La nuova tecnologia di Rilemo: diagnosi di ictus in 5 secondi
Attraverso IA e imaging vengono rilevate subito anomalie cerebrali. Rispetto alle Tac il dispositivo creato è leggero e ad alta portabilità: così sarà possibile anticipare a casa, in Rsa o ambulanza varie diagnosi

«Ogni anno 15 milioni di persone al mondo sono colpite da ictus. Un terzo muore e un terzo rimane con una disabilità permanente. Nonostante questi numeri, il cervello è un organo che non beneficia ancora di appositi strumenti portatili e leggeri, affinché ovunque sia necessario il personale sanitario possa identificare una patologia così tempo dipendente». È questa, spiega Valentina Lidoni, ceo e co-founder della startup Rilemo, la constatazione da cui il suo team è partito per ideare una soluzione che permetta di acquisire immagini del cervello per una diagnosi rapida: uno strumento trasportabile più di un ecografo perché non richiede neppure delle rotelle e capace di visualizzare cosa succede oltre il cranio proprio come una Tac. «Abbiamo creato un sistema che pesa meno di un chilo e di facile utilizzo, che sfruttando l’imaging elettromagnetico individua anomalie come emorragie, ictus o aree tumorali in neanche cinque secondi», specifica la ceo.
Rilemo è una delle startup inserite nel report “Reach the Goals” di Cariplo Factory, dedicato alle startup che fanno la differenza attraverso l’innovazione allineata agli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. L’avventura di questa impresa inizia però già nel 2021, con le ricerche svolte dai giovani componenti del gruppo, attualmente tutti under 31, tra il Politecnico di Milano e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Nel 2024 hanno fondato appunto la startup, che è stata accelerata da Bocconi for innovation, incubata da i3P del Politecnico di Torino e supportata da PoliHub. In questo periodo, attraverso oltre tremila interviste condotte tra Europa e Stati Uniti, i fondatori hanno compreso che il valore aggiunto richiesto dai medici era l’estrema portabilità: caratteristica che oggi distingue Rilemo dai concorrenti internazionali e che è protetta da brevetto. Al di là delle motivazioni generali, Lidoni, ingegnera biomedica, e altri membri del team hanno rivolto le proprie ricerche verso la diagnostica mossi anche da ragioni personali: «Ho avuto un problema di salute, poi risolto. Tuttavia, questa esperienza mi ha dato modo di vedere che in questo ambito c’era tanto margine per cercare di portare la diagnosi sempre più vicino alle persone».

La tecnica che sfrutta Rilemo è quella dell’imaging elettromagnetico che, a differenza dell’ecografo tradizionale, con le proprie onde è in grado di penetrare la scatola cranica. Il team ha creato una fascia da indossare intorno alla testa estremamente leggera, capace di eseguire una scansione cerebrale in modo sicuro. In base a come i tessuti riflettono e modificano le onde elettromagnetiche emesse dal dispositivo, l’IA elabora le informazioni, grazie alle quali poi viene ricostruita un’immagine 3D dell’organo che può essere visualizzata su un dispositivo di uso quotidiano, come un tablet, per individuare l’eventuale patologia. Questa tecnologia, spiega ancora la ceo, non mira a sostituire le metodologie tradizionali come la Tac o la risonanza magnetica, bensì a permettere un monitoraggio tempestivo e decentralizzato: «L’obiettivo è permettere l’acquisizione di immagini direttamente al letto del paziente in ospedale, in ambulanza e negli ambulatori, o addirittura a casa delle persone, con un dispositivo facile da usare come una macchina per la pressione, colmando quel vuoto diagnostico che oggi costringe a trasporti ospedalieri». Sebbene la startup sia stata ufficialmente costituita solo nell’ottobre del 2024, il percorso di industrializzazione è già in fase avanzata. Il dispositivo entrerà nel vivo della validazione clinica nel corso del prossimo anno presso vari ospedali lombardi, con la previsione di un’immissione sul mercato nella seconda metà del 2027, per essere installato, almeno inizialmente, negli ospedali: «Il costo della nostra tecnologia sarà paragonabile a quello di un moderno ecografo, rendendo lo strumento accessibile non solo ai grandi centri». L’idea, infatti, è di raggiungere progressivamente anche i presidi di montagna, delle isole e le aree più decentralizzate, ossia ovunque ci sia una presenza di personale sanitario. Ma l’ambizione è che un giorno chiunque possa usare il dispositivo.
In un’ottica di espansione futura, la società prevede di estendere l’applicabilità della loro tecnica anche ad altre parti del corpo, come polmoni e ossa. Mentre l’ingegnera immagina già il futuro di Rilemo, pensa al risvolto sociale della loro impresa, anche oltre le vite umane che possono potenzialmente salvare: «Siamo partiti come ricercatori e abbiamo trasformato l’innovazione che veniva dall’università in un’impresa, l’abbiamo portata nel mercato. Mi piacerebbe invogliare altri a percorrere questa strada, dire loro che si può fare».
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