Addio a Cencelli, l'inventore del manuale (che manuale non era) più citato della storia repubblicana
A 90 anni si è spento a Roma l'ex funzionario Dc divenuto celebre per aver ideato nel 1967 il metodo (aritmetico prima che politico) di ripartizione degli incarichi più citato, evocato e utilizzato negli ultimi 60 anni. Un simbolo, più che un libro, usato non sempre in chiave positiva per additare una certa politica costretta ad assegnare incarichi col bilancino, ma che finiva per trovare forme di equilibrio.

Ci sono espressioni che, anche al di là delle intenzioni di chi le aveva coniate, finiscono per diventare proverbiali. Una delle più celebri, forse la più citata nella storia politica della Repubblica italiana, riguarda un celeberrimo manuale, che poi in origine manuale non era, ma piuttosto un metodo di calcolo e di ripartizione. Ma che ha finito per rappresentare un simbolo di una modalità dal sapore scientifico (a volte a rischio di diventare un po' astrusa) e pensata per cercare un equilibrio. Simbolo evocato, a onore del vero, non solo nella Prima Repubblica, ma anche dalla Seconda in poi. Adoperato dalle maggioranze di turno e demonizzato dalle opposizioni, in un gioco delle parti per cui "il Cencelli logora chi non lo fa" o non lo può fare. E, fuori dai Palazzi, nominato non sempre in modo positivo, anzi piuttosto per additare il malvezzo di una certa politica di lottizzare, ossia di assegnare incarichi col bilancino delle appartenenze, anziché provare a individuare le persone con le competenze più adeguate. Oppure Ieri l'ideatore di quel metodo, Massimiliano Cencelli, ha compiuto il proprio transito terreno e si è congedato da questo mondo, all'età di 90 anni. Funzionario di rango della Democrazia cristiana d'antan, divenne celebre per aver ideato nel 1967 il sistema (aritmetico prima che politico) di ripartizione delle cariche di Governo più citato, evocato e utilizzato negli ultimi 60 anni.
"Chiedetelo a Cencelli"
La genesi dell'idea, la raccontò lui stesso in una delle sue rare interviste, concessa in quel caso al cronista parlamentare di Avvenire Angelo Picariello, nel 2003: "Nel 1967 Sarti, con Cossiga e Taviani, fondò al congresso di Milano la corrente dei 'pontieri' - ricordò - così chiamata perché doveva fare da ponte fra maggioranza e sinistra. Ottenemmo il 12% e c'era da decidere gli incarichi in direzione. Allora io proposi: se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di governo in base alle tessere. Sarti mi disse di lavorarci su. In quel modo Taviani mantenne l'Interno, Gaspari fu Sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa, Sarti al Turismo e spettacolo. La cosa divenne di pubblico dominio perché durante le crisi di governo, Sarti, che amava scherzare, rispondeva sempre ai giornalisti che volevano anticipazioni: chiedetelo a Cencelli". Così, a quel metodo, il solerte Cencelli finì per dare il nome, anzi il cognome. Ma chi furono i protagonisti di quella vicenda? Per comprendere il contesto, è d'uopo fare un salto nel passato...
Un foglio e una calcolatrice elettrica
Per ritornare a quegli anni, può essere utile a quanto scrisse una vivace penna della cronaca parlamentare, quella di Renato Venditti, firma di Paese Sera che al celebre manuale dedicò un noto saggio del giornalismo politico italiano , "Il Manuale Cencelli, un documento sulla gestione del potere", uscito per Editori Riuniti nel 1981. Racconta Venditti che "al principio dell'estate del 1968, quando Aldo Moro stava per uscire di scena come presidente del consiglio e si profilava il secondo governo di Giovanni Leone, il deputato Adolfo Sarti, sottosegretario al turismo e spettacolo, chiamò nel suo ufficio di Via della Ferratella il dottor Massimiliano Cencelli, suo segretario particolare, e gli mostrò un foglio di carta intestata sul quale erano scritte due sole indicazioni, da una parte monocolore e dall'altra centrosinistra. Avendo deciso di fare un salto nella carriera, poiché il posto che occupava era solo il primo gradino della scala ministeriale, il sottosegretario Sarti chiedeva a Cencelli di sapere quanti posti di ministro sarebbero spettati alla corrente democristiana "amici di Taviani", sia nel caso che si fosse ricostituito il governo organico e di centrosinistra, formato da quattro partiti, sia che si decidesse di dare a Leone il suo secondo incarico di presidente per un governo monocolore". E Cencelli cosa fece? Non si scompose e tornò nella sua stanza, attigua a quella del sottosegretario: "Si fece portare una calcolatrice elettrica, procedette ad alcuni conteggi e tornò da Sarti con questa risposta. Con il quadripartito spettando alla democrazia cristiana 15 ministri e 27 sottosegretari, i posti della corrente Taviani sarebbero stati rispettivamente 1,80 e 3,24". Invece, "in caso di monocolore, cioè di un governo formato da tutti i ministri democristiani, agli amici di Taviani sarebbero spettati i ministri 2,64 e sottosegretari 5,64". Quello, annota Venditti, "fu l'atto di nascita del manuale Cencelli, però questa espressione assunse dignità ufficiale, non in quel momento comunque memorabile, ma qualche giorno dopo, grazie a una fortunata invenzione lessicale di Adolfo Sarti, ai giornalisti che lo avvicinavano a Montecitorio per sapere come sarebbero stati distribuiti i posti di ministro tra le correnti democristiane, Sarti rispose con un sorriso di intesa: bisogna consultare il manuale Cencelli". E da quel momento in poi, ogni volta che si formava un governo - per conoscere la distribuzione numerica dei posti di ministro e di sottosegretario, prima ancora che se ne conoscessero i nomi - politici e giornalisti, deputati e senatori e le stesse segreterie dei partiti iniziarono a chiedere a Cencelli un sorta di responso preventivo, un pronostico che li mettesse in condizione di ipotizzare quanti sarebbero stati i ministri delle correnti democristiane, quanti i Dorotei, quanti i Fanfaniani, quanti dell'area Zaccagnini e quanti Andreottiani o senza corrente. E così una espressione giornalistica entrò prima nelle discussioni da Transatlantico e poi nel gergo politico e infine in quello comune, dove ancora oggi designa un metodo codificato per l'assegnazione di ruoli politici e governativi a esponenti di vari partiti o correnti in proporzione al loro peso. E ancora oggi, a distanza di decenni, il manuale viene citato in ricerche, saggi e testi universitari.
Non un manuale, ma "due faldoni di calcoli e cifre"
Ora, è bene precisare un punto. In Italia, come in ogni parte del mondo dove viga una democrazia parlamentare con la necessità di intese fra le forze politiche, criteri "alla Cencelli" sono di certo sempre esistiti: sarebbe ben strano che un presidente del Consiglio incaricato o un futuro capo di Governo, nell'atto di costituire un nuovo esecutivo, non tenga affatto conto del peso dei partiti di coalizione e dei loro equilibri interni nell'alchimia della compagine. Ma fino a quel giorno del 1967 mai quei criteri e quelle logiche politiche si erano riversate in una sorta un codice per imporre il rispetto del peso delle componenti, financo quelle micro, traducendolo in frazioni e percentuali. Ma un manuale vero, non c'era, perché - come racconta ancora Venditti - non era "un libro scritto ma un metodo di calcolo ponderale". Ma Cencelli aveva messo nero su bianco la sua produzione aritmetica e matematica: "Una volta sono andato a trovarlo, gli ho spiegato cosa mi serviva, lui ha fatto una telefonata e dopo un quarto d'ora un commesso ha messo sul tavolo due voluminosi dossier - si legge nel libro di Venditti -. Sulla costa dei raccoglitori legati ben stretti con due robuste fettucce di cotone c'era scritta a matita blu la dicitura: manuale Cencelli. Entrato in possesso di questi incunaboli della contemporaneità mi sono appartato con Claudio Laurier, un ex collaboratore di Adolfo Sarti, ho slegato religiosamente il plico Cencelli e mi sono trovato davanti a uno spettacolo di capogiro". In decine e decine di fogli c'era appuntato di tutto: "Denominazioni delle correnti democristiane così come si venivano formando, scomponendo e ricomponendo secondo lo svolgersi delle vicende di partito, vicino alle correnti, cifre assolute, elaborazioni percentuali, minute scritte a matita prima di diventare ordinatissime colonne di numeri. Accanto a ogni corrente la cifra finale che corrisponde al numero di ministri e sottosegretari che spettano a ogni gruppo democristiano ogni volta".
"Grande esperto delle istituzioni"
Di Cencelli, non si ricorda tuttavia solo ciò di cui abbiamo parlato. "Grande esperto delle istituzioni, ha dato un contributo fondamentale per comprendere le dinamiche del potere repubblicano", considera il comunicatore Pier Domenico Garrone . Di lui "si ricordano in particolare i proficui incontri tenutisi nella storica sede di Piazza Rondanini, nei quali la sua competenza e la sua visione metodologica venivano ascoltate da altre autorità dello Stato. Incontri volti a semplificare i complessi temi dell'organizzazione, da cui nacque quel celebre ragionamento politico comunemente noto come 'Manuale Cencelli' che, di fatto, non costituì mai un testo formale. Le sue capacità tecniche in un mondo in cui i gruppi di pressione verso lo Stato erano importanti, e nella dinamica di partito della Democrazia Cristiana, costituirono un metodo applicato per soddisfare le esigenze di tutte le correnti". Senz'altro. Tuttavia, non è azzardato concludere che nell'immaginario collettivo e nella storia della politica nostrana, Cencelli resterà scolpito anzitutto come il papà del manuale. Qualcosa di arduo da cancellare. O di converso, per dirla col sette volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti, uno di quei libri che sarebbe meglio "dimenticare, a patto che se lo dimentichino tutti".
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