venerdì 13 ottobre 2023
A Napoli con il Forum Disuguaglianze e Diversità il secondo incontro nazionale delle realtà e del movimento per andare oltre l'impresa sociale, mettendo al centro le persone fragili e gli esclusi
Nel laboratorio di Officine Gomitoli, esempio napoletano di "intrapresa sociale"

Nel laboratorio di Officine Gomitoli, esempio napoletano di "intrapresa sociale" - Officine Gomitoli

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Il primo equivoco è nel nome: impresa sociale. « È, a tutti gli effetti, un ossimoro », dice Giancarlo Carena, presidente della cooperativa agricola Monte San Pantaleone. « Per questo, quando ci siamo riuniti a Trieste nell’ottobre dell’anno scorso, tra “impresa” e “sociale” mettemmo una barra». Dall’impegno della sua cooperativa e da quello che chiama il «gruppo triestino » a ripensare l’impresa sociale è nato il convegno “Fare intraprese sociali”, promosso dal Forum Disuguaglianze e Diversità, che tra oggi e domani si svolgerà a Napoli. Compito del convegno sarà elaborare una «Carta dell’intrapresa sociale», che per definizione sarà «aperta».

«Noi preferiamo parlare di “intrapresa sociale”– spiega Carena –. Negli anni, la parola “impresa” ha preso il sopravvento sul “sociale”, complice anche un quadro normativo che ha favorito questo slittamento. L’espressione “impresa sociale” può significare una cosa, ma anche il suo contrario. Parlare di “intrapresa sociale” piuttosto che di “impresa sociale” consente, tra le altre cose, di allargare il campo», rivendica il presidente della cooperativa triestina.

Tra il convegno di Trieste e quello di Napoli c’è stato un anno di dibattiti, che ha consentito alla riflessione nata all’interno del gruppo promotore di espandersi su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo non solo il mondo del Terzo settore, ma anche persone che lavorano nelle istituzioni e ricercatori. Ora si riuniranno a Napoli per definire l’intrapresa sociale. «Sono 400 le persone che si sono confrontate sull’intero territorio nazionale, costituendo una vera e propria carovana di avvicinamento al convegno di Napoli. E sono cinque i punti fondamentali, elaborati da Franco Rotelli, psichiatra, collaboratore di Franco Basaglia, intorno ai quali ruoterà il nostro dibattito».

Cinque punti fondamentali che dicono cos’è l’intrapresa sociale. Il primo è quello più caratterizzante: « L’intrapresa sociale è innanzitutto quella che contribuisce alla costruzione delle condizioni affinché ciò che per l’ordine sociale è incompatibile diventi compatibile e trovi spazio nel mondo. In ogni caso, al centro dell’intrapresa sociale ci sono i soggetti fragili, chi è incapacitato e invalidato e deve essere reso invece emancipato e capacitato. Questo è invece il senso del secondo punto elaborato da Rotelli». Seguendo gli altri tre punti, l’intrapresa sociale è quella che «rammenda le lacerazioni interne alla società, coltiva bellezza e si regge su un’alleanza tra pubblico e privato basata su compromessi al rialzo, non al ribasso».

Al convegno di Napoli saranno protagoniste anche alcune esperienze che incarnano i cinque cardini sui quali si baserà la “Carta aperta dell’intrapresa sociale”. Tra queste c’è Officine Gomitoli, creata dalla cooperativa Dedalus di Napoli. Dedalus, nata nell’81, si è trovata a un certo punto di fronte alla necessità di creare un dialogo con gli abitanti originari dell’area di Porta Capuana, la più multietnica della città, nella quale la cooperativa opera. « Non sempre capivano il nostro lavoro, che fin dal primo momento si è rivolto in particolare ai migranti – spiega Elena De Filippo, presidente della cooperativa napoletana –. Abbiamo pensato così di creare un luogo aperto al territorio, al centro del quale abbiamo messo l’arte: è così che sono nate le Officine Gomitoli».

Un luogo, questo, diventato man mano un punto di riferimento soprattutto per i più giovani residenti dei quartieri vicini alla stazione Centrale. « Le Officine Gomitoli sono un luogo d’incontro, nel quale trovano spazio le arti visive. Abbiamo anche una web radio, facciamo sostegno allo studio… Ma per i nostri ragazzi è soprattutto un punto di riferimento in cui potersi anche solamente incontrare o dare appuntamento per poi fare una passeggiata altrove: un luogo che loro sentono proprio. Non ci siamo fermati nemmeno durante i periodi più duri della pandemia di Covid-19. Abbiamo continuato online: ce lo chiedevano proprio i ragazzi».

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