Ruzza: «Nei Cpr non c’è rispetto della persona, è una vita dentro le gabbie»

Il vescovo di Civitavecchia-Tarquinia e Porto-Santa Rufina è stato più volte a Ponte Galeria. «Sono peggio delle prigioni, condivido la battaglia delle diocesi di Capua e Trento»
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August 10, 2026
Ruzza: «Nei Cpr non c’è rispetto della persona, è una vita dentro le gabbie»
Il vescovo Gianrico Ruzza
«Condivido la battaglia degli arcivescovi di Capua e di Trento contro la realizzazione di Cpr nei loro territori, perché sono strutture dove non c’è il rispetto della dignità umana. Lo posso dire perché ci sono stato più volte e perché come diocesi ci stiamo impegnando per migliorare questa condizione». A parlare è Gianrico Ruzza, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia e di Porto-Santa Rufina, nel cui territorio esiste il Cpr di Ponte Galeria, 120 posti ma solo 80 immigrati presenti tra i quali 5 donne (è l’unico con presenza femminile), tre suicidi, molte rivolte e proteste. Nel 2024 è stata firmata una convenzione fra Prefettura, Caritas di Roma e di Porto-Santa Rufina, Comunità di Sant'Egidio e Centro Astalli per una presenza stabile, fornendo assistenza legale e spirituale, insegnamento dell'italiano, ascolto.
Monsignor Ruzza, perché parla di mancanza di dignità?
Perché queste persone vengono considerate non solo un problema, ma un vero e proprio guaio. È peggio di un carcere. Se in carcere ci sono alcune tutele giuridiche che proteggono un po' da forme di emarginazione o discriminazione, nel Cpr sono inesistenti.
In che senso?
La struttura è impressionante. Vivono in gabbie, il cortile all'aperto ha sbarre alte 4 metri, le stanze hanno 8 letti inchiodati per terra perché non se li devono tirare addosso. Il bagno è una stanzetta con tavoli in ferro, piantati per terra, dove poter mangiare. La cappella è stata chiusa, e noi celebriamo in una stanzetta dove si fa pure scuola di italiano. La palestra è stata chiusa perché, dicono, c’era il pericolo di una rivolta. È assurdo. Non c'è una condizione di vivibilità. Nel carcere il cappellano va stabilmente, c'è l'infermiera o il medico, c'è il volontario, nel Cpr no.
Lei va spesso?
Io vado per la celebrazione della Messa 3-4 volte l'anno. Portiamo anche dei doni, soprattutto per le feste, Natale, Pasqua, la cocomerata di Ferragosto. Durante l’anno i sacerdoti vengono spesso a celebrare, mentre un diacono permanente, molto sensibile, ha instaurato un ottimo rapporto con loro. Ti tendono la mano perché hanno bisogno di un contatto umano che noi cerchiamo di dare, è fondamentale. Tenerli occupati ad esempio con la scuola pur per poche ore è importante, perché stanno senza far niente, non hanno libri, non hanno niente.
Come reagiscono alle vostre proposte spirituali?
C’è una crescente risposta e un desiderio. L’ultima volta che ho celebrato la Messa quelli che sono venuti sentivano davvero il desiderio di partecipare a questo momento anche se non erano neanche tutti cattolici. Stavano lì perché era una boccata di ossigeno, un momento di incontro, di relazione.
Lei ha visto nel tempo la situazione peggiorare?
La situazione è peggiore da un punto di vista delle condizioni di vita. Inoltre Ponte Galeria è diventato il centro che gestisce anche il Cpr in Albania. Molti vengono appoggiati qui alcuni giorni per poi partire per laggiù.
Come siete trattati?
Il rapporto con la Polizia è ottimo, mentre all'inizio era esattamente il contrario. E anche con la cooperativa che gestisce il Cpr. Quando sono andato la prima volta nel marzo 2024, sono entrato col Garante del Lazio per i detenuti, ma siccome c'era stato un errore di trasmissione da parte della sua segreteria nei confronti della direzione del Cpr mi hanno fatto fare sei ore di attesa. Che io fossi vescovo non gli importava. Avevamo portato vari dolci e li hanno buttati per terra. Il clima oggi è totalmente diverso. È l'unico Cpr ad aver fatto accordi con le associazioni di volontariato. Credo che lo si debba molto al prefetto Lamberto Giannini, persona rispettosa e che capisce le situazioni. Non tutti gli apparati dello Stato sono sulla linea giustizialista, tanto per essere chiari.
Chi sono le persone che sono nel Cpr?
La maggior parte sono persone che hanno commesso reati, che hanno scontato una pena in carcere, ma mentre la scontavano è scaduto il permesso di soggiorno e quindi essendo ufficialmente clandestini, come dicono loro, li piazzano lì. Ma ci sono anche storie incredibili, che riguardano anche donne.
Quali?
Una donna è stata messa nel Cpr perché dava fastidio per strada. Non sapendo dove metterla l’hanno messa lì ma solo perché era straniera. Una poveretta cinese, una ragazza, dopo un controllo nelle fabbriche di Prato è risultata lavoratrice irregolare e l’hanno messa a Ponte Galeria. Qui la coccolavano e poi è uscita perché non sono riusciti a espellerla.
Ci sono stati anche tre suicidi…
Una buona parte di loro desidererebbe tornare in patria, perché hanno capito che qua c’è poco da sperare, ma nella maggior parte dei casi non si può fare perché non c’è un rapporto di reciprocità. Sono stato nel Cpr in occasione del suicidio di un ragazzo della Guinea equatoriale, Ousmane Sylla, 22 anni, che voleva tornare ma non c'era il rapporto diplomatico e quindi non si poteva. Alla fine si è ammazzato lasciando sul muro le parole “Voglio tornare in Africa, mi manca mia mamma”.

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