
Davanti a momenti complessi e delicati come il lutto, il confine tra le norme e la sensibilità verso chi soffre tende a diventare sottile. La vicenda che ha riguardato nella giornata di sabato 8 agosto, la sospensione delle esequie ecclesiastiche per il signor Mario Tarducci, di anni 73, a Camporosso, comune ligure nel territorio della diocesi di Ventimiglia - San Remo, ne è un chiaro esempio che però intende offrire una chiave di lettura lontana da ogni intento polemico.
La vicenda nasce con la spontaneità e la semplicità di una famiglia colpita dalla perdita di un proprio caro. Senza alcuna intenzione provocatoria, ma con il desiderio naturale e doloroso di affrontare il cammino che accompagna la scomparsa di una persona amata, i familiari hanno organizzato le esequie nella chiesa parrocchiale di San Marco con la volontà comune di vivere la dimensione della memoria e del dolore all’interno della propria comunità locale.
A far emergere la necessità di un confronto è stata la successiva evidenza pubblica — diffusa a esequie già programmate — dell’appartenenza di Tarducci alla massoneria e del ruolo di "venerabile maestro" ricoperto nel tempo. Un dettaglio non secondario, che ha richiesto all’autorità diocesana un’immediata verifica. Quando la notizia è giunta alla curia, il vescovo diocesano, monsignor Antonio Suetta, ha avviato un dialogo diretto e sereno con il parroco e con i familiari del defunto, cercando anche indicazioni presso i superiori organi ecclesiali.
La decisione infine assunta dal Vescovo — in linea con quanto disposto negli stessi giorni nella Diocesi di Roma dal cardinale vicario monsignor Baldassare Reina per un caso analogo e in applicazione del canone 1184 del Codice di Diritto Canonico — va vista come un atto di coerenza verso la storia del defunto e le sue scelte di vita. Riconoscere l'incompatibilità tra l'appartenenza massonica e i riti delle esequie cattoliche significa, in ultima analisi, prendere sul serio il percorso che egli ha con consapevolezza tracciato durante la sua esistenza.
Il provvedimento della Diocesi di Ventimiglia - San Remo si vuole inserire in un quadro di chiarezza pastorale: da un lato tutela con la coerenza e l'orientamento dei fedeli, dall'altro riconosce la memoria di chi è venuto a mancare, evitandogli una forma celebrativa difforme rispetto al suo orientamento esistenziale.
In questo contesto di ristrettezza dei tempi, la risposta delle parti si è voluta muovere con essenzialità e compostezza. L'annuncio infine sul sito diocesano che la diocesi pubblicherà a breve una nota con indicazioni giuridico-pastorali permetterà di fare luce su situazioni analoghe, offrendo criteri certi e condivisi per il futuro con il desiderio che, anche dentro decisioni che l’emotività può descrivere solo come limitative, il dialogo tra chiesa e famiglia sa rintracciare il valore del rispetto umano.
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