Sostituire dipendenti qualificati con l'intelligenza artificiale? Molte aziende in Germania ci stanno pensando
Studio Ifo, soprattutto nel commercio e nei servizi. Nel 2026 150.000 lavoratori già colpiti. Metà del giovani tra 17 e 29 anni molto preoccupati.

Usare l’intelligenza artificiale per sostituire dipendenti laureati e ben qualificati. Non è un’idea peregrina, ma una possibilità cui sta pensando circa un’azienda su cinque in Germania tra quelle che già utilizzano questa tecnologia, stando a uno studio pubblicato dall’Istituto economico Ifo di Monaco di Baviera. L’idea è quella di sostituire dipendenti con alte qualifiche, e dunque più costosi, con altri a basse qualifiche e decisamente più economici, coadiuvati però dall’intelligenza artificiale. In altre parole, il computer compenserebbe le conoscenze mancanti al dipendente utilizzato per una specifica mansione. «L'intelligenza artificiale — spiega la ricercatrice dell’Ifo Anna Ruffert, che ha curato il rapporto — sta trasformando il mondo del lavoro, e in alcune aree può sostituire almeno in parte qualifiche ed esperienza».
Complessivamente, in media a dirsi pronto a questa radicale trasformazione, secondo lo studio, è il 19,2% delle aziende tedesche che già utilizzano Ia. Il quadro, naturalmente, è variegato a seconda dei comparti. I più interessati sono gli operatori del commercio (28,6%), seguiti dai fornitori di servizi (19,7%). La propensione è meno forte nell’ambito dell’industria (14,3%) e ancor meno dell’edilizia (solo il 9,3%). Quest’ultima è l’unica in cui compare una componente (circa un terzo) secondo cui anzi questa operazione sarebbe «impossibile». Per il momento, comunque, ancora il 30,4% delle imprese ritiene «difficile» sostituire dipendenti qualificati utilizzando l’Ia a sostegno di altri a bassa qualifica. Anche qui il quadro è variegato: per l’edilizia la cifra è del 38%, per l’industria del 33%, per i servizi del 30%, per il commercio appena il 23%.
«L’esperienza professionale – avverte comunque Ruffert – è evidentemente qualcosa che risulta più difficile da compensare con l’intelligenza artificiale che non la qualifica universitaria». Va detto però che c’è un’ampia zona d’incertezza: in media, il 25,4% delle imprese tedesche che utilizzano l’intelligenza artificiale definisce «né facile né difficile» sostituire lavoratori qualificati con altri a bassa qualifica aiutati da questa tecnologia, in altre parole non si esprimono ancora.
Siamo, in realtà, probabilmente all’inizio di uno sviluppo, molti restano alla finestra e osservano quello che accade nelle aziende che si sono lanciate in questa operazione. Uno sviluppo, d’altro canto, che rafforza l’allarme sui rischi di perdite di posti di lavoro legate a questa tecnologia di punta. Secondo un sondaggio dell’Istituto Gallup pubblicato negli Usa ad aprile, condotto su un campione di 1.572 persone tra i 14 e i 29 anni (la “generazione Z”) tra il 24 febbraio e il 4 marzo 2026, è proprio tra i giovani e giovanissimi che dilaga la paura di esser rimpiazzati dai computer: stando alla ricerca, per il 48% degli intervistati ritiene che i rischi legati a IA siano superiori ai benefici che si possono avere (solo per il 15% è il contrario).
Timori non certo infondati. Complessivamente, secondo il sito Usa programs.com (specializzato nella consulenza alle carriere informatiche), nel solo 2026 sono 150.000 i lavoratori colpiti da misure legate a Ia, nel 2025 erano 100.000. Tra le grandi aziende che annunciano tagli per quest’anno si possono citare Amazon, Citigroup, Lufthansa, Meta (la casa madre di Facebook, Instagram, Whatsapp), Microsoft, PayPal, la società di spedizioni internazionali Ups. E sono solo alcuni esempi.
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