La desertificazione commerciale avanza: 1.100 Comuni senza un negozio di alimentari

Confesercenti: in quindici anni sono scomparsi 103mila negozi: giocattoli, ferramenta e attività di vicinato le categorie più colpite
January 26, 2026
La desertificazione commerciale avanza: 1.100 Comuni senza un negozio di alimentari
In quindici anni hanno chiuso 103mila negozi secondo gli ultimi dati forniti da Confesercenti
I piccoli chiudono, quelli grandi si rimpiccioliscono. Alimentari, negozi di giocattoli, ferramenta sono le categorie a maggiore rischio chiusura. Un fenomeno che rischia di accelerare quella desertificazione commerciale delle città che le rende insicure e poco inclusive. Nei piccoli Comuni invece il rischio maggiore è rappresentato dallo spopolamento. L’allarme arriva ancora una volta da Confesercenti che ha analizzato la trasformazione del retail fisico dal 2011 al 2025 in base alle dimensioni dei punti vendita e alla presenza sul territorio.  Un dato sopra tutti emerge: ci sono oltre 1.100 Comuni in Italia, ormai privi di un negozio alimentare specializzato.
La tendenza: meno punti vendita, ma di dimensioni maggiori. In quindici anni sono scomparsi oltre 103mila negozi, ma la superficie commerciale complessiva è aumentata del +7,4%, grazie all’allargamento della dimensione media dei punti vendita, passata da circa 117 a 144,5 metri quadrati, un balzo del +23,8%. Un processo di ristrutturazione trainato dalla convergenza verso il formato medio: diminuiscono botteghe e micro-negozi e, allo stesso tempo, si ridimensionano le maxi-superfici.
Le botteghe arretrano. La trasformazione non è indolore, soprattutto per i piccoli imprenditori. La riduzione dei punti vendita è infatti trainata dalla contrazione delle superfici di minori dimensioni: i negozi micro fino a 50 mq diminuiscono di oltre 72mila unità, quelli tra 51 e 150 mq si riducono di oltre 42.700 esercizi. Resistono le imprese più strutturate, capaci di stare sul mercato con digitale, multicanalità e specializzazione.
I territori: al Sud situazione peggiore. La trasformazione non procede allo stesso ritmo ovunque. Nel 2011–2025 regioni come Emilia-Romagna e Abruzzo mostrano una crescita marcata della superficie commerciale complessiva (+14,6% e +13,2%), nonostante la riduzione dei punti vendita (-14,4% e -14,5%). Anche Lazio e Campania registrano superficie in aumento (+10,1% e +8,5%) a fronte di un calo dei negozi (-10,7% e -8,8%). All’opposto, la superficie è ferma o arretra in Sardegna (+0,8% superficie con -19,5% esercizi), Puglia (-2,2% di superficie), Basilicata (-1,3%) e Valle D’Aosta (-1,2%). La conferma che in alcuni territori si stanno riducendo anche i servizi.
“Questi numeri ci dicono che il commercio fisico non sta semplicemente ‘diminuendo’: si sta riorganizzando”, commenta Nico Gronchi, Presidente Confesercenti. “I punti vendita medi crescono, ma arretrano gli estremi: micro e piccoli formati scompaiono e le maxi-superfici si ridimensionano. La riorganizzazione, però, ha un costo, e le vittime sono i piccoli esercizi indipendenti, quelli che per dimensione garantivano specializzazioni – giocattoli, ferramenta, alimentare di vicinato – e che costituiscono un punto di riferimento per la comunità. Per questo servono politiche che tengano insieme due obiettivi: fermare la desertificazione e accompagnare la crescita e l’evoluzione di chi può investire e innovare. La rigenerazione urbana è il punto d’incontro. Occorre riportare funzioni nei quartieri, rendere accessibili e attrattive le vie, fornendo strumenti concreti per le imprese”.
 

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