La trasaprenza salariale è lontana tra carriere bloccate e lavoro extra

Il rapporto di Hays Italia evidenzia l’insoddisfazione degli italiani tra straordinari non pagati e percorsi interni poco chiari Il 40% vorrebbe cambiare per avere un aumento
February 3, 2026
La trasaprenza salariale è lontana tra carriere bloccate e lavoro extra
Stipendio adeguato e benefit tagliati su misura, che si tratti di flessibilità o di assicurazione sanitaria, sono essenziali quando si parla di lavoro. Ma per gli italiani, in un’epoca in cui l’occupazione è ai massimi storici con un tasso del 62,2% e il 60% delle aziende è intenzionato ad assumere personale, il problema è la mancanza di chiarezza e quindi di prospettive sul proprio ruolo. A prevalere è la logica del “career first” dove la carriera non vuole dire solo ruoli apicali ma anche formazione continua e aumenti salariali con scadenze precise. Il report annuale sul mercato del lavoro presentato da Hays Italia (divisione della società quotata alla borsa di Londra che si occupa di selezione del personale in 30 Paesi nel mondo) è una cartina di tornasole delle tendenze in atto e di quelle future. Ed evidenzia chiaramente che il problema dello scarso coinvolgimento dei lavoratori italiani ha radici precise che sono da ricercare nella mancanza di prospettive e che incidono negativamente sulla produttività delle aziende.
Il desiderio di cambiamento è considerevole: il 40% degli intervistati (l’indagine è realizzata su un campione di 1300 persone tra colletti bianchi e aziende) sarebbe disposto a cambiare impiego nel prossimo anno. Certo non è detto che poi lo faccia, ma il dato evidenzia una insoddisfazione. Le motivazioni che spingono a guardari attorno sono soprattutto economiche (nel 30% dei casi): cambiare azienda viene vista come una scorciatoia per ottenere in tempi rapidi un aumento. La retribuzione media relativa al 2025 è di 56mila euro lordi in crescita dell’1% rispetto all’anno precedente ma viene considerata non adeguata alle responsabilità ricoperte dal 63% dei lavoratori intervistati. Tra i settori più remunerativi spiccano il Banking (73mila euro) e Life sciences (70mila).
Un tasto dolente è quello degli straordinari che rappresentano sulla carta una forma di integrazione al reddito ma spesso diventano un peso: i tre quarti dei lavoratori affermano di farli con regolarità ma la metà dichiara di non ricevere alcun compenso per il lavoro extra. I benefit diventano sempre più determinanti sono tra i fattori chiave per accettare un nuovo ruolo insieme all’ambiente di lavoro e a progetti stimolanti. In cima alle richieste auto aziendale, assistenza sanitaria ma anche l’abbonamento in palestra. In crescita l’uso dell’Intelligenza artificiale (52% degli intervistati la utilizza), con un andamento differente in base alle generazioni e la manifestata volontà di formarsi che al momento non è stata colta appieno dalle aziende. Il nodo cruciale resta la crescita interna poco chiara. «L’azienda spesso non definisce un percorso individuale di carriera e questo impatta sulla motivazione: abbiamo visto che i dipendenti sono disposti ad aspettare, per avere un aumento o un benefit, ma chiedono in cambio di sapere la direzione della loro carriera» ha spiegato Fabiano Peveralli, Director di Hays Italia. A giugno entrerà l’obbligo per i Paesi membri di adottare la direttiva europea sulla trasparenza salariale che dovrebbe favorire la parità tra colleghi e combattere il gender pay gap che in Europa è del 12% e in Italia supera il 20%. Una svolta importante (al momento limitata alle aziende con più di 150 dipendenti), la direttiva tra le altre cose prevede annunci di lavoro con l’indicazione di un range di stipendio, la riservatezza sulla retribuzione precedente e la possibilità per il dipendente di chiedere una verifica sulla propria posizione rispetto a ruoli analoghi. L’80% degli intervistati però dichiara di non aver ancora visto ancora nessun segnale in questa direzione. I meccanismi di crescita interna al contrario vengono giudicati “opachi”: secondo i dipendenti nel 30% dei casi manca del tutto una struttura di promozione definita e in un altro 23% i criteri non sono sempre esplicitati. «Il 2026 non sarà un anno di attesa ma di scelte strategiche – ha commentato Chris Dottie, managing director di Hays Italia – in un mercato del lavoro in cui le persone valutano sempre più il pacchetto complessivo le aziende devono agire su tre fronti: trasparenza salariale, sviluppo delle competenze e Intelligenza artificiale. Allo stesso tempo diventa essenziale costruire percorsi di crescita chiari e sostenibili, valorizzare correttamente l’impegno richiesto e creale contesti inclusivi e flessibili». Solo così si riuscirà ad attrarre e trattenere talenti che è la vera chiave di volta per costruire un vantaggio competitivo.
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