Non solo streaming:
«Così i Dvd resistono tra gli appassionati»

Oltre 2,8 milioni di italiani hanno acquistato almeno un Dvd in un anno, anche se la pirateria provoca un danno al settore dell’audiovisivo per oltre 676 milioni di euro. «Tra i clienti non solo collezionisti»
January 5, 2026
Non solo streaming:
«Così i Dvd resistono tra gli appassionati»
Guardare un film scegliendo la disconnessione rispetto alla visione “spezzettata” dello streaming. Può sembrare anacronistico ma per il mercato dei supporti audiovisivi (i tradizionali Dvd e più moderni Blu ray e 4k Ultra Hd) una luce in fondo al tunnel si intravede ed è legata proprio alla possibilità di staccare la spina. Sono 2,8 milioni gli italiani che nel 2024 hanno acquistato almeno un Dvd, circa il 5,5% della popolazione con un andamento stabile rispetto all’anno precedente.
Tra lo strapotere delle piattaforme televisive che moltiplicano canali e proposte e l’erosione sistematica della pirateria, si fa strada un nuovo interesse verso l’acquisto (anche di seconda mano) di film intesi come oggetti. Oltre al desiderio di possedere una propria libreria fisica, c'è anche l'esigenza di poter vedere in qualsiasi momento qualcosa che non si trova altrove o che potrebbe smettere di essere disponibile. C'è poi tutto il discorso legato a quella che viene chiamata “streaming fatigue”, legata all'eccesso di contenuti spesso di scarsa qualità (adesso anche interrotti dalle pubblicità) e ai troppi abbonamenti, che hanno anche un impatto sulle finanze.
Sino a qualche anno fa si pensava che il digitale avrebbe mandato in soffitta anche i dischi e i cd, e in maniera minore, i libri, ma non è successo. Anzi, il vinile è tornato ad essere di gran moda tra i giovani. E lo stesso, con un ritorno al passato che non è nostalgia ma voglia di scegliere consapevolmente cosa guardare, potrebbe succedere ai supporti audiovisivi. La convinzione che qualcosa stia già cambiando arriva da Univideo, l’associazione che rappresenta gli editori audiovisivi su media digitali e online tramite piattaforme di distribuzione (attualmente costituita da 27 imprese pari al 95% del mercato) che ha commissionato una ricerca qualitativa a NielsenQ, dal titolo simbolico “Il lusso della disconnessione”.
La premessa è che chi acquista i Dvd non è un “collezionista” nostalgico ma una persona che vuole costruirsi un archivio personale. Il supporto fisico permette di ritagliarsi un momento per sé, insieme ai propri cari e al tempo stesso ha un valore identitario. Dal focus di analisi realizzato coinvolgendo gruppi di acquirenti diversi distinti tra “users” e “abandoners” e in due fasce d’età (under e over 35), emerge anzitutto il desiderio di essere agenti attivi nella scelta del film, senza lasciarsi trascinare dal mainstream che caratterizza l’offerta digitale. Per gli adulti il Dvd è un luogo d’incontro emotivo, un oggetto che trattiene memoria. Un’esperienza “lenta”, più personalizzata. Per i giovani ha anche una valenza relazionale, come il disco in vinile. Particolare interesse per questa fascia di consumatori hanno i contenuti speciali (scene tagliate, interviste) che si trovano in aggiunta al film.
«Si tratta di un prodotto sfidato dall’evoluzione digitale che però può ritagliarsi un nuovo spazio e nuovi significati: uno strumento di evasione, condivisione in un mondo che corre sempre più e che sempre più spinge alla superficialità» ha sottolineato Daniele Novello, Consumer Behavior and Insights manager di Niq Italia aggiungendo come in futuro potrebbero beneficiare di quelle opportunità di arricchimento e personalizzazione fornite dall’ibridazione dei supporti fisici con le potenzialità del digitale. Luciana Migliavacca, presidente di Univideo ha spiegato che l’associazione sta lavorando insieme alla Fapav (Federazione per la tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) per combattere la pirateria e riportare l’attenzione sul valore della visione in sé indipendentemente dal formato. «La ricerca presentata conferma che il prodotto audiovisivo ha ancora molto da offrire. L’online non è in contrapposizione con il fisico, il digitale ha reso i contenuti più accessibili e immediati, sono modalità che promosso convivere».
Ma quanto vale oggi il mercato in Italia? L’ultimo report realizzato da Univideo in collaborazione con GfK risale al 2021: l’home entertainment ha un giro d’affari di 176,8 milioni di euro, il 60% del quale arriva dal comparto digitale. Il mercato video fisico genera un fatturato di 69,8 milioni di euro nei canali tradizionali e nelle edicole. Inutile dire che le difficoltà ci sono. I negozi fisici stanno scomparendo e molte catene delle librerie hanno scelto di non tenere più un reparto dedicato. In crescita invece il mercato dell’usato con alcune piattaforme online specializzate come Momox.it e vendite anche in quelle più generiche come Vinted.
C’è poi il grosso problema della contraffazione che interessa anche i supporti visivi e incide oggi per il 12% sulla pirateria in Italia, contribuendo al danno economico potenziale per le industrie dei contenuti audiovisivi che ammonta a circa 767 milioni di euro. Una recente ricerca di Fapav, realizzata da Ipsos-Doxa, evidenzia che il 56% dei giovani under 25 che ha comportamenti illeciti non si rende conto dei danni che provoca. «Per Fapav uno dei pilastri della lotta alla pirateria è proprio la comunicazione. Ad esempio, la nostra campagna “We Are Stories”, arrivata alla terza edizione, racconta le storie dei giovani che sognano di lavorare nelle industrie audiovisive» spiega il presidente Federico Bagnoli Rossi.

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