La coraggiosa ricetta di togliere i limiti ai giorni di ferie
di Cinzia Arena
I casi più conosciuti in Europa sono nel Regno Unito, in Italia a fare da apripista è Fater

Se l’orario di lavoro è un concetto considerato anacronistico da molte aziende, sostituito dal più concreto e tangibile raggiungimento degli obiettivi, la liberalizzazione delle ferie è una frontiera oltre la quale pochissime sinora si sono spinte. In Italia a fare da apripista è Fater, joint venture paritetica tra Angelini Industries e Procter&Gamble (che ha in “pancia” tra gli altri marchi quali Pampers, Lines e Ace) che l’ha inserita da poche settimane nell’accordo per il rinnovo del contratto integrativo.
Quello che da noi sembra un sogno negli Usa è una misura di welfare messa in campo da molte Big Tech per arginare il fenomeno delle grandi dimissioni innescato dalla pandemia. Tra gli antesignani, già nel 2003 dell’unlimited vacation il colosso della tv in streaming Netflix. Un modello che ha poi contagiato altre grandi realtà: Oracle, LinkedIn, Zoom, Twitter, Microsoft e Goldman Sachs solo per citare le più conosciute. Secondo un’indagine di XpertHR, nel 2021, circa il 4% delle aziende statunitensi offriva piani di ferie illimitate, un recente rapporto di un’altra società di consulenza, Mercer, stima che siano salite al 32% appena tre anni dopo.
Salta all’occhio che si tratta di colossi ad alta vocazione tecnologica. Ma va fatta una premessa doverosa. Non tutti offrono ferie retribuite (Paid time off), i più si limitato a dare permessi illimitati (Discretionary time off). Non solo, la maggior parte di queste aziende prevede che i giorni di ferie non siano uguali per tutti, ma concordati ad personam. Negli Usa la legge federale non impone ferie pagate, quindi le vacanze illimitate corrispondono di fatto alla nostra aspettativa, mentre in Europa e nel Regno Unito le aziende non possono cancellare i minimi legali. Il diritto Ue impone almeno quattro settimane di ferie pagate all’anno, che nel Regno Unito salgono a 5,6. Nel vecchio continente chi ha le ferie flessibili prende in media quattro giorni in più rispetto a chi le ha fisse, mentre negli Usa non si registra una differenza significativa.
I casi più conosciuti in Europa sono nel Regno Unito, dove già nel 2015 le ferie illimitate sono state adottate dal gruppo Virgin (che spazia dal trasporto aereo all’intrattenimento) per volere del fondatore Richard Branson. Da segnalare l’impegno della financial tech austriaca Bitpanda, che ha introdotto delle agevolazioni per i propri dipendenti dieci anni dopo. In Italia le aziende che concedono la massima libertà si contano sulle dita di una mano. C’è il gruppo OneDay, quello delle società ScuolaZoo, WeRoad e House of Talent, che ha adottato la policy delle ferie annuali illimitate dal 2022. E alcune realtà minori come Seedble, società di consulenza manageriale e Velvet Media, azienda veneta di marketing che conta 150 dipendenti. La scelta coraggiosa di Fater, che spera di innescare un circolo virtuoso coinvolgendo altre realtà, introduce un’evoluzione del concetto di lavoro basato sulla fiducia e la collaborazione. Si lavora senza guardare l’orologio e si mette nel cassetto anche il calendario. Si può andare in vacanza quando per quanto tempo si vuole, a seconda delle esigenze del singolo lavoratore.
«Siamo convinti che fiducia e autonomia, e non certo i vecchi comando e controllo adottati nel secolo scorso, siano i pilastri su cui basare il rapporto con i dipendenti» spiega Giulio Natali, Chief People & Culture Officer di Fater. La scelta di dare ferie illimitate, già operativa per i dirigenti e i quadri, ora estesa anche a tutti gli impiegati e agli operai non nasce dal nulla ma da un percorso iniziato nel 2020 con la strategia “People First” incentrata sulla felicità dei lavoratori e basata sul lavoro ibrido 5 giorni su 5 senza limitazioni. Già nel 2013 Fater aveva abolito la timbratura del cartellino nella sede principale di Pescara e nei quattro stabilimenti produttivi (a Pescara, Campochiaro in provincia di Campobasso) ma anche a Porto e Gebze (Turchia). «Il concetto di ferie illimitate è coerente alla nostra filosofia aziendale di valutare le persone per il risultato, direi per l’apporto all’azienda, e non per la quantità di tempo, ma è anche un modo per responsabilizzare i lavoratori e favorire il gioco di squadra. Nessuno ne ha abusato, c’è stato chi ha preso qualche giorno di ferie in più e qualcuno che ne ha usati meno dell’anno precedente. Penso che il valore aggiunto sia la sensazione di libertà che questa misura offre, oltre all’estrema fiducia che il dipendente sente di avere» aggiunge Natali. Gli effetti concreti di questo impegno a 360 gradi sul benessere dei lavoratori si traduce in un turn over assai basso e sulla capacità di attrarre talenti. «Gli ultimi assunti arrivano da Milano e Parma, per un’azienda come la nostra che ha sede a Pescara, in un’area diciamo “periferica” è un grande successo. Così come ci riempie di orgoglio quando altre aziende, com’è accaduto di recente, ci contattano per sapere come abbiamo introdotto il sistema delle ferie illimitate o latre misure di welfare innovativo» conclude il direttore delle risorse umane.
L’accordo integrativo che contiene le ferie libere varrà fino al 2028, riguarda gli oltre 1400 dipendenti dell’azienda, ed è stato approvato a larghissima maggioranza dai lavoratori (con il 95% dei voti). Prevede nuove misure a sostegno della genitorialità (integrazione al 100% della retribuzione durante il congedo facoltativo e quattordicesima garantita durante la maternità, congedo di paternità di 90 giorni) e del potere d’acquisto dei dipendenti.
Assai più diffusa in Italia la “donazione” delle ferie eccedenti a chi ne ha bisogno per gravi motivi familiari. È stata introdotta nel 2015 dal Jobs Act: si tratta di uno strumento di solidarietà tra pari. Se un lavoratore termina le proprie ferie, e ne ha ancora bisogno per stare vicino a un parente malato , i colleghi, fatte salve le quattro settimane di ferie stabilite dalla legge e dunque da godere, possono donare su base gratuita le giornate e le ore eccedenti. La Fondazione Mondino di Pavia, uno dei più importanti istituti neurologici italiani, ha fatto un passo avanti siglando un accordo sindacale che estende questa possibilità anche a chi sta affrontando una malattia in prima persona.
La norma italiana è stata scritta sul modello di quella francese dove nel 2014 ci fu un caso che scosse l’opinione pubblica: un bimbo di 11 anni, affetto da una grave malattia, aveva bisogno della vicinanza del padre, che aveva però terminato le ferie e i permessi per assisterlo. I colleghi, con un accordo aziendale, gli donarono 170 giorni di ferie.
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