Disagi e polemiche per i controlli in Spagna. Ora la Ue scende in campo per una mediazione tra Roma e Madrid
di Gabriele Rosana, Bruxelles
Il commissario Ue Brunner chiama i ministri dell’Interno dei due Paesi: «Segnali dall'Italia per rimuovere presto le misure». Ma si attende l'evoluzione a Ceuta. Vannacci e Vox tallonano Meloni e Sanchéz

Scattano i controlli di frontiera per gli italiani diretti in Spagna. E, a una settimana dall’emergenza di Ceuta - con oltre 70 mila persone arrivate in poche ore dal confinante Marocco -, la libera circolazione in Europa rimane al centro del fuoco incrociato tra Roma e Madrid, mentre Bruxelles media e punta a una rapida fine dell’escalation diplomatica. Sono stati un centinaio gli agenti della Polícia Nacional impegnati nella verifica dei documenti dei viaggiatori nei principali aeroporti spagnoli, nel primo giorno della reintroduzione dei controlli in vigore fino al 7 settembre, risposta diretta all’analoga sospensione degli spostamenti nello Spazio Schengen decisa dal governo italiano il 31 luglio. Gli accertamenti a campione hanno interessato il 5-10% dei passeggeri, secondo fonti del ministero dell’Interno citate da El País: si tratta in media di 15 persone fra quelle in arrivo a bordo di aerei di medie dimensioni e di circa 25 su quelli con maggiore capacità. «L’Italia è un Paese “caldo” in materia di immigrazione. Controlleremo soltanto i passeggeri che riterremo sospetti», hanno precisato fonti di polizia. Oltre agli scali di Madrid e Barcellona, dove la vigilanza è scattata con lo scoccare della mezzanotte tra venerdì e sabato, ieri mattina le procedure sono state estese a Malaga, Siviglia, Bilbao, Alicante e Valencia. Gli aeroporti delle Baleari e delle Canarie dovrebbero essere i prossimi. Tra i principali scali di partenza sottoposti ai controlli ci sono Roma Fiumicino e Ciampino, Milano Malpensa, Napoli, Venezia e Firenze, ma l’elenco sarà ampliato a stretto giro, riferiscono le autorità iberiche. Meno affollata la situazione sul fronte del traffico marittimo, visto che nel porto di Barcellona era previsto l’approdo di una sola nave da crociera proveniente dal nostro Paese.
Intanto, è la Commissione europea a provare a gettare acqua sul fuoco, nel tentativo di salvare uno Spazio Schengen che è diventato un colabrodo di deroghe a tempo (già prima di Ceuta le avevano introdotte 8 Stati membri su 29). Il commissario Ue agli Affari interni Magnus Brunner ha sentito ieri sia il titolare del Viminale Matteo Piantedosi sia l’omologo spagnolo Fernando Grande-Marlaska: a entrambi, ha ricordato «i progressi che abbiamo fatto nel contrasto dell’immigrazione irregolare» e sottolineato che «la fiducia tra gli Stati Ue è la nostra risorsa più preziosa». «Le autorità spagnole ci hanno assicurato che gli eventi di Ceuta non avranno alcun effetto duraturo sullo Spazio Schengen», ha scritto Brunner su X, aggiungendo che «per questa ragione ci sono segnali da parte dell’Italia che i controlli di frontiera possano essere presto rimossi». Dipenderà dall’evoluzione della situazione a Ceuta. L’obiettivo minimo di Bruxelles è evitare il rinnovo della sospensione della libera circolazione. Pur essendo l’exclave spagnola di fatto al di fuori di Schengen, martedì scorso il commissario aveva detto di «comprendere la scelta» di Roma di fronte alle prime immagini della crisi, salvo poi affermare che «ora la situazione si è evoluta e c’è maggiore chiarezza» quanto all’effettiva necessità dei controlli di frontiera, difficili da giustificare alla luce delle regole Ue. Parole di prudenza che a Bruxelles erano state lette come una conferma della mediazione per far tornare il sereno su Schengen nel pieno della stagione delle partenze.
In Italia lo scontro Meloni-Sanchez oscilla dall’«avrei blindato le frontiere» di Vannacci al «basta con questa pagliacciata» di Calenda, dall’accusa di strumentalizzazione mossa da Avs all’allineamento su Meloni sia della Lega sia di Forza Italia. Analoga battaglia politica senza esclusioni di colpi si è aperta anche in Spagna, Paese che, al pari dell’Italia, andrà a elezioni nel 2027. Il sindaco-presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, esponente del Partido Popular, principale forza di opposizione nazionale, ha denunciato che la situazione nell’exclave è «assolutamente insostenibile». Per Vivas, nonostante i rientri volontari, nella città autonoma rimarrebbero ancora 8-11 mila migranti, ben più dei circa 2.500 indicati dal governo. Per questo, il sindaco-presidente ha chiesto a Madrid, oltre a espulsioni immediate, l’invio di almeno mille agenti in città per impedire nuovi afflussi di massa, visto che, secondo quanto circolato sui social, altri episodi potrebbero verificarsi intorno a Ferragosto. Ma l’aspro confronto si estende a tutto il Paese. I vicepresidenti delle comunità autonome di Castiglia e León, Estremadura e Aragona, tutti esponenti dell’estrema destra di Vox, hanno comunicato al governo che non parteciperanno alla riunione del tavolo per l'Infanzia, che giovedì prossimo dovrebbe approvare uno stanziamento di 25 milioni di euro per l’assistenza agli oltre mille minori non accompagnati presenti a Ceuta. È notizia di ieri, inoltre, quella secondo cui un tribunale di Ceuta sta indagando su sei casi di presunte aggressioni sessuali ai danni di migranti entrati in città durante l’afflusso del 30 luglio.
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