è molto presente nelle relazioni il tema prestazionale, creando paura e ansia nelle persone» continua Ceriotti Migliaresi. Nella relazione stabile, al contrario, la “prestazione” è sostituita dallo scambio reciproco. Dunque, se la predominanza dei rapporti sessuali all’interno di una relazione stabile è “inattesa” per il Censis, non lo è altrettanto per milioni di italiani. «Spesso c’è una lettura della sessualità che non corrisponde alla verità dell’esperienza delle persone. E l’esperienza ci dice che il massimo del piacere sessuale si ottiene quando si mettono insieme fisicità, mente e cuore, quindi all’interno di una relazione – continua l’esperta -. Vale per le donne ma anche per gli uomini, che sono molto più a loro agio quando escono dall’ottica prestazionale».
Insomma, il Censis investigava sul sesso e invece ha trovato la relazione. E così, come una conseguenza naturale vista l’alta considerazione che gli italiani (ancora) hanno dei rapporti stabili, il tradimento viene vissuto con grande dolore, come una violazione del patto implicito su cui si fondano tutte le storie di coppia, sposate o no. Il 62,3 per cento degli uomini e il 75 per cento delle donne infatti pensano che una “sbandata” del partner comprometterebbe irreparabilmente la relazione. Questa convinzione è condivisa da tutte le fasce d’età. Perché una condanna sociale così forte del tradimento, in una società che nel “per sempre” sembra non credere più? «Perché il tradimento mina alla base la relazione fiduciaria che è l’unico fondamento della relazione d’amore – insiste Ceriotti Migliarese -. In una coppia esiste un credito di fiducia: ciascuno si mette nelle mani dell’altro, e questo affidamento esige una risposta di responsabilità. Il tradimento è il crollo del patto di fiducia».. Oggi come ieri, nella precarietà di tanti altri aspetti dell’esistenza, la fedeltà resta un valore che dà senso e protegge la relazione.
Il tema è ben presente tra i giovani, per i quali la visione prestazionale della sessualità è ancora più pericolosa che per gli adulti.
«Il Censis mette in rilievo abitudini diversificate – analizza Elena Canzi, docente di Psicologia sociale e dei legami familiari alla Cattolica di Milano e coordinatrice dei corsi di Educazione alla relazione con il programma Teen Star –. C’è una quota di giovani che tende ad avere rapporti precoci, multipli e con modalità più esplorative. D’altra parte in quella che viene anche chiamata la “generazione ansiosa” si osserva una tendenza al “ritiro sessuale”, soprattutto nei maschi. La causa forse è nell’enfasi posta dalla nostra società sulle performance. Se anche la sessualità è vissuta nella dimensione della prestazione, non può che produrre ansia. E all’ansia si reagisce o con risposte impulsive, di consumo immediato, o con il ritiro». Colpa anche della pornografia, entrata di prepotenza nella vita degli adolescenti attraverso il digitale, ma che secondo il Censis riguarda tutte le età (il 66 per cento dei giovani tra i 18 e i 34 anni, intorno al 55% tra gli adulti guardano video porno da soli). «La pornografia veicola una visione della sessualità frammentata, meccanica, prestazionale, scissa dalla dimensione relazionale, fredda. Questo mette molta ansia, soprattutto tra i giovani – conclude Canzi -. La sessualità umana, al contrario, per essere vissuta pienamente richiede un’integrazione di mente, corpo e cuore dentro una relazione affettiva». Gli italiani lo sanno bene: coppia è bello, anche nell’intimità.
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