I profughi da trasferire, i numeri sulle riammissioni: perché la Germania ha aperto il caso Italia

di Vincenzo Savignano, Berlino
Già nel 2024 a fronte di 10mila persone che avrebbero dovuto rientrare da Berlino a Roma secondo gli accordi di Dublino, solo 3 richiedenti asilo erano tornati nel nostro Paese. Il nodo delle procedure bloccate, nonostante i consensi formali dello Stato di primo ingresso. Anche la Grecia è coinvolta nella gestione del fenomeno
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August 10, 2026
I profughi da trasferire, i numeri sulle riammissioni: perché la Germania ha aperto il caso Italia
Controlli di polizia in Germania contro i migranti irregolari nei mesi scorsi / Afp
«L’Italia nel 2024 ha ripreso solo 3 rifugiati trasferiti dalla Germania, ma le persone da riprendere erano oltre 10.000». Lo sottolineava già nel gennaio del 2025 la tv pubblica tedesca Ard, puntando il dito contro le autorità italiane e quindi anche contro il governo di Roma. La polemica del fine settimana tra Germania e Italia sui cosiddetti "dublinanti", i richiedenti asilo che stando al protocollo di Dublino vanno assegnati al primo Paese di approdo, non è dunque una novità.
«È noto che alcuni Paesi dell’Ue, in particolare l’Italia – spiegava a suo tempo l'emittente tedesca - acconsentono alla riammissione di profughi, come previsto dagli accordi di Dublino, ma di fatto impongono condizioni irrealizzabili per la riammissione dei rifugiati, e rendono così quasi impossibili i trasferimenti. Nel 2024 l’Italia ha ripreso dalla Germania solo 3 rifugiati, ma aveva concesso il consenso a riaccogliere più di 10.000 persone».
Nell’Unione europea le procedure stabilite negli accordi di Dublino hanno lo scopo di regolamentare la distribuzione dei richiedenti asilo, che spesso arrivano in Paesi europei come Italia e Grecia per poi recarsi in Germania. Se i rifugiati si spostano in altri Paesi dell'Ue e lì chiedono asilo, come è il caso della maggior parte dei richiedenti asilo in Germania, il Paese di primo ingresso dovrebbe riaccogliere i richiedenti asilo a determinate condizioni. Pertanto la Germania, in base ad accordi europei, può chiedere alle autorità del Paese di primo approdo di riprendersi il richiedente asilo. Ma dati del ministero degli Interni e dall’Ufficio federale per i migranti e rifugiati hanno spesso segnalato come spesso le procedure di riammissione si bloccano o non vengono avviate.
«Nel 2023 e nel 2024 – si legge ad esempio in una nota dell’Ufficio federale per i migranti (Bamf) - in decine di migliaia di casi le autorità tedesche per l'immigrazione non sono riuscite a trasferire i richiedenti asilo in un altro Paese membro dell'Ue, anche se in molti casi era stato dato il consenso formale da parte del Paese di primo ingresso». E uno di questi casi riguardava l’aggressore di Aschaffenburg che, nella cittadina della Baviera, aveva ucciso accoltellandoli un uomo di 41 anni e un bambino di 2. L'afghano di 28 anni, apparentemente affetto da problemi psichici, avrebbe dovuto essere trasferito in Bulgaria. Tuttavia, la trasmissione delle notifiche tramite le autorità era durata così a lungo che non era stato più possibile rispettare il termine di sei mesi, come previsto dagli accordi di Dublino. Il periodo decorre dal giorno in cui il Paese di primo approdo si impegna a riprendersi il rifugiato.
Il caso dell’afghano di 28 anni sarebbe molto simile agli oltre 10mila casi dei rifugiati che avrebbe dovuto riprendere a suo tempo l’Italia. Secondo dati ufficiali del Bamf nel 2023, la Germania ha chiesto un trasferimento in un altro Paese dell’Ue di 74.622 rifugiati, in 55.728 casi era arrivato il consenso da parte delle autorità del paese di primo ingresso. Ma nel 2023 sono state trasferite dalla Germania ad altri Paesi Ue solo 5.053 persone, meno di una su dieci. Nel 2024 il trasferimento di migranti è stato richiesto dalla Germania in 74.583 casi, e gli altri Paesi europei lo hanno approvato in 44.431 casi. Ma il trasferimento in realtà è avvenuto solo in 5.827 casi.

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