Quel cancello rosso a Mandello del Lario: l'aquila di Moto Guzzi riparte sempre da qui
Inaugurati il nuovo stabilimento e il museo dello storico marchio del gruppo Piaggio. Dal 1921, il cuore della produzione resta sulle sponda lecchese del lago di Como. Colaninno: "un'icona mondiale, chi guida questa moto guida oltre un secolo di storia d'Italia". Fino al 6 settembre il raduno internazionale

C’è un cancello rosso a Mandello del Lario che non è soltanto un cancello o una soglia. È il simbolo e l’ingresso di un mondo. È lo stesso davanti al quale sono passati per 105 anni operai, tecnici, ingegneri, piloti e, soprattutto, generazioni di motociclisti arrivati da ogni dove inseguendo un’Aquila. Dietro quel cancello, tra il lago e le montagne, Moto Guzzi ha costruito una parte importante della storia industriale italiana; un mito che non ha mai avuto bisogno di spostarsi altrove per diventare universale. Oggi quel portone di via Parodi si riapre per ospitarci nella nuova casa della Moto Guzzi: una fabbrica rinnovata, un museo, ma soprattutto un grande progetto che mette nello stesso spazio passato e futuro, memoria e tecnologia, produzione e cultura. Quasi cinque anni di lavori, oltre 50 milioni di euro di investimento, 5.500 metri quadrati di nuovi edifici industriali, una fabbrica che raggiunge complessivamente i 38 mila metri quadrati e una capacità produttiva portata oltre le 30 mila moto l’anno. Accanto, 3 mila metri quadrati per il nuovo Museo e oltre 4.200 metri quadrati di spazi aperti e multifunzionali destinati al pubblico.
Numeri importanti che raccontano soltanto una parte della storia. Perché qui la fabbrica, fondata nel 1921, è stata da sempre il cuore di un paese e, nello stesso tempo, un luogo dell’immaginario. Basta arrivare sul ramo lecchese del Lago di Como e guardare le montagne che si alzano alle spalle dell’abitato, le strade che salgono verso la Valsassina e la Valvarrone per capire quanto sia vera e particolare la storia di Moto Guzzi. Industria, memoria e viaggio. La nuova architettura, firmata dall’americano Greg Lynn, vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di architettura di Venezia, ha esaltato questo legame trasformandolo in una chiave contemporanea. Così metallo, luce, geometrie, grandi spazi e tecnologia dialogano con gli edifici storici. La fabbrica diventa anche un luogo da attraversare, osservare, conoscere. Un progetto che, nelle intenzioni, vuole fare di Mandello una destinazione internazionale per chi non arriva qui soltanto per comprare o guidare una motocicletta, ma per entrare nella sua anima. «È con grande orgoglio e un poco di follia che inauguriamo, dopo quasi cinque anni di duro lavoro e un investimento di oltre 50 milioni di euro, la nuova vita di Moto Guzzi», ha detto Michele Colaninno, amministratore delegato del Gruppo Piaggio presentando i nuovi spazi. «Il progetto ha comportato una totale trasformazione dello stabilimento e dell’area dedicata all’esposizione museale ed è il frutto dell’ingegno di Greg Lynn, amico e architetto di fama internazionale, con cui abbiamo saputo coniugare il metallo e i robot, il silenzio e l’arte».













Oggi a Mandello comincia un viaggio nel tempo senza abbandonare lo spazio. All’interno dello stesso perimetro industriale nel quale Moto Guzzi produce da sempre le sue moto, oggi c’è un impianto produttivo progettato con scrupolosa attenzione alla sostenibilità e all’uso efficiente delle risorse, dove le tecnologie di ultima generazione e di assoluta avanguardia dialogano con quello spirito artigianale attento a ogni dettaglio, come una volta. Si può passare davanti alle linee automatizzate di assemblaggio dei motori e, pochi metri dopo, trovarsi davanti a una motocicletta che appartiene alla memoria collettiva di almeno tre generazioni. I nuovi impianti sono un concentrato di innovazione: le linee sono automatizzate, l’assemblaggio finale è collegato all’officina motori attraverso un sistema di conveyor robotizzato e, alla fine della linea, sono i robot terrestri Kilo, progettati da Piaggio Fast Forward a Boston, a prendere in consegna le moto per avviarle ai collaudi finali. «A Mandello del Lario, guardando le sponde del Lago di Como: tutto attorno passato e presente, ma anche uno degli stabilimenti motociclistici più all’avanguardia, un punto di riferimento tecnologico nell’industria motociclistica mondiale. È stata una sfida non banale che abbiamo portato a termine con successo, tutti uniti», ha aggiunto Colaninno, fiero di poter affermare che «chi guida una Moto Guzzi guida oltre un secolo di storia d’Italia, con tutti i ricordi che abbiamo e con tutte le speranze per il futuro».
La storia comincia ufficialmente il 15 marzo 1921. Moto Guzzi nasce dall’intuizione di tre aviatori reduci dalla Prima guerra mondiale: Carlo Guzzi, Giorgio Parodi e Giovanni Ravelli. Un sogno nato nel mondo dell’aviazione che trova la propria strada sulle due ruote. La sede viene fissata a Mandello e da allora la storia dell’azienda si intreccia indissolubilmente con quella del paese. È la più antica casa motociclistica europea ancora in attività e il suo nome diventa presto sinonimo di affidabilità, innovazione, carattere italiano. Il Museo permette di seguire questo percorso attraverso oltre 160 motociclette restaurate. Si parte dalla G.P., il prototipo unico al mondo che precedette la nascita della casa dell’Aquila, e si attraversa un secolo di produzione: le moto da strada, i prototipi, le competizioni, i modelli entrati nel mito. Ci sono le due ruote che hanno vinto 14 titoli iridati nel Motomondiale e quelle che hanno accompagnato il cinema, i viaggi, le forze armate e di polizia. Non è soltanto una collezione di motociclette: è un racconto dell’Italia attraverso la tecnologia, il design, il costume e il modo in cui gli italiani hanno imparato a muoversi, a viaggiare, persino a immaginare la libertà.
La luce del lago e quella delle Prealpi entra dalle grandi superfici del nuovo museo. E dalle sale si può guardare direttamente alla fabbrica: una moto storica e una moto appena assemblata appartengono così allo stesso racconto. È una delle intuizioni più interessanti del progetto: il museo che si fa luogo vivo, collegato alla produzione e aperto a eventi, incontri, workshop, esperienze. Fuori, il percorso continua: ci sono la restaurata Galleria del Vento, la terrazza sulla piazza centrale e il grande mosaico con l’Aquila, insieme a due nuove piazze alberate. Una promenade attraversa il cuore del complesso permettendo di guardare la fabbrica mentre lavora. Sono spazi che cambiano la relazione fra azienda e città: il luogo produttivo diventa anche luogo di incontro. Il nuovo hub comprende inoltre il Motoplex Store, una caffetteria, spazi per workshop ed eventi e un auditorium.
Fuori, come passaggio fra il mito e il mondo, fra la storia e il domani, resta quel cancello rosso. Il dettaglio più iconico che racconta come il futuro, per Moto Guzzi, nel pieno stile del gruppo Piaggio di cui fa parte, come avviene per Vespa, si fonda sempre sulle radici. Dal 1921 Mandello del Lario e il suo cancello rosso sono diventati, negli anni, un luogo di pellegrinaggio, un santuario laico: qui arrivano i Guzzisti, si fermano, fotografano, raccontano. Vengono per vedere dove è nata la propria moto, per respirare l’aria della fabbrica, per riconoscersi in una grande comunità. «Moto Guzzi è un marchio che, da oltre un secolo, porta nel mondo il nome di Mandello del Lario, del territorio lecchese e dell’intera Lombardia», ha sottolineato il presidente della Regione Attilio Fontana. «Qui la tradizione non è nostalgia ma una radice solida dalla quale continuare a innovare».
Non stupisce che proprio nei giorni dell’inaugurazione Mandello si prepari a una nuova invasione pacifica. Dal 3 al 6 settembre arrivano le Giornate Mondiali Moto Guzzi, l’appuntamento che riunisce decine di migliaia di Guzzisti e appassionati da tutto il mondo. Le moto arriveranno in parata, soprattutto oggi, partendo da Lecco per raggiungere Mandello: sarà aperta dai Corazzieri con le loro California 1400 e che come ospiti di eccezione Marco Bezzecchi, Jorge Martin e Lorenzo Savadori, piloti MotoGP di Aprilia Racing e con loro il sei volte campione del mondo, Max Biaggi. Ci saranno test ride, visite al museo e alla Galleria del Vento, l’archivio storico, incontri, street food, il negozio e l’officina per gli iscritti al The Clan. Migliaia di guzzisti a Mandello per vedere l'Aquila dove è nata, ma anche per incontrare altre persone che condividono la stessa passione. Per l’occasione è stata presentata una serie speciale dedicata all’anniversario: la 105th Anniversary Edition, disponibile dall’autunno su Stelvio, Stelvio PFF, V100 Mandello, V85 Strada e V7 Stone. Il richiamo al nuovo stabilimento è evidente: una particolare livrea grigio perlato di ispirazione industriale e dettagli gialli, con la grafica del 105 sul serbatoio e sul cerchio posteriore e l’Aquila stilizzata sulla sella. È una motocicletta che porta addosso, letteralmente, il nuovo volto di Mandello.
Così, a 105 anni dalla fondazione, la Moto Guzzi prova a fare qualcosa di tutt’altro che scontato: trasformare il proprio passato in una ragione per partire ancora. Il progetto di Mandello non è infatti soltanto una grande operazione industriale. È un invito al viaggio. Ad attraversare il cancello rosso, scoprire la fabbrica e poi perdersi fra i tornanti del lago e le montagne. Da qui verso le strade di tutto il mondo. In “volo” come un’aquila dal rombo inconfondibile.
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