giovedì 19 febbraio 2015
La denuncia di Caritas Europa e Caritas italiana: l’Ue, che si era impegnata a diminuire il numero dei poveri con la Strategia di Lisbona, ne ha aumentato il numero.
EDITORIALE Dopo 7 anni di crisi e iper-rigorismo di Francesco Riccardi
In Europa 123 milioni di persone (24,5% della popolazione), 1 su 4, sono poveri, un dato in aumento perché aggravato dalla crisi e dai tagli dei governi al sociale, che hanno provocato le conseguenze maggiori proprio sui poveri, paradossalmente arricchendo i più ricchi. Ma le possibilità e le proposte per invertire la rotta, cambiando le politiche sociali, ci sono. È la denuncia lanciata oggi da Caritas Europa e Caritas italiana, presentando a Roma il terzo rapporto sulla crisi in Europa realizzato indagando i dati in alcuni Paesi deboli (Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania, Cipro) e proponendo una lunga serie di raccomandazioni. L’Europa, che si era impegnata a diminuire il numero dei poveri entro il 2020 con la Strategia di Lisbona, al contrario ne ha aumentato il numero: “Dovevano diventare 96,4 milioni entro il 2020, ossia 20 milioni di poveri in meno”, ha precisato Walter Nanni, responsabile dell’Ufficio studi di Caritas italiana, “sono invece aumentati. Viene da chiedersi se la medicina per risanare la spesa pubblica non abbia invece ucciso il paziente”. La Caritas evidenzia la crescita delle persone a rischio povertà gravemente indigenti, la disoccupazione soprattutto giovanile, le famiglie in cui non si lavora come si dovrebbe (aumentano lavori precari e part time), i giovani che non studiano né lavoro, la dispersione scolastica, l’impossibilità di pagare le cure mediche. “I tagli ai servizi pubblici essenziali hanno pesato sui più poveri, creando maggiori disuguaglianze”, ha sottolineato Nanni. Per Jorge Nuno Mayer, segretario generale di Caritas Europa, questo “è il risultato di scelte politiche terribili”. Dopo sette anni dall’inizio della crisi, ha fatto notare Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas italiana, “in tutta Europa la coesione sociale e la fiducia nelle istituzioni stanno diminuendo, il rischio di razzismi e odio è in aumento”, e anche l’Italia “è un Paese più povero e meno giusto”, da cui la proposta di “una revisione complessiva del modello sociale per una migliore giustizia sociale”. Facendo riferimento al vertice dell’Ecofin in corso oggi per prendere decisioni sul debito della Grecia, Beccegato ha auspicato “che non succeda anche stavolta che i poveri debbano pagare il prezzo più alto”. Un italiano su tre è a rischio povertà nei sette 'paesi deboli' dell'Unione Europea (Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania, Cipro). È l'allarme lanciato dalla Caritas nel Rapporto Europa sull'impatto della crisi. "Numerose situazioni di povertà o di esclusione sociale - sottolinea la Caritas - sono state provocate o aggravate dalle politiche di austerity messe in atto dai governi nazionali, in risposta alle richieste di contenimento della spesa pubblica sollecitate dall'Unione Europea". Il rapporto della Caritas fotografa "un'Europa a due velocità": alla fine del 2013 il 24,5% della popolazione europea (122,6 milioni di persone, un quarto del totale) era a rischio di povertà o esclusione sociale (1,8 milioni in meno rispetto al 2012). Nei sette 'paesi debolì lo stesso fenomeno coinvolge il 31% della popolazione residente (+6,5 punti percentuali rispetto alla media Ue a 28). L'Italia si posiziona su valori intermedi (28,4%) mentre il valore più alto si registra in Romania (40,4%).
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