Netflix dice addio al suo fondatore, Reed Hastings. Ma sopravviverà?
Nonostante i buoni risultati del primo trimestre, l'annuncio dell'addio di Hastings fa crollare il titolo del 9,6%. Gli investitori ora guardano all'engagement

Piove sul bagnato in casa Netflix. Se il fallimento dell’accordo da 83 miliardi di dollari per l’acquisto di Warner Bros Discovery era stato un colpo duro da incassare, l’addio del presidente Reed Hastings è un’ulteriore batosta per il colosso di streaming online. Dopo l’annuncio, infatti, le sue azioni hanno subito un crollo del 9,6%. Un forte ribasso avvenuto nonostante i risultati del primo trimestre fossero positivi: Netflix aveva registrato un utile di 1,23 dollari per azione, superando le aspettative di Wall Street che si fermavano a 76 centesimi. Anche il fatturato aveva superato le attese, attestandosi a 12,3 miliardi di dollari. Questi dati, tuttavia, non sono bastati a convincere gli investitori, preoccupati principalmente del coinvolgimento del pubblico. Secondo gli analisti di Raymond James, infatti, sarebbe questo il parametro sul quale si concentrano maggiormente dopo il fallimento dell’accordo con WBD. Senza un’acquisizione di quelle proporzioni, Netflix deve infatti dimostrare di riuscire a farcela solo con le proprie risorse.
Hastings, che aveva co-fondato l’azienda nel 1997 trasformandola in un colosso da 450 miliardi di dollari, si sarebbe ritirato per «concentrarsi sulle sue attività filantropiche e su altri progetti», ha riportato la società. In poco meno di trent’anni è riuscito a trasformare Netflix da un’attività di noleggio DVD via posta a un'azienda in grado di sfidare i giganti della televisione via cavo statunitense e poi la stessa Hollywood. Ma già a partire dal 2020 aveva iniziato a ridurre le sue responsabilità nominando Ted Sarandos come suo co-amministratore delegato, facendolo poi affiancare da Greg Peters a partire dal 2023. E adesso, lascia la sua creatura nel bel mezzo di quella che può essere definita una vera e propria “guerra dell’attenzione”.
Perché è vero che il numero degli abbonati a Netflix non ha ancora mai subito particolari battute d’arresto, ma oggi la partita si gioca su un altro campo: quello dell’engagement. E in questo ambito, deve scontrarsi non solo con le altre piattaforme di streaming, ma anche con social come TikTok, Instagram e con YouTube, che offre contenuti video in forma gratuita. Da qui l’investimento verso forme di intrattenimento diverse dal solito film o serie tv, come il gaming, gli “shorts” da scorrere verticalmente o i podcast video. Tutto con un unico obiettivo: mantenere l’utente il più possibile all’interno dell’app, anche di giorno.
C’è poi un altro fattore che va tenuto d’occhio quando si parla di prossime sfide che deve affrontare la piattaforma: il possibile calo d’attrattività in termini di offerta del suo catalogo. Se all’inizio la filosofia di Netflix era: più programmi più cose da vedere, più cose da vedere più abbonamenti, più abbonamenti più ricavi, più ricavi più produzioni, da qualche anno c’è stato un cambio di passo. Infatti, rispetto al 2022 i lungometraggi originali sono meno della metà. La promessa era quella di fare meno ma alzare la qualità, se poi questa sia stata mantenuta è da vedere. Non sono pochi, infatti, gli utenti che lamentano un peggioramento.
A scatenare l’opinione pubblica recentemente sono state le parole di Matt Damon, che durante un’apparizione a “The Joe Rogan Experience”, ha raccontato di come le piattaforme di streaming come Netflix spesso spingano i registi a catturare l’attenzione degli spettatori entro i primi cinque minuti per poi ribadire la trama per tutta la durata del film. Una delle tante strategie per fronteggiare un pubblico sempre più distratto, che però avrebbe una ricaduta anche sulla qualità della pellicola. Queste parole hanno ispirato anche uno sketch di Conan O’Brien e Sterling K. Brown agli ultimi Oscar, che dopo uno scambio di battute sul fatto che Netflix semplifica le trame, hanno messo in scena una versione iper-esplicativa di “Casablanca”.
Tra utenti delusi e continue campagne di boicottaggio guidate dall’hashtag “cancelnetflix”, come quella lanciata da Elon Musk contro la serie “Dead End: Paranormal Park” o quella che si è scatenata all’uscita del film “Cuties”, potrebbe sembrare che Netflix stia subendo delle grandi perdite. Ma in realtà, per ora si tratta di gocce in mezzo al mare. A livello globale rimane la prima piattaforma di streaming. Gli abbonati continuano a crescere, guidati in gran parte dal mercato statunitense. In Italia, tuttavia, nel terzo trimestre del 2025 Amazon Prime Video ha superato per la prima volta Netflix, aggiudicandosi una fetta di mercato superiore, anche se di un solo punto percentuale. Forse qualche crepa inizia a vedersi.
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