Due disegni di legge contro il dumping e per la trasparenza contrattuale

Presentati dalle senatrici di Italia Viva Annamaria Furlan e Raffaelle Paita per combattere il lavoro povero e misurare la rappresentanza sindacale
February 4, 2026
Due disegni di legge contro il dumping e per la trasparenza contrattuale
La senatrice Annamaria Furlan/ WEB
Due disegni di legge in materia di rappresentanza sindacale, trasparenza dei contratti collettivi e contrasto al dumping contrattuale di iniziativa delle senatrici di Italia Viva Annamaria Furlan e Raffaella Paita. Alla presentazione a Palazzo Madama, dal titolo Dalla rappresentanza al contrasto del dumping contrattuale, hanno partecipato il professor Michele Faioli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Teresa Bellanova - responsabile Lavoro di Italia Viva, e la senatrice Annamaria Furlan - commissione Lavoro, Affari Sociali, Sanità. L’iniziativa ha visto il confronto tra istituzioni, organizzazioni sindacali, associazioni datoriali e mondo accademico su due proposte legislative che puntano a rafforzare la qualità del lavoro e la leale concorrenza tra le imprese.
Il primo disegno di legge introduce la misurazione della rappresentanza delle organizzazioni sindacali e datoriali e attribuisce efficacia generale agli accordi sottoscritti dalle parti comparativamente più rappresentative. Il secondo interviene sulla trasparenza e sull'equivalenza dei contratti collettivi, prevedendo strumenti di tracciabilità dei Ccnl, interoperabilità delle banche dati pubbliche e il principio di equivalenza economica e normativa, in particolare negli appalti e nei subappalti.
«L'obiettivo - spiega la senatrice Furlan - è rafforzare il contrasto dei fenomeni di dumping contrattuale, che penalizzano i lavoratori e le imprese corrette. Chiediamo di fare presto e calendarizzare subito le proposte per ridare centralità a un modello di sviluppo fondato su diritti, legalità e concorrenza leale».
Due ricerche dell’Università Cattolica hanno individuato alcuni settori – in particolare del Terziario – che hanno evidenziato le differenze tra il Ccnl di Confcommercio e gli altri 250 contratti “pirata”, firmati da organizzazioni minori e concentrati soprattutto nel Centro-Sud e nei grandi centri urbani. «Incrociando i dati Inps e Cnel e realizzando interviste – sottolinea Faioli - sono state individuate differenze del 30-40% solo sulla parte economica». La proliferazione di questi accordi ha un impatto negativo sulla qualità del lavoro e sulla concorrenza delle imprese. Questo meccanismo ha quindi come unico scopo quello di abbassare i costi del lavoro, creando una "corsa al ribasso" che danneggia in primis i lavoratori, attraverso salari più bassi, maggiore precarietà e un peggioramento della qualità del lavoro (per esempio minor protezione in caso di malattia o infortunio, dilatazione dell’orario del lavoro, erosione delle ferie eccetera), ma colpisce anche le imprese virtuose che operano onestamente.

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