Ecco le migliori aziende italiane dove lavorare
di Redazione
È quanto emerge dall'edizione 2026 del Best Workplaces for Blue Collar, stilato da Great Place to Work Italia ascoltando e analizzando le opinioni sulla qualità degli ambienti di lavoro espresse da oltre 4mila operai

In Italia esistono ambienti di lavoro d'eccellenza anche nei settori manifatturiero e della produzione. È quanto emerge dall'edizione 2026 del ranking Best Workplaces for Blue Collar, stilato da Great Place to Work Italia ascoltando e analizzando le opinioni sulla qualità degli ambienti di lavoro espresse da oltre 4mila operai (4.704), attivi all'interno delle principali realtà manifatturiere e produttive italiane. Nei 15 migliori ambienti di lavoro secondo le tute blu italiane, il Trust Index, l'indice che rappresenta il valore medio delle risposte positive al questionario di clima organizzativo, è pari al 69%, in crescita di tre punti percentuali rispetto al dato del 66% dell'edizione 2025 e superiore di ben 19 punti rispetto al 50% fatto registrare dal panel, composto dal campione totale di operai di organizzazioni dell'industria manifatturiera e della produzione italiana, sia certificate che non, presenti nel database di Great Place to Work. Nelle aziende in classifica, i blue collar rappresentano mediamente il 32% della popolazione complessiva, mentre il restante 68% è composto da white collar. Anche tra i colletti bianchi le aziende best ottengono un risultato elevato nel livello di fiducia dei collaboratori, pari al 76%, contro il 60% (+16%) del panel Great Place to Work. Permane in ogni caso un divario interno tra le due popolazioni aziendali: nelle aziende best gli operai hanno livelli di fiducia nell'organizzazione inferiori di sette punti rispetto agli impiegati. Le realtà lavorative manifatturiere italiane più virtuose spiccano su due tematiche, la sicurezza fisica sul lavoro e la qualità delle infrastrutture e degli ambienti di lavoro aziendali, che sono centrali nel panorama lavorativo italiano. Sono infatti più di otto su dieci (83%) i blue collar delle aziende che ritengono fisicamente sicuro il proprio luogo di lavoro, con una differenza di 16 punti percentuali nel confronto con le altre realtà produttive analizzate (67%). La qualità delle infrastrutture viene riconosciuta dal 72% degli operai, che ritengono che le strutture delle sedi contribuiscano a creare un buon ambiente lavorativo, un dato che scende al 54% tra le tute blu del panel delle aziende analizzate (+18%). Guardando ai settori di appartenenza delle aziende best, domina il manifatturiero (67%), seguito dal comparto biotecnologia e prodotti farmaceutici (20%) e dal settore aerospaziale (13%).
Rispetto al 2025, i risultati delle aziende best migliorano su tutte le aree analizzate dal questionario Great Place to Work: credibilità al 69% (+2%), rispetto al 69% (+3%), equità al 62% (+2%), coesione al 69% (+2%) e orgoglio, la dimensione più alta, al 72% (+2%). Altri fattori che, secondo il parere degli operai, premiano l'eccellenza delle 15 migliori realtà manifatturiere e produttive italiane riguardano, in primis, la responsabilizzazione delle persone, con il 67% degli operai che si sente molto responsabilizzato (+5% punti rispetto al 2025), la possibilità di lavorare divertendosi (60%, +5%) e il piacere di venire al lavoro (57%, +4%). Cresce anche la correttezza nei comportamenti: il 54% degli operai dichiara che le persone evitano di ricorrere a scorrettezze e colpi bassi per raggiungere i propri obiettivi (+6%). «Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, il turnover - spiega Beniamino Bedusa, presidente di Great Place To Work Italia - è diventato una questione sempre più rilevante anche nei contesti produttivi. Le persone hanno maggiori aspettative rispetto al proprio lavoro e, dove esistono alternative occupazionali, sono più disposte a cambiare azienda se non trovano un ambiente soddisfacente. Per le imprese produttive, che già faticano a reperire personale qualificato, questo significa dover prestare molta più attenzione a ciò che accade quotidianamente nei reparti. In un mercato del lavoro in cui le competenze scarseggiano, la capacità di trattenere i collaboratori dipende sempre di più dalla qualità dell'esperienza che vivono ogni giorno in azienda». Gli operai delle aziende premiano particolarmente anche gli aspetti più vicini alla vita quotidiana in azienda: la possibilità di usufruire di benefit particolari, che passa dal 71% all'81% (+10 punti sul 2025, contro il 51% del panel), la celebrazione degli eventi speciali (dal 76% all'82%, contro il 56% del panel) e la possibilità di ottenere un riconoscimento speciale (dal 40% al 46%, contro il 22% del panel).
A quest'ultimo aspetto si lega anche il ruolo dei responsabili, decisivo nelle aziende best: il 64% degli operai dichiara che i responsabili ricercano con reale interesse suggerimenti e idee e li prendono in considerazione contro il 40% del panel Gptw, il 62% si sente informato sulle questioni e sui cambiamenti di rilievo contro il 38% del panel e il 59% (+5 punti sul 2025) è coinvolto nelle decisioni che influenzano il proprio lavoro o l'ambiente lavorativo, rispetto al 34% fatto registrare dal panel Great Place to Work. «Un ruolo decisivo - prosegue Bedusa - lo giocano i capi reparto e i responsabili intermedi, che rappresentano il punto di riferimento più diretto per chi lavora in produzione. Sono figure spesso cresciute all'interno dell'organizzazione grazie alle proprie competenze tecniche, ma alle quali oggi viene chiesto molto di più. Devono saper gestire persone, non soltanto processi produttivi. Eppure, non sempre ricevono una preparazione adeguata per farlo. Investire nel middle management è quindi fondamentale, così come garantire una presenza costante del top management in tutti gli stabilimenti, favorendo occasioni di comunicazione e confronto diretto con i lavoratori". "Uno degli aspetti su cui le aziende devono lavorare maggiormente - rimarca - è proprio il divario nell'esperienza lavorativa tra white collar e blue collar, che troppo spesso vivono realtà organizzative molto diverse pur appartenendo alla stessa impresa. Le aziende premiate si distinguono proprio per la capacità di affrontare questa distanza, facendo in modo che l'attenzione verso le persone e la qualità dell'ambiente di lavoro non siano riservate soltanto a chi lavora negli uffici».
Mentre sono solo due le realtà italiane presenti nel ranking dei migliori ambienti di lavoro a livello europeo, ma nessuna è tra le prime dieci: Chiesi (21esimo posto), realtà del settore delle biotecnologie e farmaceutico, e la milanese Bending Spoons (69esimo posto), realtà del settore It che si occupa di sviluppo software. «Due realtà italiane tra le 100 migliori in Europa, in una classifica composta da grandi organizzazioni, sono un risultato importante – conclude il presidente di Great Place To Work Italia – Arrivano da settori diversi, la farmaceutica e lo sviluppo software, e questo conferma che un grande ambiente di lavoro non dipende dalla dimensione o dal settore, ma dalla fiducia che i leader sanno costruire ogni giorno con le persone. Nessuna italiana è tra le prime dieci: per questo la sfida è rendere questo risultato meno eccezionale. Le aziende che si distinguono sono quelle in cui i leader ascoltano, comunicano con chiarezza e fanno corrispondere le azioni alle parole, e lo fanno in modo coerente per tutte le persone, non solo per una parte. I dati di questa classifica ci dicono che investire nella fiducia non è solo una questione di clima, ma una scelta di business: sono proprio le grandi aziende che mettono le persone al centro a registrare risultati migliori in termini di retention, agilità e performance. Per questo è importante che sempre più organizzazioni italiane facciano della fiducia dei collaboratori una priorità: Chiesi e Bending Spoons dimostrano che anche dall’Italia si può competere ai massimi livelli in Europa».
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