AAA Padri anormali cercasi

Non sempre la paternità coincide con il sangue o con i ruoli previsti: a volte nasce dalla cura, dalla fedeltà, dalla capacità di esserci
March 14, 2026
Alla ricerca del padre
Alla ricerca del padre
Se non lo sai, “Il padre ignoto” è la rubrica familiare che affronta le piccole, grandi sfide della paternità oggi. Puoi leggere le puntate precedenti qui. Se invece vuoi dire la tua, puoi farlo utilizzando questa bacheca online, così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti. Non solo padri.
Durante la gravidanza di Edoardo ho collezionato una serie spropositata di libri che ruotavano tutti attorno alla figura di un padre che, nella mia visione allora molto limitata, avrei definito “normale” nel senso proprio del termine: componente a pieno diritto di un nucleo familiare tradizionale, all’interno del quale un uomo e una donna divengono capaci di generare figli. E dentro quella norma, mia moglie ed io ipotizzavamo una sola eccezione: dopo la nascita del secondo, ci saremmo addentrati nel territorio che avrebbe semmai portato all’adozione (nazionale) di un “terzo”, numericamente quanto sostanzialmente parlando. Ma la vita ci ha regalato un diverso copione, e con le enormi difficoltà legate alla nascita del primogenito il passo per iscriverci ad un corso per genitori adottivi è stato breve. Con una sana, quanto poi folle, incoscienza. Ricordo ancora l’ingresso in quella sala del consultorio e il cerchio di una quarantina di sedie dove noi, arrivati peraltro in tutta fretta, abbiamo trovato gli ultimi due posti liberi.
L’illusione di essere nel posto giusto è durata il tempo del walzer delle presentazioni di rito, dopo l’introduzione, calda ed accogliente, di una brava psicologa. E il peso dello sguardo gelido di un esercito di occhi, tutti schierati e puntati fissi contro di noi, è stato davvero insopportabile in quel preciso momento: quello in cui, dalle nostre bocche, è uscita la frase finale “noi però un figlio lo abbiamo già, nato alcuni mesi fa”. L’assistente sociale ha poi illustrato i criteri di regola presi in considerazione dal Tribunale per i minorenni, tra i quali quello che “difficilmente una coppia che ha già uno o più figli viene selezionata”. A dire il vero ne ricordo un’altra, nella stessa nostra situazione: e la ricordo perché - a questo punto della scena e mentre la psicologa, riprendendo la parola, aggiungeva con garbo “ma voi potete comunque rimanere” - loro si alzano e, gentilmente, ringraziano e se ne vanno. Noi, invece, rimaniamo. Per tutti e tre gli incontri, dei quali conservo dentro di me – a distanza di ormai oltre 12 anni – una traccia meravigliosa per quanto essi abbiano saputo darmi, nonostante quelle premesse, nutrimento. Ogni tanto, quando osservo Giada crescere e con lei tutta la mia famiglia, mi capita ancora di pensare a quale diversa sorte siano andati incontro, loro. Che fine avrà mai fatto tutto quel desiderio, tanto strabordante quanto in quel momento doloroso, di diventare ugualmente genitori?
Ma la vita mi ha regalato anche il dono di avere un amico con il quale ho condiviso molti anni della reciproca adolescenza inquieta raggiungendo profondità oceaniche a parlare di tutto tranne che dei nostri rispettivi padri. Perché lui non amava farlo, ed il fatto che abitasse solo con sua madre ma non mi avesse mai parlato di un funerale non lasciava spazio ad altre ipotesi. Dopo oltre trent’anni ci siamo incontrati di nuovo, con più assiduità e maggiore capacità reciproca di raggiungere davvero gli abissi per arrivare al senso delle cose. E io gli ho finalmente confessato che l’avevo spesso invidiato, per come lui era riuscito negli anni ad entrare sempre più in piena sintonia con mio padre. Poi, non so come, il nostro discorso si è spostato su quella estate in cui mi aveva letteralmente trascinato in una comunità di disabili, per diventare anche io tutt’uno con loro per una intera settimana, una delle più significative del mio percorso di crescita. Ed è stato solo in quell’attimo, dopo tanti anni, che Liculo Sas mi ha parlato non tanto del padre che lo aveva abbandonato ma di tutti i padri che aveva incontrato, compreso il pedagogo che quella comunità aveva inventato. “In quel luogo scoprii anche io che in realtà ognuno di noi ha delle disabilità e che ognuno di noi ha inevitabilmente bisogno di qualcuno vicino, perché nessuno può illudersi presuntuosamente di bastare a sé stesso. Lui mi prese a cuore e ci frequentammo spesso. Era solito scrivermi delle lettere, cosa che nessuno aveva mai fatto. Erano delle lettere, più che “paterne”, che mi emozionavano tantissimo per i contenuti. Mi parlava di me, di come mi vedeva e delle mie potenzialità”. E mentre io, ad ascoltarlo, non riuscivo a trattenere le lacrime, lui concludeva così: “Non è sufficiente essere dei genitori per essere padri, ma sicuramente per essere dei padri non serve essere per forza dei genitori. Io lo posso testimoniare con assoluta certezza, io che di padri ne ho avuti tanti. Ognuno di loro ha avuto un ruolo fondamentale in momenti diversi della vita, aiutandomi costruire un piccolo pezzo di quello che sono. Ci sono stati tutti quando ci dovevano essere e si sono presi cura di me a modo loro. Io li amo tutti questi padri, che spero di non aver finito di incontrare”.
In questo 19 marzo ormai alle porte dove non a caso si festeggia Giuseppe, il padre putativo per eccellenza, riesco finalmente ad avere una visione più ampia e vera: famiglie non familiari, prive di legami di sangue, abitano le nostre città. Papà “anormali” ma per questo ugualmente straordinari camminano in silenzio, lasciando tracce indelebili lungo il percorso delle vite degli altri.
N.N.
[11 - continua, forse. Qui le puntate precedenti]
Ci sono momenti in cui ci sembra di non sapere più nulla, e il nostro essere padri diventa sconosciuto. Ignoto, prima a noi che ai nostri figli.
E tu hai mai fatto l’esperienza di avere dei padri putativi? Cosa scriveresti a loro, per ringraziarli? Cosa scriverebbero loro, invece, di te?
Se vuoi, puoi scrivere a ilpadreignoto@gmail.com e condividere le tue riflessioni ed esperienze. Contiamo di pubblicarle, anche tramite questo padlet (bacheca online), così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti.

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