lunedì 15 aprile 2024
I conti pubblici del Paese sempre più lontani dai parametri Ue. Nel Def si prevede si superare la soglia psicologica dei 3mila miliardi già dal 2025
La sede della Banca d'Italia a Roma

La sede della Banca d'Italia a Roma - Ansa

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Il debito pubblico torna a salire in attesa di sfondare, l’anno prossimo, la soglia psicologica dei 3milia miliardi di euro prevista dal Def approvato dal governo la scorsa settimana.

La Banca d'Italia nella pubblicazione statistica "Finanza pubblica: fabbisogno e debito" ha fotografato quello di febbraio. In aumento, dopo il calo registrato a gennaio, di 22,9 miliardi rispetto al mese precedente e pari a 2.872 miliardi. L'incremento è dovuto al fabbisogno (14,1 miliardi) e all'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (8,6 miliardi, a 42,8); vi ha inoltre contribuito l'effetto complessivo di scarti e premi all'emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione dei tassi di cambio (0,3 miliardi). Con riferimento alla ripartizione per sottosettori l'aumento è interamente riconducibile alle Amministrazioni centrali; il debito delle Amministrazioni locali e quello degli Enti di previdenza sono infatti rimasti sostanzialmente invariati. La vita media residua è risultata pari a 7,9 anni, come nel mese precedente. Alla fine di febbraio la quota del debito detenuto dalla Banca d'Italia è lievemente diminuita al 24%; quella detenuta da non residenti è pari al 27,9%, mentre quella in capo agli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) è stata pari al 13,5%.

Le stime del Def: dal 2025 sopra i 3mila miliardi. Il debito pubblico dell'Italia romperà la soglia psicologica dei 3.000 miliardi di euro a partire dall'anno prossimo. Lo prevedono le tabelle del Def 2024, secondo cui dai 2.981 miliardi di euro attesi per quest'anno il passivo totale della Pa salirebbe a 3.110 miliardi nel 2025, a 3.224 miliardi nel 2026 e a 3.306 miliardi nel 2027, anno in cui inizierebbe una traiettoria discendente del rapporto debito/Pil.

Il rischio di una procedura d'infrazione. Dato l’elevato deficit di bilancio dell’Italia e la crescita relativamente debole prevista per i prossimi anni, molto probabilmente l’Italia non riuscirtà ad allineare le proprie finanze pubbliche ai target dell’Ue che entreranno in vigore quest’anno e sarà uno dei dieci Paesi, compresa la Francia, a violare i parametri fiscali: deficit/Pil al 3% e il debito/Pil al 60%. Tutto questo potrebbe comportare sanzioni da parte della Commissione europea.

Il governo punta ad un piano settennale per risollevare i conti pubblici. Proprio per questo l'Italia intende concordare con l'Ue un piano di aggiustamento dei conti in sette anni, come ha spiegato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti nell'introduzione al Def. Il debito pubblico in risalita "è pesantemente condizionato dai riflessi per cassa del superbonus nei prossimi anni" ha ricordato Giorgetti. Soltanto a fine giugno Eurostat spiegherà come conteggiare i crediti 2024 e quelli incagliati, un chiarimento destinato a modificare i numeri del deficit sia di quest'anno che dei prossimi. Al momento, il governo stima un disavanzo compreso in una forchetta tra il 4,2% e il 4,4%.

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