Il piano choc di Volkswagen: 100mila esuberi e quattro impianti verso la chiusura

Raddoppiati i posti lavoro da tagliare rispetto alle stime fatte poco tempo fa in base ad indiscrezioni di stampa. Il Consiglio di sorveglianza si riunirà il 9 luglio. E la Germania trema
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June 26, 2026
Uno stabilimento Volkswagen
Uno stabilimento Volkswagen
Un taglio di ben centomila posti di lavoro con la chiusura di quattro impianti. La notizia arriva da Volkswagen, un autentico shock per la Germania, e un ennesimo segnale delle crescenti difficoltà in cui versa il colosso automobilistico. A rivelare i piani è stato il giornale economico tedesco Manager Magazin, che cita fonti interne all’azienda di Wolfsburg. Solo poche settimane fa la società aveva preannunciato tagli di 50.000 posti entro il 2030, d’intesa con i sindacati. Adesso si parla di un raddoppio, nel quadro dell’operazione “Zielbild 2030” (qualcosa come “obiettivo 2030”), che sarà discusso il 9 luglio dal Consiglio di sorveglianza. Per il momento la società non conferma le indiscrezioni. «Queste tematiche – ha dichiarato un portavoce – saranno discusse negli organi competenti».
Indubbiamente Volkswagen è decisamente in crisi. L’azienda nel 2025 ha registrato un quasi dimezzamento degli utili, secondo Manager Magazin l’obiettivo è il taglio di costi per 11 miliardi di euro entro fine decennio. Sullo sfondo, il crollo delle vendite, a cominciare dalla Cina, uno dei mercati principali della società, ma anche in Europa: secondo il settimanale Der Spiegel il costruttore produce mezzo milione di auto in più di quante riesce a venderne nel Vecchio Continente. Un sondaggio interno tra i manager della società, stando a un altro servizio di Manager Magazin, ha rivelato che la maggioranza vede la situazione della casa automobilistica «a rischio esistenziale».
Il taglio rivelato dal giornale è decisamente cospicuo, se si pensa che in totale Volkswagen conta 657.000 dipendenti in tutto il mondo, con un fatturato di oltre 300 miliardi di euro l’anno. In gioco anche la chiusura degli impianti VW di Hannover, Zwickau e Emden e di quello Audi a Neckarsulm. Per ora comunque non sembrano esserci date precise, si parla di «medio termine», del resto non è ancora chiaro quanti sarebbero gli esuberi in Germania, e quanti nel resto nel mondo. Secondo il giornale, inoltre, l’ad Oliver Blume starebbe pensando di scorporare il marchio chiave Volkswagen in un’impresa separata dal resto del gruppo per facilitare risparmi ancora più incisivi.
Se si guarda al 2030 è anche per una ragione precisa: per gli stabilimenti in Germania la casa di Wolfsburg ha firmato con il sindacato di categoria, IG Metall, una garanzia occupazionale che scade proprio in quella data. Certo è comunque che le proteste già si fanno sentire. «Le nuove notizia via media – scrivono in un comunicato congiunto il capo di IG Metall Christiane Benner, il responsabile per il sindacato del distretto della Bassa Sassonia (il land di Wolfsburg e di Emden) Thorsten Gröger e la presidente del Consiglio di fabbrica del gruppo Volkswagen Daniela Cavallo – giustamente inquietano i lavoratori e le regioni in cui si trovano gli impianti» che potrebbero esser chiusi. Adesso, è la minaccia, «se simili piani continueranno ad esser perseguiti, li impediremo con tutto il potere in nostro possesso». Piuttosto, avvertono, «la dirigenza dell’azienda deve fare il suo lavoro», il che vuol dire costruire auto più concorrenziali.
Inquieto e irritato è anche Olaf Lies, il ministro presidente socialdemocratico della Bassa Sassonia. «Non si garantisce il futuro di Volkswagen – ha tuonato – concentrandosi continuamente su nuove chiusure di impianti o con sempre maggiori programmi di esuberi». La voce di Lies è importante: la Bassa Sassonia, in basse alla storica “Legge Volkswagen”, detiene il 20% dei diritti di voto nel Consiglio di sorveglianza della società e, avverte il ministro presidente, «non approverà alcuno sviluppo basato sulla chiusura di impianti come presunta facile soluzione».
L’operazione non si preannuncia facile. Nel Consiglio di sorveglianza i rappresentanti dei lavoratori insieme al land della Bassa Sassonia avrebbero una maggioranza per stoppare l’operazione. Per questo, lo dicevamo, almeno stando a Wirtschaft Magazin, l’ad Blume punterebbe allo scorporo del marchio Volkswagen dal resto del gruppo sottraendolo così alla “Legge Volkswagen”, operazione ovviamente duramente contestata da sindacati, consiglio di fabbrica e anche dalla Bassa Sassonia. «Minacce alla “legge Volkswagen” – tuonano nella dichiarazione comune Benner, Gröger e Cavallo — sono irresponsabili». Per ora, comunque, non si sente ancora parlare di scioperi, probabilmente la decisione sarà presa dopo la riunione del 9 luglio. Secondo i media tedeschi, vista la situazione precaria del colosso di Wolfsburg anche i sindacati si mostrano prudenti. Se però si sentiranno costretti, le misure di protesta potranno essere molto intense, come successo già nel 2024.

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