domenica 10 dicembre 2017
La prima obbligazione è del Forsinone, boom di raccolte fondi per i piccoli club
Fausto Zanetton, ceo di Tifosy

Fausto Zanetton, ceo di Tifosy

La lampadina si è accesa tre anni fa, nel corso di una chiacchierata tra due amici: un ex campione del calcio italiano trasferitosi in Gran Bretagna al termine della carriera e un esperto finanziario che in passato ha lavorato per colossi come Goldman Sachs e Morgan Stanley. Seduti attorno a un tavolo, Gianluca Vialli e Fausto Zanetton hanno cominciato a discutere di calcio e, in particolare, di due nuove tendenze legate al mondo del pallone: rispondere alle esigenze di società alla ricerca di nuove fonti di finanziamento e studiare un meccanismo che consenta ai supporter interessati (ma anche ai non tifosi) di poter investire in una squadra, avendo ovviamente un ritorno economico. È iniziata così l’avventura di 'Tifosy', la startup fondata da Zanetton e Vialli che, attraverso una piattaforma di crowdfunding, ovvero di raccolta fondi online, consente ai club di lanciare iniziative specifiche che vengono realizzate grazie al contributo di chi ritiene quel progetto finanziariamente interessante. L’attività è regolata dalla Financial Conduct Authority (FCA) inglese, che svolge in Gran Bretagna più o meno le stesse funzioni della Consob nel nostro Paese.

Circa 15 società calcistiche tra Italia e Inghilterra hanno già 'testato' il sistema per garantirsi nuovi flussi di entrate volte a migliorare le proprie infrastrutture. L’ultima iniziativa in ordine di tempo ha visto protagonista il Frosinone, che il 1° dicembre ha avviato una campagna di crowdfunding, diventando la prima società del calcio italiano a lanciare mini-bond per disporre di risorse da utilizzare in progetti legati al club. Nel giro di una settimana, sono stati raccolti già quasi 400mila euro, per cui l’obiettivo dell’operazione (un milione di euro entro gennaio) sembra assolutamente alla portata. Il primo passaggio prevede che i fondi raccolti vadano investiti nel nuovo stadio. Il resto servirà al completamento di altre strutture del centro sportivo. Come funziona per i tifosi- investitori? La spesa minima, in questo caso, è di 500 euro per comprare obbligazioni con un ritorno cash del 5% a cui si aggiunge un 3% di bonus (abbonamenti o biglietti per lo stadio e merchandising vario). A ispirare la dirigenza del Frosinone è stata un’operazione identica realizzata recentemente con un club in una serie minore del calcio inglese, cioè lo Stevenage, che attraverso i mini-bond ha raccolto 600mila sterline per costruire una nuova tribuna nel suo stadio. Collaborazioni simili, in questi anni, sono state siglate da 'Tifosy' in Inghilterra con Portsmouth, Fulham e Bradford City. Mentre in Italia hanno interessato il Carpi e il Parma.

Il guadagno per la startup è dato da una percentuale (variabile) sulla singola campagna di raccolta. «L’idea di base è quella di aprire il capitale del club a nuove opportunità che vadano oltre i canali tradizionali – racconta Zanetton, ceo della startup con sede a Londra e con dieci dipendenti –. Il modello del presidente come una sorta di padrepadrone del club, del resto, sembra già meno diffuso rispetto al passato e ci sarà sempre più bisogno di un management con competenze finanziarie di alto livello nelle società di calcio». Finora, ad avvicinarsi a 'Tifosy', sono state soprattutto società medio-piccole, anche se a breve, secondo Zanetton, arriverà anche il turno di club più grandi: «Siamo in trattativa per avviare collaborazioni con squadre di Serie A, Premier league e che disputano la Champions. Contiamo già dal 2018 di stringere accordi con alcune di queste società». La scelta di ricorrere alla raccolta fondi online è dettata quasi sempre da esigenze di tipo infrastrutturale. Tradotto: la costruzione di stadi, impianti sportivi per allenarsi o musei sulla storia del club. «È un trend destinato a crescere soprattutto in Italia, dove gli stadi di proprietà sono ancora pochissimi e gli investimenti sugli impianti piuttosto ridotti», conferma il numero uno di 'Tifosy'.

È escluso, invece, che un club possa affidarsi al crowdfunding per comprare un giocatore: «Le regole Uefa e Fifa giustamente non consentono la partecipazione di investitori o tifosi all’acquisto di un singolo calciatore, anche perché a quel punto scatterebbe una sorta di forma di 'schiavitù', con persone fisiche proprietarie di quote del cartellino di un atleta». Gli obiettivi futuri di 'Tifosy' prevedono una crescita a 360 gradi: dal numero di Paesi in cui operare a quello degli sport da coinvolgere: «Per il calcio puntiamo a partnership in Germania, Spagna e Francia, cioè dove si giocano i principali campionati europei – ragiona il manager – . Ma c’è pure l’intenzione di esplorare nuovi mondi, magari arrivando a lanciare campagne con club di baseball in Giappone o squadre di pallavolo in Brasile».

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