Sanità, oltre 400 professionisti cercati da Orienta in tutta Italia

Posizioni aperte tra medici, infermieri, tecnici sanitari e operatori socio-sanitari per strutture pubbliche e private su tutto il territorio nazionale
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November 4, 2026
Sanità, oltre 400 professionisti cercati da Orienta in tutta Italia
Un pronto soccorso/ ANSA
Non è soltanto una questione di stipendi. La difficoltà del sistema sanitario italiano nel reperire e trattenere medici e infermieri è il risultato di una combinazione di fattori economici, organizzativi e professionali che rischia di compromettere nel tempo la sostenibilità dei servizi e la qualità dell'assistenza. A confermarlo è l'esperienza di Orienta Healthcare Pa, la divisione specializzata di Orienta nella ricerca e selezione di personale per la sanità e la pubblica amministrazione, che attualmente è impegnata nella ricerca di oltre 400 professionisti su tutto il territorio nazionale, per conto di strutture pubbliche e private.
Le ricerche riguardano profili differenti, dai medici agli infermieri, dai tecnici sanitari agli operatori socio-sanitari. Un fabbisogno diffuso che restituisce la dimensione concreta delle difficoltà di reclutamento che attraversano il settore. Ma il problema non riguarda soltanto il numero di professionisti disponibili: sempre più spesso le organizzazioni sanitarie faticano a convincere le persone a scegliere il lavoro dipendente e, soprattutto, a rimanervi nel tempo.
I dati internazionali evidenziano una situazione caratterizzata da forti squilibri. Secondo i dati Ocse, l'Italia dispone di 5,8 medici ogni 1.000 abitanti, rispetto a una media di 4,0, ma registra soltanto 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro i 9,7 della media Ocse. Il rapporto tra infermieri e medici è pari a 1,2, esattamente la metà del valore medio internazionale (2,4). Ancora più significativo il divario retributivo: gli infermieri ospedalieri italiani percepiscono mediamente 49.730 dollari, contro i 67.773 della media Ocse, collocando il Paese al 30esimo posto su 36. A questo quadro si aggiunge la difficoltà di attrarre nuove generazioni verso la professione infermieristica. I laureati in infermieristica sono infatti 19,5 ogni 100mila abitanti, meno della metà della media Ocse, pari a 43,6. Un dato che pone una questione di prospettiva: non è sufficiente aumentare le assunzioni autorizzate se parallelamente non si investe nella formazione di un numero adeguato di professionisti.
«La difficoltà che incontriamo quotidianamente nelle attività di ricerca e selezione ci dice che siamo di fronte a un problema che va ben oltre il semplice incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il tema centrale riguarda i fattori che orientano le scelte di medici e infermieri, tra cui figurano la gestione dei turni, i carichi operativi, l'equilibrio tra vita professionale e personale, il riconoscimento delle competenze e le prospettive di sviluppo. La retribuzione è importante, ma non è l'unico elemento che orienta le scelte. Allo stesso tempo, le strutture si muovono all'interno di cornici economiche e vincoli di bilancio stringenti, che condizionano la programmazione e rendono l'operatività quotidiana complessa. Dobbiamo restituire valore e futuro a queste professioni, perché non possiamo pensare che la vocazione e il senso di responsabilità di chi lavora nella sanità continuino a compensare carenze di budget e condizioni di lavoro difficili», spiega Filippo Bruni, responsabile Dipartimento Sanità Orienta.
 Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio la crescente difficoltà di trattenere il personale già presente nelle strutture. La carenza di organico alimenta infatti un circolo vizioso: meno professionisti disponibili significano maggiori turni aggiuntivi, straordinari, reperibilità e sostituzioni per chi rimane, con un conseguente aumento della pressione lavorativa e del rischio di abbandono. Anche un miglioramento delle retribuzioni può risultare insufficiente se non è accompagnato da una diversa organizzazione del lavoro e da condizioni che permettano di mantenere un equilibrio tra vita professionale e personale.
A incidere è anche la limitata possibilità di costruire percorsi di carriera realmente attrattivi, soprattutto per gli infermieri. In Italia, la progressione economica e professionale non sempre appare proporzionata all'esperienza maturata, alla formazione specialistica e alle responsabilità assunte. Un elemento che penalizza la capacità del sistema di valorizzare le competenze e di offrire prospettive di lungo periodo, soprattutto ai professionisti più giovani.
Parallelamente, la libera professione rappresenta per medici e infermieri un'alternativa sempre più interessante, grazie a maggiori possibilità di autonomia nella gestione dei tempi e, in molti casi, a opportunità economiche più vantaggiose. Una tendenza che, tuttavia, si confronta con le esigenze delle strutture sanitarie, che hanno bisogno di personale stabilmente inserito negli organici per garantire continuità assistenziale e copertura dei servizi.
Il quadro si inserisce in un contesto di crescente pressione sulla sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale. Secondo il IX Rapporto Gimbe, negli ultimi quattro anni si sono registrati 18,8 miliardi di euro di cosiddetti «tagli invisibili», mentre il divario di finanziamento stimato per il triennio 2027-2029 raggiunge i 32,3 miliardi. Nel 2025 la spesa sanitaria direttamente sostenuta dalle famiglie ha inoltre toccato quota 42,4 miliardi di euro.
Per Orienta la sfida del settore sanitario richiede quindi un cambio di prospettiva: superare una gestione prevalentemente emergenziale delle risorse umane, spesso concentrata sulla copertura dei turni e delle necessità immediate, per adottare una programmazione di medio-lungo periodo. Questo significa investire nella formazione, rendere più competitive le condizioni di lavoro, rafforzare i percorsi di carriera e valorizzare il personale già presente nelle organizzazioni. La questione, in definitiva, non è soltanto quante persone il sistema sanitario riesca ad assumere oggi, ma quante riuscirà ad attrarre, valorizzare e trattenere domani. Una sfida decisiva non solo per le organizzazioni sanitarie, ma per la tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale e per la capacità di garantire ai cittadini un'assistenza adeguata e continuativa.
Per maggiori informazioni: www.orienta.net.
 

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