Ora Stellantis fa peggio della Fiat di 70 anni fa
di Andrea Zaghi
La produzione del 2025 si è fermata a 213.706 autovetture contro le 230.988 del 1955. L'allarme della Fim Cisl

Profondo rosso per Stellantis in Italia nel 2025: la produzione crolla con percentuali a due cifre dopo un 2024 che era già stato difficile e scendo sotto le 400mila unità. Si salva, per ora, solo lo stabilimento di Mirafiori che beneficia dell’avvio della produzione del nuovo modello di 500 ibrida. Comunque troppo poco per pensare ad un 2026 in positivo. È quanto indicato da Fim-Cisl che chiede l’accelerazione del nuovo piano industriale con più investimenti e nuovi modelli.
Numeri e considerazioni sono stati presentati in un incontro a Torino che si è aperto con un dato significativo: Stellantis oggi produce meno vetture della Fiat del 1955 (213.706 contro 230.988). Certo, sistemi economici ed esigenze di mobilità diverse, ma i numeri indicano comunque una situazione più che complicata. Il tema per Federico Uliano, segretario generale Fim-Cisl, che ha presentato i numeri dell’anno appena chiuso si riassume di fatto nella «sostenibilità sociale che si deve accompagnare a quello della sostenibilità industriale» degli stabilimenti Stellantis in Italia. Una sostenibilità che può trovare solo risposta nell’anticipo del nuovo piano industriale, fatto di investimenti e nuovi modelli. Tutto «questo dovrebbe essere facilitato anche dall’apertura della Ue sulla neutralità tecnologica: passo importante, ma non ancora sufficiente». Tra gli ingredienti di cui tenere conto, sempre secondo Uliano, vi sarebbe anche la varietà di marchi e la valorizzazione di quelli italiani. «Non prevediamo accorpamenti sui marchi – ha spiegato il segretario – anche perché i marchi dal nostro punto di vista sono un valore aggiunto. Auspichiamo che si ragioni per un rafforzamento di Alfa Romeo e Maserati. Pensiamo che soprattutto i marchi italiani debbano avere una forte caratterizzazione nel nostro Paese». Altro tema fondamentale per il sindacato è poter contare su un «fondo specifico per l’auto» a livello europeo.
Per ora, in ogni caso, valgono i numeri che delineano un 2025 di crisi. Il rapporto Fim-Cisl spiega come siano «confermate le stime di ulteriore peggioramento dei dati produttivi rispetto al già difficile 2024». Nel 2025 sono state realizzate complessivamente 379.706 unità tra autovetture e veicoli commerciali, con un calo del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel dettaglio, le autovetture prodotte sono diminuite del 24,5% (a 213.706 unità), i veicoli commerciali sono calati del 13,5% (a 166mila unità). Sul fronte degli stabilimenti, come si è detto, solo Mirafiori (+16,5%) registra un dato positivo rispetto al 2024. Tutti gli altri siti mostrano perdite a doppia cifra, comprese tra il –13,5% di Atessa e il –47,2% di Melfi.
«Il risultato – dice la ricerca – avrebbe potuto essere ancora peggiore». A “salvare” i conti è stato il lancio produttivo nell’ultimo trimestre della 500 ibrida a Mirafiori e della Nuova Jeep Compass a Melfi che hanno consentito di recuperare parte della perdita «che sarebbe stata ben più consistente alla luce del crollo di circa un terzo delle produzioni auto registrato nei primi nove mesi dell’anno». Anche i veicoli commerciali hanno fornito un contributo positivo, recuperando circa 10 punti percentuali nell’ultimo trimestre del 2025. In questo modo però, in meno di due anni, le produzioni si sono dimezzate rispetto al 2023, quando si attestavano a 751.384 veicoli, nonostante nei tavoli ministeriali fosse stato indicato l’obiettivo di 1 milione di unità. «Questa flessione particolarmente significativa – ha sottolineato Uliano – ha portato quasi la metà della forza lavoro del gruppo a essere interessata da ammortizzatori sociali». Certo, quest’anno dovrebbero farsi sentire gli effetti positivi non solo della 500 ibrida, ma anche della DS8 e della Nuova Jeep Compass oltre che delle nuove produzioni di DS7 e Lancia Gamma.
Uliano però è netto: «Ci aspettiamo che il nuovo piano industriale venga anticipato e assuma scelte concrete e credibili, in grado di rafforzare e garantire la prospettiva industriale e occupazionale di tutti gli enti e gli stabilimenti italiani, anche cogliendo le opportunità determinate dalla revisione del nuovo regolamento Europeo sulle emissioni. Questo significa agire in tempi rapidi, attraverso l’assegnazione di nuovi investimenti, nuovi modelli, il rafforzamento degli investimenti, e un deciso rilancio delle attività di sviluppo e ricerca». Tutto da verificare, comunque.
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