Vertenza Natuzzi bloccata: il Mimit chiama solo le Regioni

Martedì il vertice del governo con Puglia e Basilicata Insorgono i sindacati: sconcertante la nostra esclusione dopo le proteste centinaia di posti a rischio
April 26, 2026
Vertenza Natuzzi bloccata: il Mimit chiama solo le Regioni
Lo stabilimento Natuzzi a Santeramo in Colle (Bari)
Un tavolo istituzionale con l’esclusione dei sindacati. La vertenza Natuzzi si è impantanata dopo che l’accordo sulla riorganizzazione del gruppo è sfumata per la distanza incolmabile tra le proposte della proprietà e le richieste dei rappresentanti dei lavoratori. A gettare benzina sul fuoco arriva adesso la decisione del ministero del Made in Italy e delle Imprese di convocare martedì prossimo al tavolo le Regioni Puglia e Basilicata, cuore produttivo dei divani e dei mobili Natuzzi, «al fine di coordinare un’azione sinergica delle istituzioni nella gestione della crisi aziendale». La totale assenza di comunicazione e il mancato invito a partecipare è stato definito un atto «sconcertante e gravissimo» dalle segreterie nazionali di FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Filcams, Fisascat e Uiltucs anche alla luce della mobilitazione delle ultime settimane. Il 22 aprile c’è stato uno sciopero al quale ha aderito oltre il 90% dei lavoratori. Per i sindacati il piano Natuzzi è inaccettabile perché prevede tagli, chiusure, dismissioni e ulteriori delocalizzazioni. Il gruppo produce divani e arredamento dal 1959 non solo in Puglia e Basilicata ma anche in Friuli-Venezia Giulia e Romania. Al momento occupa 1850 persone. Lo scorso novembre ha annunciato una riduzione del personale (circa 480 gli esuberi previsti) per recuperare produttività in un contesto di drastico calo delle vendite a livello internazionale. Da qui la decisione di chiudere il sito di Jesce 2 (Santeramo in Colle), vendere lo stabilimento di Ginosa (già oggi non utilizzato), ma anche di incentivare all’esodo i lavoratori prossimi alla pensione, ricollocandone altri in imprese del territorio. L’ultimo documento presentato ai sindacati tratteggiava un quadro ancora più fosco: altre attività delocalizzate all’estero, maggiore utilizzo della cassa integrazione nelle fabbriche italiane (che passerebbe dal 45% al 70%), offerte da 50mila euro in cinque anni per le uscite che nel frattempo sono diventate obbligatori. Per i sindacati l’unica via per ridurre la cassa integrazione sarebbe il rientro delle produzioni dalla Romania: «Non è accettabile – sottolineano – che il lavoro resti all’estero mentre in Italia si ricorre pesantemente alla cassa integrazione». Nel 2024 Natuzzi aveva riportato in Italia una produzione dalla Cina, per servire il mercato del Nord America. Scelta obbligata per contenere l’impatto dei dazi doganali e rendere più “produttive” le fabbriche italiane in sofferenza. La speranza era che un copione simile si ripetesse con le produzioni in Romania, ma così non sembra.
Nei prossimi giorni oltre al tavolo al Mimit sono previsti altri due incontri istituzionali. Un Consiglio comunale monotematico congiunto tra i Comuni di Santeramo in Colle e di Altamura, in provincia di Bari, con all’ordine del giorno la vertenza Natuzzi è stato convocato per giovedì mentre mercoledì tornerà a riunirsi il tavolo interregionale del mobile imbottito e dell’arredo. Sono 611 le aziende del settore operanti nelle due regioni, con il numero prevalente di imprese (oltre due terzi) nel triangolo compreso fra i due comuni baresi e Matera. In totale l’occupazione è di 9214 addetti. Lunedì scorso l vescovo di Castellaneta Sabino Ianuzzi ha ricevuto una delegazione dello stabilimento di Laterza in provincia di Taranto definendo la vertenza una «una ferita aperta per tutto il territorio» e sottolineando la necessità di «una rete istituzionale» per tutelare il lavoro.
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