San Tommaso, il denaro e il Regno

Il domenico Salvioli: Tommaso si muove all'interno dell'orizzonte medioevale, ma il suo pensiero economico ha superato i suoi tempi
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April 7, 2026
San Tommaso, il denaro e il Regno
San Tommaso raffigurato da Justus van Gend - museo del Louvre
È Tommaso d’Aquino (nato tra il 1224 e il 1225, deceduto nel 1274), il santo di cui, questa volta, indaghiamo il pensiero in materia di denaro. Dottore della Chiesa, teologo e filosofo di straordinaria rilevanza, Tommaso ci ha lasciato un’opera vastissima che comprende i modelli di tutti i generi di opere filosofiche allora conosciuti. All’interno di diverse opere, incluse quelle più note come le Summae, compaiono trattazioni di temi economici quali, ad esempio, la moneta, le dinamiche del commercio, l’usura, il giusto prezzo e la proprietà privata, osserva padre Marco Salvioli, domenicano, docente presso lo Studio Filosofico Domenicano e la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna.
Nella Summa Theologiae questi temi sono affrontati per lo più nel trattato sulla virtù della giustizia, poiché esso riguarda le relazioni: « La giustizia propriamente detta, secondo Tommaso, non esiste se non nel rapporto con altri: se tutto l’agire umano è orientato alla beatitudine attraverso le virtù, che sono disposizioni stabili al bene, il denaro trova la propria collocazione all’interno delle relazioni tra le persone. E la ricchezza è uno strumento che l’uomo utilizza per gestire la famiglia o la città, quindi il bene comune. Tommaso si muove all’interno dell’orizzonte medioevale nel quale il fine dell’economia è anzitutto e soprattutto quello di provvedere alle necessità vitali degli esseri umani».
In questo quadro viene affrontato anche il tema dell’usura: muovendo dalla considerazione che il denaro è stato inventato per facilitare gli scambi e le relazioni, che il fattore relazionale è dunque decisivo, e che l’uso del denaro è legato al consumo e alla spesa, Tommaso sostiene l’illiceità dell’usura: dal denaro non è lecito ricavare denaro. Esso deve fungere da elemento di scambio, di mediazione, e non ha una intrinseca generatività: per sé non è fecondo, è uno strumento. Questa visione della strumentalità del denaro – sottolinea padre Salvioli – ben si sposa con la visione della povertà propria dell’Ordine domenicano al quale Tommaso appartiene, Ordine per il quale la povertà è strumento a servizio della predicazione e della libertà della predicazione dei monaci. « Denaro e ricchezza sono strumentali, non hanno valore di fine: soprattutto non di fine ultimo, anche se il desiderio della ricchezza artificiale può apparire fine ultimo perché infinito. Ma non lo è: quando si possiedono tali ricchezze se ne desiderano sempre di nuove, all’infinito, ma proprio questo mostra la loro insufficienza radicale, che prova la loro natura strumentale e le rende radicalmente differenti dal vero fine ultimo, il sommo bene: esso più lo si possiede più lo si ama».
Il pensiero di Tommaso in materia di economia ha influenzato la cultura dell’epoca, rileva padre Salvioli: soprattutto ha avuto rilevanza all’interno del mondo ecclesiale, poiché illustrava, argomentando, quale dovesse essere il modo virtuoso del popolo di Dio di vivere il fatto economico, incluso il rapporto con il denaro. «Tommaso porta avanti la tradizione consolidata, che ha radici aristoteliche e che vede lo scambio commerciale finalizzato a un guadagno che deve sempre essere orientato a un fine onesto e necessario, il sostentamento vitale: quindi viene stabilito un rapporto strettissimo tra economia e morale. Tuttavia lo sviluppo della logica mercantile e degli scambi che di fatto comincia all’epoca della morte dell’Aquinate, introduce sfide nuove che vengono affrontate in modo differente dai pensatori francescani: la visione dell’economia di Tommaso viene di fatto abbandonata e saranno loro, i francescani, a porre le premesse per uno sviluppo anche capitalistico del mercato e dell’economia inaugurando l’orizzonte nel quale, di fatto, viviamo ancora oggi».
Vi sono tuttavia aspetti della riflessione di Tommaso in tema di economia che, secondo padre Salvioli, conservano rilevanza e possono oggi essere considerati particolarmente istruttivi: «Uno di questi riguarda proprio il denaro: il fatto che esso sia da considerarsi strumentale, che dunque non abbia mai ragione di fine, è un aspetto decisivo, che da solo sarebbe sufficiente a modificare molteplici dinamiche del sistema economico oggi dominante. Se si recuperasse la consapevolezza che esso, per sua stessa essenza, è un mediatore, che serve a facilitare gli scambi e dunque le relazioni e la vera reciprocità, che esclude l’accumulo vorace a danno dell’altro, si avrebbe un’economia a servizio dell’uomo: sarebbe un passo avanti enorme dal punto di vista etico e antropologico».

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