Un ponteggio aereo di 60 metri per restaurare il tiburio del Duomo
A settembre, dopo nove anni di lavori, terminerà il cantiere di restauro. La struttura sospesa ha consentito la prosecuzione delle celebrazioni in cattedrale

In questi anni in Duomo è stata approntata una vera e propria opera ingegneristica «che ha richiamato tanti colleghi da tutta Europa, venuti a vederla anche più volte»: il ponteggio sopraelevato per il restauro del tiburio. Lo racconta soddisfatto Francesco Canali, l’ingegnere che dal 2014 dirige i cantieri della Veneranda Fabbrica della cattedrale milanese. All’interno mostra il ponteggio collocato a circa 60 metri sopra l’altare maggiore: si sviluppa per 18 metri da un lato all’altro, ed è composto nella sua interezza da circa otto chilometri di tubi d’acciaio. Chi entra oggi nella basilica può farsi un’idea alzando lo sguardo, avvicinandosi alla crociera: l’altezza e la dimensione del ponteggio sono veramente impressionanti.
In autunno, dopo nove anni di lavori, tornerà finalmente visibile al pubblico il tiburio, ovvero la struttura ottagonale che circonda la cupola, sotto alla guglia della Madonnina. È una delle parti più scenografiche del monumento, opera degli architetti Giovanni Antonio Amadeo e Gian Giacomo Dolcebuono alla fine del 1400 (alcuni anni prima Leonardo da Vinci aveva presentato un suo progetto, che però pare non fosse piaciuto). I lavori esterni sono da poco conclusi; per settembre saranno terminati anche quelli all’interno, assicura Canali.
Si tratta di uno degli interventi più impegnativi nella storia recente della cattedrale, che ha visto un investimento complessivo di 20 milioni di euro. Basti pensare che per consentire le celebrazioni eucaristiche, evitando di coprire l’altare maggiore con il ponteggio, è stata predisposta questa struttura aerea con una grande rete quadrata a coprire il grande “buco” in alto, al centro della cattedrale. «Ci siamo subito posti il problema di cosa fare questo spazio – spiega l’ingegnere –. Situato all’incrocio tra navate e transetto, sulla pianta è un quadrato sul quale insiste una cupola semisferica, ogivale, con otto spicchi o cuspidi che aiutano a sostenere la volta. Abbiamo colto l’occasione dei restauri per approfondire le fasi costruttive con questo ponteggio molto elaborato, e per investire sulle dotazioni di cantiere».
Nel complesso, il cantiere che ha interessato guglia e tiburio è durato oltre 18 anni (i lavori sono iniziati nel 2008), ma la fase in cui la cupola è stata rivestita dal ponteggio è durata otto anni, durante la quale vi hanno lavorato centinaia tra dipendenti della Fabbrica e restauratori in oltre 15mila giornate di lavoro, per una media di 250 giornate all’anno. Un periodo lungo, che ha compreso anche due anni di stop dovuti alla pandemia, esplosa proprio quando i lavori all’interno erano nel pieno svolgimento.
«Abbiamo fatto scuola? Sì, però va detto che la Veneranda Fabbrica ha una fortuna, come tutte le fabbricerie delle cattedrali italiane: di doversi dedicare alla cura del monumento, quindi cercando soluzioni non convenzionali, anche costose, ma che vanno nella direzione di una maggiore efficienza del cantiere, oltre al rispetto del luogo sacro – ribadisce Canali –. Un obbligo, insomma». E questa parte, prosegue, aveva bisogno di un restauro approfondito che, «in assenza di una struttura efficiente, non avremmo potuto realizzare». Da qui l’idea del ponteggio sopraelevato. L’ultimo restauro in Duomo risale alla fine degli anni ’60: proprio per motivi tecnici non si era potuto fare tutto quello che si sta realizzando ora. Sono stati restaurati i quattro arconi decorati da una sessantina di statue raffiguranti santi (quindici per lato), rimuovendo le incrostazioni sulle superfici, ovvero la sporcizia creata dallo smog e dal fumo delle candele che hanno contribuito al degrado naturale del marmo di Candoglia: un materiale, com’è noto, molto delicato. E per fine anno si spera di rimuovere il telone, anche se una data precisa ancora non c’è. È stato quasi un gioco da trapezisti lavorare così, scherza Canali, indicando anche la gigantesca impalcatura a forma di croce poco sopra la rete, che si appoggia - o meglio si aggancia - al ponteggio esterno.
Resta ora da vedere se il camminamento esterno attorno al tiburio, proprio sotto alla guglia maggiore con la Madonnina, verrà aggiunto al percorso di visita delle terrazze. In fondo era già percorribile negli anni ‘60, prima del penultimo restauro. Ci vorrebbe altro personale di custodia, fanno sapere dalla Veneranda Fabbrica; ma il nuovo colpo d’occhio dall’alto, dai transetti e dall’abside, aggiungerebbe ulteriore fascino ad un panorama sulla città praticamente unico.
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