Ottant’anni di un mito. Così “l’Italia s’è Vespa”

Le due ruote iconiche della "dolce vita" sono nate il 23 aprile 1946, poche settimane prima della Repubblica. Da allora sono uno dei simboli «della creatività e della industriosità» del nostro Paese nel mondo. Dal 25 al 28 giugno la grande festa a Roma
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June 17, 2026
Ottant’anni di un mito. Così “l’Italia s’è Vespa”
Anni Cinquanta, il Vespa Rally / Archivio Piaggio
«La Vespa è tuttora uno dei simboli della creatività e della industriosità dell'Italia». Le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, pronunciate a Pontedera durante le celebrazioni del Primo Maggio nello stabilimento che è il cuore pulsante della Piaggio, racchiudono il significato più profondo di un'icona che compie ottant'anni. Era il 23 aprile 1946 quando Piaggio depositò il brevetto di quel veicolo destinato a cambiare per sempre il modo di muoversi degli italiani. Pochi mesi dopo sarebbe nata la Repubblica. E non è un caso che la storia della Vespa e quella dell'Italia democratica abbiano camminato insieme. Da allora ad oggi. La Vespa è il simbolo della gioia di vivere di un Paese che esce dalle macerie della guerra e torna a guardare avanti. Di un'Italia che si rimette in moto, che vuole lavorare, crescere. Finalmente libera. Tutta, con la conquista del voto per le donne. Simbolo della piena mobilità individuale, di raggiungere un posto di lavoro, spostarsi, cogliere le nuove opportunità della società che cambia negli anni del boom economico. Le fabbriche, le vacanze, il cinema, la moda: tutto, a un certo punto, parla il linguaggio della Vespa. Negli anni Ottanta uno slogan, fra i tanti che hanno segnato la sua storia, lo sintetizzerà perfettamente: "L'Italia s'è Vespa".
La campagna del 1982, "L'Italia s'è Vespa" / Archivio PiaggioLa campagna 1950: Vespizzatevi! / Archivio PiaggioUna delle campagne di maggior successo, fra il 1969 e il 1971: chi "Vespa" mangia le mele (chi non "Vespa" no) / Archivio PiaggioLa Vespa è donna. La campagna del 1970 / Archivio PiaggioIl senso di libertà della Vespa Primavera. Campagna 1971 / Archivio Piaggio
La campagna del 1982, "L'Italia s'è Vespa" / Archivio Piaggio
Perché Vespa non è mai stata soltanto un ciclomotore, uno scooter. È un pezzo di memoria collettiva. «Chi non ha, non ha avuto una Vespa o non ha almeno un ricordo diretto, di un amico o un parente, un'immagine o un episodio della vita legato alla Vespa?», ha detto Davide Zanolini, direttore Marketing e Comunicazione del Gruppo Piaggio, presentando la grande kermesse "Vespa Roma 2026 – 80 Years of an Icon". «Quella di Vespa è una storia che non si è mai fermata in questi ottant’anni di Repubblica». La repubblica della Vespa potremmo dire giocosamente, se consideriamo che ogni pezzetto di epoca ha avuto la sua Vespa e il suo claim. «È la più grande celebrazione nella storia di Vespa. E, proprio per questo, abbiamo scelto Roma, la Capitale d’Italia – dice Matteo Colaninno, presidente esecutivo del Gruppo Piaggio –. Vespa nasce nel ’46 con la Repubblica: in 80 anni ha attraversato epoche, stili di vita e generazioni. Una strada che si intreccia in modo indissolubile con la storia dell’Italia: le difficoltà e le speranze del dopo guerra, la rinascita degli anni ‘50 e ‘60, la crescita economica e la mobilità, fino agli ultimi decenni che hanno visto il fenomeno Vespa espandersi in tutto il mondo». Dal 25 al 28 giugno al Foro Italico nascerà il Vespa Village: quattro giorni di musica, mostre, incontri, spettacoli e attività aperte a tutti. Culmine della manifestazione sarà la grande parata che il 27 porterà quindicimila vespisti di tutto il mondo a sfilare tra i luoghi simbolo della Città Eterna. 

Dalla rinascita del dopoguerra al mito globale

All’interno del progetto di riconversione della Piaggio, dopo la guerra, la storia della Vespa nasce dall'intuizione di Enrico Piaggio e dal genio dell'ingegnere aeronautico Corradino D'Ascanio. In un Paese devastato dal conflitto mondiale serviva un mezzo economico, semplice e accessibile a tutti per ripartire. D'Ascanio immaginò qualcosa di completamente diverso dalle motociclette dell'epoca che giudicava scomode, ingombranti, con gomme troppo difficili da cambiare in caso di foratura e sporche, soprattutto a causa della catena di trasmissione. Per eliminare la catena immaginò un mezzo con scocca portante, a presa diretta; per rendere la guida più agevole posizionò il cambio sul manubrio; per facilitare la sostituzione delle ruote escogitò non una forcella ma un braccio di supporto simile appunto ai carrelli degli aerei. E infine ideò una carrozzeria capace di proteggere il guidatore, impedendogli di sporcarsi o scomporsi nell’abbigliamento: decenni prima della diffusione degli studi ergonomici, la posizione di guida di Vespa era pensata per stare comodamente e sicuramente seduti, anziché pericolosamente in bilico su una motocicletta a ruote alte. Perfetta anche per le donne. Quando Enrico Piaggio vide il prototipo (MP6) esclamò: «Sembra una vespa». E Vespa fu. L'inizio di una storia leggendaria. Dalla prima Vespa 98 del 1946 (in vendita in due versioni e con due prezzi: 55.000 lire il tipo “normale” e 61.000 lire il tipo “lusso” con alcuni optional quali il contachilometri, la stampella laterale e i raffinati pneumatici con fianco bianco) alla leggendaria 125, dalla 150 GS del 1955 che superava i 100 chilometri orari alla Vespa 50 che conquistò intere generazioni di ragazzi, fino alla Primavera e alla PX, il modello più venduto di sempre con oltre tre milioni di esemplari.
Audrey Hepburn e Gregory Peck nelle celebri sequenze di "Vacanze Romane" (1953)
Audrey Hepburn e Gregory Peck nelle celebri sequenze di "Vacanze Romane" (1953)
Il fenomeno economico e commerciale fa il paio, nel tempo, con il mito culturale. Negli anni della "Dolce Vita", Vespa diventò sinonimo di libertà, i reportage dei corrispondenti stranieri descrivevano l’Italia come “il Paese delle Vespa”. Audrey Hepburn e Gregory Peck nelle celebri sequenze di Vacanze Romane (1953) sono solo i primi di una lunga serie di attrici e attori internazionali che negli anni sono stati ripresi sullo scooter più famoso del mondo, in pellicole che vanno da Caro Diario di Nanni Moretti (girato proprio per le strade di a Roma) a Il talento di Mr. Ripley di Anthony Minghella, e ancora Alfie di Charles Shyer con Jud Low, fino al cartoon Disney Pixar, Luca, fra le strade colorate delle Cinque Terre, passando per citazioni e apparizioni che vanno da I Simpson a White Lotus. Duemila film e serie televisive che hanno trasformato Vespa in un simbolo universale di libertà, eleganza e stile italiano.

Un motore economico che continua a correre

Ottant'anni dopo, Vespa non appartiene soltanto alla storia. È una realtà industriale viva e in piena espansione. In otto decenni sono stati prodotti circa venti milioni di esemplari distribuiti nei cinque continenti. Solo nell'ultimo decennio oltre due milioni di nuove Vespa sono entrate sulle strade del mondo. Il cuore continua a battere a Pontedera, dove lo scooter nasce ininterrottamente dal 1946 e dove ancora oggi viene realizzata la produzione destinata all'Europa e ai mercati occidentali. Accanto allo stabilimento toscano operano i poli produttivi del Vietnam e dell'India, confermando la dimensione globale di un marchio capace di coniugare tradizione e innovazione, come testimoniano i modelli contemporanei, dalle Primavera e Sprint alla GTS fino all'esclusiva 946.
La Vespa 98 del 1946 / Archivio Piaggio 
La Vespa 98 del 1946 / Archivio Piaggio 
Per celebrare gli ottant'anni, Piaggio ha deciso di tornare alle origini: la serie speciale Vespa 80th, declinata sui modelli Primavera e GTS, e lanciata per l’occasione, recupera il celebre Verde Pastello delle prime Vespa del 1946, una tonalità diventata iconica e oggi riproposta come omaggio alle radici del marchio. Quel verde racconta molto più di una scelta estetica. Nel dopoguerra l'azienda stava riconvertendo la propria produzione aeronautica e bellica verso la mobilità civile e utilizzò anche vernici e materiali derivati da quella fase di trasformazione industriale. Da una fabbrica bombardata e destinata fino a pochi mesi prima alla costruzione di aerei nacque un oggetto che sarebbe diventato il simbolo della pace, della libertà di movimento e della rinascita italiana.
La Vespa 80th realizzata per gli ottant'anni e protagonista della festa 2026 / Piaggio
La Vespa 80th realizzata per gli ottant'anni e protagonista della festa 2026 / Piaggio

Vespisti di tutto il mondo unitevi (a Roma)

Roma Capitale si prepara a diventare il palcoscenico delle celebrazioni della Vespa. Sarà «una grande festa popolare» per una città che – come ha sottolineato il sindaco Roberto Gualtieri - «ha contribuito a renderla un mito attraverso il cinema e la cultura». Mostre, musica con Radio Deejay, incontri, gimkane e attività dei Vespa Club, un fitto programma di eventi accompagneranno migliaia di appassionati provenienti da sessanta Paesi dei cinque continenti. Un racconto che si potrà ripercorre nella mostra fotografica "80 Anni di Vespa", curata da Giacomo Bretzel, che racconterà l'evoluzione stilistica e l'impatto culturale del marchio attraverso immagini e pezzi unici. Per l'anniversario è stato realizzato anche un prestigioso volume Assouline di grande formato, “Vespa” (a cura di Michael Köckritz) che ripercorre la storia della Vespa attraverso immagini inediti, documenti e testimonianze, consacrando ulteriormente lo scooter di Pontedera come una delle icone globali del Made in Italy: «Vespa – è il messaggio in quarta di copertina, su un iconico sfondo rosso – è un invito a vivere il mondo in modo diverso. Più diretto Più intimo. Più autentico. Con gioia».
Una delle immagini della mostra fotografica "80 Anni di Vespa", curata da Giacomo Bretzel, che sarà visitabile nel Village al Foro Italico di Roma fra il 25 e il 28 giugno / Piaggio
Una delle immagini della mostra fotografica "80 Anni di Vespa", curata da Giacomo Bretzel, che sarà visitabile nel Village al Foro Italico di Roma fra il 25 e il 28 giugno / Piaggio
Ottant'anni dopo quel brevetto depositato il 23 aprile 1946, la Vespa continua a raccontare il Paese con tante "fotografie" di strada, a prova di Instagram. È la memoria del dopoguerra e del boom economico, delle vacanze e del lavoro, dei sogni di milioni di italiani. È un oggetto industriale diventato fenomeno sociale, culturale e perfino sentimentale. Per questo le parole del presidente Mattarella assumono il valore di una definizione “assoluta”, che vale per pochi marchi, pezzi e strumenti del nostro saper fare: «Vespa è simbolo della creatività e della industriosità italiana». Un simbolo che non smette di viaggiare, di reinventarsi e di unire generazioni diverse e di culture diverse sotto la stessa passione. In fondo, a ottant'anni dalla sua nascita, resta ancora vero quello slogan che ne ha raccontato l'anima profonda, l’identità, il senso di appartenenza a un Paese e alla sua storia. Sì, l'Italia s'è Vespa.
La Capitale pronta ad accogliere migliaia di vespisti. Il 27 la grande parata fra i luoghi simbolo della Città Eterna / Piaggio
La Capitale pronta ad accogliere migliaia di vespisti. Il 27 la grande parata fra i luoghi simbolo della Città Eterna / Piaggio

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