È morto Alex Zanardi, l'uomo che amava la vita a oltranza

L'ex pilota di Formula 1 e campione paralimpico aveva 59 anni. Ironico e capace di un ottimismo a oltranza, aveva un segreto: la teoria dei cinque secondi in più
May 2, 2026
È morto Alex Zanardi, l'uomo che amava la vita a oltranza
Alex Zanardi in hanbike / ANSA
«È possibile che il fulmine che m’è arrivato tra capo e collo una volta mi colpisca nuovamente…». Così disse un giorno Alex Zanardi, quasi se l’aspettasse. Il primo fulmine gli aveva tranciato le gambe il 15 settembre 2001 sulla pista tedesca di Lausitzring. Il secondo lo aveva sbattuto contro un camion il 19 giugno 2020, frantumandogli il capo. Lui sapeva che sarebbe stato possibile, ma… «Ma rimanere a casa per evitare e scongiurare questa ipotesi significherebbe smettere di vivere, quindi no, io la vita me la prendo». Poi niente più fulmini ma un mesto tramonto a casa, accudito dalla moglie Daniela e dal figlio Nicolò. Fino alla morte, oggi, a 59 anni.
Questo, oltre a molto altro, era Alex Zanardi: un uomo che amava la vita con la forza, la tenacia, la passione intensa degli ottimisti a oltranza. Quella vita così amata non era sempre stata tenera con lui. Nato il 23 ottobre 1966 a Bologna ma di casa a Castel Maggiore, aveva già vissuto il dolore per la morte della sorella Cristina, nel 1979, in un incidente stradale. Quasi per caso era salito ragazzino su un kart cominciando a girare sulla pista veloce, sempre più veloce, mettendosi alle spalle tutti gli altri. Vinceva e sorrideva, già. Ma sorrideva perché vinceva o vinceva perché sorrideva? Presto la vita avrebbe dato un risposta definitiva alla domanda. Dopo i kart, poco più che giocattoli, fa sul serio: Formula 3, Formula 3000 e Formula 1, dove entrerà e uscirà con scarsa fortuna per ben due volte. I successi arrivano negli Usa con il circo del Cart, dove è campione per due volte nel 1997 e nel 1998. Fino al fulmine di quel 15 settembre, quattro giorni dopo le Torri gemelle.

Dall'incidente all'ironia

«Sono sopravvissuto con un litro di sangue in corpo» dirà poi, dopo 16 operazioni e 7 arresti cardiaci. Rimasto senza gambe, scherza: «Il vantaggio è che non rischio più di buscarmi il raffreddore andando in giro scalzo». Già, l’ironia. Esercizio difficile, non compreso da tutti. Ad Alex Zanardi riusciva bene perché lui l’ironia la esercitava innanzitutto, anzi quasi esclusivamente, su se stesso. L’autoironia se la faceva scivolare addosso soave e leggera, allegra anche quando era oggettivamente crudele nel far riferimento alla sua menomazione. L’ironia non si apprende, ce l’hai addosso. E la rara, formidabile miscela di autoironia e ottimismo non solo gli salvò la vita quel 15 settembre e dopo, ma fu la molla che lo consacrò tra i grandissimi. Tra gli eroi.
Che cosa gli succede esattamente quando si risveglia senza arti inferiori? Roberto Vecchioni, nella canzone Ti insegnerò a volare, dedicata ad Alex, lo spiega nel ritornello: «Se non posso correre e nemmeno camminare, imparerò a volare». In prosa e senza musica, Zanardi confermerà: «Quando mi sono risvegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa». Questo significa essere ottimisti: non piangersi mai addosso, non restare schiacciati sotto la zavorra della perdita e del dolore ma guardare oltre. Non posso correre? Imparerò a volare.

Il secondo trionfo paralimpico

Per questo Zanardi è stato un eroe. Verrà la stagione delle vittorie ai Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016, con lui che pur non essendo più un ragazzino decide che il suo nuovo motore saranno torace e braccia, ossia quel che gli era restato insieme all’organo più importante di tutti, il cervello. Mettersi a mulinare le pedivelle dell’handbike è applicazione e fatica, altro che schiacciare l’acceleratore. Ma Alex si mette alla prova e vince, Olimpiadi e campionati mondiali, perfino la Maratona di New York nel 2011. Esagera, quando il 12 dicembre 2014 alle Hawaii partecipa a una gara di Triathlon Ironman: 3,8 chilometri a nuoto, 180 in handbike e 42 in carrozzina olimpiaca, il tutto in 10 ore di gara.
Era al culmine della sua seconda vita: «Avevo due possibilità – raccontava – rinunciare o cercare di appassionarmi a un nuovo progetto… Oggi sono una persona molto felice, talmente felice da dire che l’incidente è stata la cosa più bella che mi potesse capitare». Non era qualcosa di previsto, anzi. Dopo aver visto il film Nato il quattro luglio, diretto da Oliver Stone, con Tom Cruise nei panni dell’ex marine Ron Kovic, rimasto inchiodato sulla sedia a rotelle per una ferita in Vietnam e divenuto attivista e scrittore, Alex promette a se stesso: meglio morire che finire così… Invece, quando capita a lui, diventa esempio e bandiera: «Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era solo con me stesso. Ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio».
Ironico, ottimista e sorridente. Nessuno ha mai visto Alex Zanardi incupito e arrabbiato, morso dalla tristezza. Eppure di motivi ne avrebbe avuti. Ma lui sorrideva sempre, trasmettendo un amore per la vita contagioso perché autentico: no, non stava fingendo. Determinato, appassionato ma non malato di successo, anzi. Sdrammatizzava, se a una manifestazione era accolto da una standing ovation: «Mi fate emozionare così tanto che mi tremano le gambe». Non era un ossessionato dalla prestazione e dalla vittoria ed era sincero quando confidava: «Le corse rappresentano una buona fetta della mia storia, ma non sono la parte più importante. Le più grandi passioni sono mio figlio Nicolò, le tagliatelle al ragù di mia madre e mia moglie Daniela. Non necessariamente in quest’ordine».

La teoria cinque secondi in più

Ma perché, specialmente nella sua seconda vita, riusciva a vincere così spesso? «I cinque secondi in più». Una teoria e un metodo illuminanti, specialmente per chi si ritrova sgonfio di energie proprio sul più bello di tante vicende della propria vita, sportive come lavorative, sentimentali, umane: «Manca poco alla fine e ti ritrovi a secco, non ce la fai proprio più e hai la tentazione di mollare. Allora mi dico: ancora cinque secondi, cinque secondi appena. Trova la forza da qualche parte, stringi i denti e vai, per cinque secondi. Accade spesso che gli altri non abbiano quei cinque secondi in più, ma tu sì, e ce la fai».
A questo punto dovrebbe essere chiaro. Alex “vinceva” perché sorrideva, non viceversa. Starà sorridendo anche adesso, Lassù, felice di averla assaporata fino in fondo la vita, ogni singolo attimo che gli è stato concesso. E se vogliamo riascoltare la sua voce, cerchiamola nel film d’animazione Cars – Motori ruggenti (2006): il carrello elevatore Guido parla in emiliano. È la sua voce, di Zanardi, che si sarà divertito un sacco. Siamo convinti che a lui piacerebbe così.

Le reazioni

«È con profondo dolore che la famiglia comunica la scomparsa di Alessandro Zanardi, avvenuta improvvisamente nella serata di ieri, 1° maggio». Così la nota della famiglia nell'annunciare la morte del grande campione che avrebbe compiuto 60 anni il prossimo ottobre. «Alex si è spento serenamente, circondato dall'affetto dei suoi cari - si legge - la famiglia ringrazia di cuore tutti coloro che in queste ore stanno manifestando vicinanza e chiede il rispetto del proprio dolore e della privacy in questo momento di lutto». Le informazioni sulle esequie saranno comunicate successivamente.
«Come l'intera Italia avverto profondo dolore per la morte di Alex Zanardi. Sportivo di eccelse qualità, ha dimostrato straordinaria personalità anche dopo il gravissimo incidente che ha subito». Lo dichiara il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Divenuto campione paralimpico, è stato per tutti questi anni punto di riferimento di tutto lo sport, amato e ammirato anche per il coraggio, la resilienza e la capacità di trasmettere entusiasmo», aggiunge il Capo dello Stato. «La sua figura ha rappresentato punto di riferimento anche oltre il mondo dello sport e lo rimarrà nel ricordo degli italiani. Esprimo alla famiglia la vicinanza della Repubblica».
«L'Italia perde un grande campione e un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova della vita in una lezione di coraggio, forza e dignità», scrive su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ricordando che «Alex Zanardi ha saputo rimettersi in gioco ogni volta, affrontando anche le sfide più dure con determinazione, lucidità e una forza».
«È con sincero e profondo dispiacere che ho appreso la notizia della scomparsa di Alex Zanardi, straordinario esempio di forza, coraggio e determinazione», afferma il presidente del Senato Ignazio La Russa. «Un grande campione italiano, capace di trasformare le difficoltà in un messaggio di speranza per tutti. Alla sua famiglia rivolgo le più sentite condoglianze, mie personali e del Senato della Repubblica», aggiunge.
«Alex ha saputo trasformare la cultura del nostro Paese, ha regalato gioia e felicità alle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e speranza a tante persone in Italia e nel mondo. Credo che questi siano i successi più importanti, ancora più dei suoi numerosi e incredibili successi sportivi. Senza di lui siamo tutti un po' più soli. Resta il suo sorriso, eredità imperitura e sprone a non mollare mai, a guardare alla vita con gli occhi e la gioia di un bambino». Queste le parole del presidente della Federazione Ciclistica Italiana Cordiano Dagnoni in merito alla morte di Alex Zanardi.

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