Il lavoro come strumento di autonomia per le donne vittime di violenza

Al via un progetto pilota di Fondazione Gulia Cecchettin, Centro Veneto Progetti Donna e NOIGroup con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
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October 27, 2026
Il lavoro come strumento di autonomia per le donne vittime di violenza
Dario Fallido della Fondazione Giulia Cecchettin
Favorire l’autonomia economica e sociale delle donne in uscita dai percorsi di protezione attraverso opportunità di lavoro stabili, sicure e inclusive. È questo l’obiettivo di EmpowHER, il progetto pilota promosso da Fondazione Giulia Cecchettin, Centro Veneto Progetti Donna e Cooperativa Sociale NOIGroup, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’idea parte da un quadro nazionale e territoriale che mostra forti disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro e una stretta correlazione tra violenza e fragilità economica. In Italia, a gennaio 2025 il tasso di occupazione femminile era al 53,5% contro il 72% maschile, con un divario di circa 18,5 punti percentuali. Nel Veneto la situazione è migliore (occupazione femminile sopra il 60%), ma permangono sacche di svantaggio, specialmente nelle aree meno urbanizzate di Padova e Rovigo. I dati di una ricerca Istat sui Cav-Centri antiviolenza evidenziano che molte donne inserite in un percorso di uscita dalla violenza non sono economicamente autonome: a livello nazionale circa il 45,5% dichiara di non esserlo, percentuale che supera l’82% tra disoccupate e inattive.
EmpowHER nasce quindi dalla consapevolezza che il percorso di fuoriuscita dalla violenza non può dirsi pienamente compiuto senza il raggiungimento di una concreta autonomia economica. La possibilità di disporre di un reddito e di un lavoro stabile rappresenta infatti un elemento fondamentale per rafforzare l’autodeterminazione, ricostruire la fiducia nelle proprie capacità e ridurre il rischio di ricadere in situazioni di dipendenza e vulnerabilità. Il programma si rivolge a donne sostenute dai Centri Antiviolenza e dalle Case Rifugio delle province di Padova e Rovigo, molte delle quali con figli minori a carico, in una fase di sicurezza sufficientemente stabilizzata da consentire l’avvio di un’attività lavorativa. Nell’arco di 28 mesi prevede l’inserimento di almeno 15 donne in percorsi lavorativi e il coinvolgimento attivo di aziende disponibili ad attivare, con la cooperativa sociale NOI Group, commesse di lavoro stabili e la realizzazione di un modello operativo replicabile in altri territori. EmpowHER ha un budget complessivo di 170mila euro, di cui 73mila euro di cofinanziamento dei partner e 97mila euro dalla Fondazione Cariparo. Il progetto prevede inoltre la produzione di linee guida operative e la disseminazione degli esiti, con l’obiettivo di mettere a disposizione di altri territori un modello sperimentato e trasferibile. L’ambizione è costruire un sistema capace di proseguire oltre la durata del finanziamento: le commesse attivate dalle aziende dovranno infatti generare ricavi sufficienti a sostenere il costo del lavoro e a garantire continuità agli inserimenti. L’autonomia economica è condizione necessaria per uscire davvero dalla violenza. Investire nell’autonomia delle donne non è assistenza. È generare lavoro, dignità e sicurezza.
Un modello innovativo: prima il lavoro, poi la formazione
EmpowHER propone un approccio integrato che parte dal lavoro reale e dai contratti di assunzione. L’elemento distintivo è infatti l’impostazione capovolta rispetto ai tradizionali percorsi di inserimento lavorativo, ispirandosi operativamente alla logica dell’art. 14 del D.Lgs. 276/2003 (commesse a cooperative di tipo B per l’inclusione lavorativa di persone con disabilità). Il progetto non parte dalla formazione per cercare successivamente un’opportunità occupazionale, ma dall’attivazione preventiva di commesse e attività lavorative concrete presso aziende sensibilizzate. Solo in un secondo momento vengono costruiti percorsi individuali di accompagnamento e formazione, calibrati sulle caratteristiche della commessa e sulle competenze delle beneficiarie. Le attività potranno riguardare, tra le altre, il back-office amministrativo, il customer service, il contact center, la gestione documentale e altre mansioni digitali, anche in modalità da remoto. L’inserimento avverrà principalmente attraverso la Cooperativa Sociale NOIGroup, con contratti di lavoro regolati dal Ccnl delle cooperative sociali. Nei casi di maggiore fragilità potrà essere previsto un tirocinio con borsa lavoro, esclusivamente quando sia già stata individuata una commessa o una concreta prospettiva occupazionale, e comunque con l’obiettivo di arrivare all’assunzione. Ogni donna sarà accompagnata da un sistema di tutoraggio integrato: un tutoraggio psicosociale, garantito da Centro Veneto Progetti Donna; un tutoraggio lavorativo, curato da NOIGroup; un coordinamento generale e un’attività di advocacy a cura di Fondazione Cecchettin.
«In tre settimane siamo stati contattati da una decina di aziende di tutta Italia - conclude Daria Fallido, responsabile Progetti e Partnership per Fondazione Giulia Cecchettin -. Per ora EmpowHER riguarda donne della zona di Padova e Rovigo che hanno subito violenza e sono ospiti di case rifugio. Il nostro obiettivo è di creare una rete sul territorio. Uscire dalla violenza senza un reddito significa non uscirne del tutto. Per quasi la metà delle donne seguite dai Centri antiviolenza è così. Il nostro modello parte da questo dato e ribalta la logica dei percorsi di inserimento lavorativo.  Prima le aziende affidano commesse di lavoro reali, poi le donne vengono assunte e solo dopo arriva la formazione, calibrata sulla mansione.  Il progetto è pensato per sostenersi con i ricavi delle commesse e per essere replicato altrove».

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