Fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua

Bilancio e prospettive a 25 anni dalla loro istituzione. Il contributo di For.Te. in collaborazione con Adapt
January 10, 2026
Fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua
Un'aula didattica / WEB
Sono passati 25 anni da quel 23 dicembre 2000, data di approvazione della legge finanziaria per il 2001 (legge n. 388/2000). Con l’articolo 118, quella legge prevedeva l’istituzione dei «fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua», attraverso «accordi interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale».  In questo arco di tempo il sistema dei fondi è cresciuto e si è consolidato. Oggi i 19 fondi attivi rappresentano il principale canale di finanziamento della formazione continua in Italia, arrivando a gestire circa 800 milioni di euro nel solo 2023.
A tale processo di crescita si sono però anche affiancate altre dinamiche. Due, in particolare. Da un lato, la progressiva riconduzione del sistema dei fondi nell’ambito di azione dell’attore pubblico, fino alla loro inclusione nella Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro con il Jobs Act. Dall’altro, l’indebolimento del legame tra molti fondi e i sistemi di relazioni industriali da cui essi hanno origine e che dovrebbero costituire, come chiaramente emerge dai protocolli sottoscritti negli anni Novanta da governo e parti sociali, il loro orizzonte privilegiato di azione e di integrazione strutturale.
Venticinque anni rappresentano un orizzonte temporale adeguato per tracciare un primo bilancio di questa esperienza, anche in vista di un suo possibile rilancio. Con questo obiettivo, Adapt e For.Te. hanno realizzato una ricerca che non intende ricostruire in modo esaustivo la storia recente dei fondi o celebrare acriticamente questo anniversario, ma piuttosto mettere in luce le principali traiettorie evolutive dei fondi e il ruolo da essi svolto nelle trasformazioni che hanno interessato e interessano i mercati del lavoro.
Un’attenzione specifica è stata dedicata al terziario di mercato e al settore dei trasporti. Si tratta di ambiti privilegiati per analizzare i rischi di una competizione tra fondi slegata da una prospettiva di relazioni industriali e orientata più alla (facile) accessibilità delle risorse che alla promozione di una formazione di qualità.
 La ricerca  sarà presentata in un evento dedicato nei primi mesi del 2026. L’occasione consentirà non solo di discutere i principali risultati emersi, ma anche di confrontarsi sulle prospettive di sviluppo di un sistema che, pur in una dinamica di crescita costante, presenta ancora ampi margini di rafforzamento, anche alla luce delle nuove linee guida sui fondi interprofessionali attualmente in elaborazione presso il ministero del Lavoro.

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