Nuovo record di riciclo del vetro in Italia
Nel 2025 sale all’82,1% il tasso di riciclo degli imballaggi in vetro, ma resta un divario enorme tra Nord e Sud. Gianni Scotti, presidente di CoReVe:
«Bisogna continuare a lavorare insieme ai comuni e migliorare la qualità del vetro riciclato»

In Italia siamo in ritardo sulla transizione digitale, eterni secondi sulla sburocratizzazione e spesso in fondo alle classifiche europee per crescita e stipendi. Eppure, c’è un settore in cui il nostro Paese ha un primato in Europa che si consolida anno dopo anno. È il riciclo del vetro, che nel 2025 ha segnato un nuovo record raggiungendo un tasso dell’82,1%, superando l’80,3% dell’anno precedente e ben oltre il target dell’Agenda 2030, fissato a un 75% di riciclo effettivo degli imballaggi in vetro. Sono questi alcuni dei dati presentati oggi da CoReVe – il Consorzio Recupero Vetro – all’Università Iulm di Milano, durante un appuntamento in cui le due realtà hanno annunciato un accordo quadro che punta a integrare i temi dell’economia circolare, del recupero delle risorse e della sostenibilità ambientale nei percorsi formativi universitari, creando nuove opportunità di collaborazione tra il mondo accademico e la filiera del riciclo del vetro.
La necessità di intese come questa, nonostante i numeri virtuosi, la spiega Gianni Scotti, presidente di CoReVe, a margine dell’evento: «Stiamo cercando di raggiungere i giovani con nuovi strumenti di comunicazione. In realtà a gettare i rifiuti sono più che altro i loro genitori, quindi bisogna continuare a lavorare per arrivare a tutti i cittadini e migliorare la qualità del vetro riciclato attraverso una raccolta corretta». L’impatto di quanto realizzato finora è tangibile: riciclando anziché creando nuovo vetro, solo nel 2025 sono stati risparmiati 408 milioni di metri cubi di gas; sono state evitate 2,4 milioni di tonnellate di Co2 e risparmiate 3,9 milioni di tonnellate di materie prime, «una quantità pari a quasi due volte il volume del Colosseo», sintetizza Scotti.
Se da una parte è vero che l’Italia sta procedendo bene, dall’altra permangono differenze significative tra i territori. Al Nord ciascun abitante raccoglie una media di 46,7 chilogrammi di vetro all’anno, contro il 38 del Centro e il 33,6 del Sud: entrambi ben al di sotto della media nazionale di 40,6 chilogrammi a persona. Lungo lo stivale ci sono divari enormi, partendo dal picco della Valle d’Aosta (con 62,7 kg per cittadino) e scendendo fino al punto più basso, toccato dalla Sicilia (con soli 28,6 Kg). «È il risultato di un mix di fattori storici-geografici e di difficoltà che riguardano anche la conformazione del territorio e le architetture delle città. Sicuramente siamo in ritardo sui target europei in alcune parti del Centro e al Sud, ma va detto che i nostri finanziamenti adesso stanno andando di più in queste regioni, il recupero è in corso e il Meridione sta crescendo nelle sue performance molto più rapidamente del Settentrione. La raccolta in Sicilia cinque anni fa era quasi la metà di quella di oggi», specifica il presidente.
Al di là delle differenze strutturali tra le aree del Paese, la formula italiana è vincente e va solo potenziata in tutte le regioni. «La strategia che funziona è basata su una comunicazione efficace e una collaborazione fattiva e costruttiva con l’Anci. I comuni hanno l’obiettivo di far sparire lo scarto e noi di raccoglierlo. Quindi bisogna lavorare insieme, sostenendo il territorio con una giusta remunerazione allo sforzo che fa per una raccolta di qualità», conclude Scotti, alludendo all’accordo sottoscritto di recente tra CoReVe e Anci, che ha introdotto corrispettivi più alti per i comuni che raccolgono vetro puro e privo di impurità, abbattendo ulteriormente costi economici e ambientali del riciclo.
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